Transizione difficile

Porsche, brusca frenata nei primi nove mesi. Via al taglio dei costi

Calo del 26,7% dell’utile operativo di gruppo a 4,04 miliardi di euro e ricavi in discesa del 5,2% a 28,56 miliardi

di Alberto Annicchiarico

Il modello Mission X di Porsche al IAA Mobility di Monaco nel 2023. REUTERS/Leonhard Simon/File Photo

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Resta difficile la transizione verso l’auto elettrica per Porsche. Lo confermano i risultati dei primi nove mesi dell’anno, con un calo del 26,7% dell’utile operativo di gruppo a 4,04 miliardi di euro e margine in diminuzione di oltre 4 punti al 14,1%. Vendite in calo da 250mila unità a 221mila con il suv Cayenne numero uno tra i modelli della casa (+21% a 77.686) e l’elettrica Taycan che cala del 50% (a 14mila unità, è la Porsche meno venduta). I ricavi sono scesi del 5,2% a 28,56 miliardi, l’utile netto è crollato del 29,95% a 2,76.

Inoltre, l’utile operativo del terzo trimestre è sceso del 41% a 974 milioni di euro, al di sotto degli 1,08 miliardi stimati da Lseg, mentre le vendite del periodo sono scese a 9,1 miliardi, con un margine operativo del 10,7%

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Così il costruttore di auto sportive e di lusso del Gruppo Volkswagen ha avvisato, dopo avere comunicato i risultati finanziari, che potrebbe dare inizio a una fase di taglio dei costi (già avviata nella casa madre) proprio perché la flessione della domanda di auto a batteria (7,3% la quota sulle vendite, in calo di oltre 4 punti) e la persistente debolezza del brand sul mercato cinese esigono in cambio di passo.

«Stiamo rivedendo la nostra linea di prodotti e il nostro ecosistema, così come i nostri bilanci e la nostra posizione di costo. Il tutto con l’obiettivo di aumentare ulteriormente la nostra flessibilità e resilienza», ha dichiarato il direttore finanziario Lutz Meschke.

Porsche Taycan: migliorata sotto ogni aspetto

In Cina, mercato di primaria importanza per Porsche (ma si è passati dal 24% al 18% sul totale delle consegne fra Q3 2023 e Q3 2024), il gruppo guidato dal ceo Oliver Blume (che è ceo anche del Gruppo Vw) sta affrontando quello che Meschke ha definito un «cambiamento strutturale della domanda». Un riferimento alla debolezza che ha colpito tutte le case automobilistiche straniere (tedesche, giapponesi e coreane) sul più grande mercato automobilistico del mondo. Messe a dura prova dal rallentamento dell’economia causato dalla crisi del settore immobiliare, ma soprattutto dalla concorrenza dei costruttori locali, i cui prodotti attraggono maggiormente i consumatori.

Il titolo Porsche ha perso il 12% nel corso dell’anno e il prezzo di 70 euro è ampiamente sotto gli 82 del debutto in Borsa (29 settembre 2022). La capitalizzazione dopo avere superato i 100 miliardi nella prima parte del 2023, si attesta a 63 miliardi.

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