Automotive e consumi

Prezzi, potere d’acquisto e dazi frenano l’auto: metà degli italiani rinvia l’acquisto

Secondo il Global Automotive Study 2025 di Simon-Kucher il timore per una minore capacità di spesa è nettamente più alto che in Germania, Francia, Spagna. Cresce l’interesse per i brand cinesi

di Alberto Annicchiarico

(AdobeStock)

3' di lettura

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In Italia più della metà dei consumatori ha deciso di rinviare l’acquisto di un’auto nuova. A scoraggiarli sono soprattutto i prezzi troppo alti e il timore che possano aumentare ancora per l’effetto dazi. È uno degli aspetti principali emersi dal Global Automotive Study 2025 di Simon-Kucher & Partners - società tedesca di consulenza strategica globale, leader mondiale nella consulenza sul pricing - che ha intervistato oltre 6.700 persone in 20 Paesi per analizzare fiducia e comportamenti di spesa nel settore auto.

Il dato italiano si inserisce in un trend globale: il 54% degli automobilisti nel mondo ha dichiarato l’intenzione di tenere la propria auto più a lungo. In Italia la percentuale è quasi identica (52%), ma il contesto è più fragile. Il 52% degli intervistati italiani teme un ulteriore calo del potere d’acquisto, dato secondo solo a quello della Turchia (59%) e ben più alto rispetto alle principali economie continentali: Spagna (35%), Germania (46%) e Francia (48%). Una percezione che, inevitabilmente, si riflette sulle decisioni di spesa.

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Del resto, i numeri parlano chiaro: in Europa, i prezzi delle auto nuove sono aumentati in media del 34-36% rispetto al periodo pre-Covid, con gli incrementi maggiori concentrati tra il 2020 e il 2022. Non sorprende, quindi, che molti consumatori preferiscano rimandare un acquisto impegnativo come quello dell’automobile.

L’Europa è più sensibile al prezzo

Secondo lo studio di Simon-Kucher, il prezzo resta il primo criterio nella scelta del veicolo, ancora più della fiducia nel marchio o della reputazione in termini di affidabilità. In Europa, la sensibilità al prezzo è fino al 15% più alta rispetto a quella registrata in alcuni Paesi asiatici, dove la situazione economica è percepita come più stabile e l’accesso al credito è spesso più semplice. In sostanza, l’intenzione di acquistare c’è, ma solo se l’offerta viene percepita come davvero vantaggiosa. Altrimenti, si rimanda.

A complicare il quadro ci sono poi le incertezze legate ai dazi. Il 73% degli intervistati teme che le nuove misure protezionistiche - come quelle previste in Europa per le auto cinesi - possano tradursi in un ulteriore aumento dei prezzi, non solo per i modelli d’importazione ma anche per quelli prodotti localmente, a causa dell’effetto a catena su forniture e componentistica. Le preoccupazioni sono più diffuse nei mercati ad alta dipendenza dall’import, ma anche in Italia si fanno sentire.

L’interesse per i brand cinesi

Eppure, nonostante tutto, la curiosità per nuovi modelli e tecnologie resta alta. Il 56% degli italiani si dice interessato a valutare nuove soluzioni, anche al di fuori dei marchi tradizionali. Cresce l’interesse per i brand cinesi: a livello globale, il 43% degli intervistati (+4% rispetto a un anno fa) è disposto a considerarli, soprattutto tra i più giovani e tra chi ha già sperimentato l’elettrico. Resta però una certa diffidenza (il 17% è indeciso, il restante 40% è contrario), legata in particolare alla qualità percepita, alla sicurezza e alla rete post-vendita.

L’indecisione sull’elettrico

Il capitolo veicoli elettrici, intanto, mostra segnali contrastanti. Se è vero che il 96% di chi già possiede un veicolo elettrico (Ev) sarebbe disposto a comprarne un altro, è anche vero che nei segmenti ancora da conquistare la crescita procede a rilento. La disponibilità ad acquistarne uno è in crescita di 2 punti percentuali sul 2024 a livello globale (66%) ma la forbice tra i baby boomer e la Gen Z resta davvero ampia: in Europa 10 punti. In ogni caso, i costi iniziali, la disponibilità di colonnine di ricarica e i dubbi sull’autonomia restano barriere significative.

Tesla, nonostante il crollo del vendite, continua a essere un punto di riferimento per molti: è inclusa nella short list del 69% di chi valuta un’elettrica. Ma un buon 31% la esclude, per ragioni legate all’immagine e alle scelte del suo management.

Infine, l’esperienza d’acquisto gioca un ruolo sempre più centrale. I clienti vogliono informarsi online, ma concludere la trattativa di persona, cercando trasparenza, dialogo e flessibilità. Le formule alternative — leasing, noleggio a lungo termine, abbonamenti — attirano interesse, soprattutto se accompagnate da chiarezza nei costi e libertà di uscita.

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