Piazza Affari, utili col freno a mano tirato: la ripresa solo nel 2026
Milano come l’Europa: dazi, mini-dollaro e crescita a rilento (oltre all’effetto Stellantis) frenano la redditività aziendale. Intermonte prevede un calo dell’1,9% nel 2025, ma anche un pronto riscatto (+10,8%) nei prossimi dodici mesi.
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Un anno vissuto nella penombra per i profitti delle aziende europee e italiane, che rimangono lontano dai riflettori puntati tutti ormai da tempo sulle star di Wall street e in particolare sul settore tecnologico, ma sono anche pronte a prendersi la rivincita nei dodici mesi che ci attendono. La conferma arriverà con tutta probabilità dalla stagione delle trimestrali, pronta a entrare nel vivo la prossima settimana anche su questa sponda dell’Atlantico e nel nostro Paese. I dati sul quarto trimestre concluderanno un 2025 nel corso del quale le società che compongono l’indice Stoxx 600 paneuropeo hanno limato il monte utili dell’1% rispetto all’esercizio precedente a 741,8 miliardi di euro, secondo previsioni più aggiornate raccolte fra gli analisti da Lseg I/B/E/S.
Le difficoltà del 2025
L’incertezza sui dazi, il vento contrario del mini-dollaro e soprattutto un motore della crescita che ha battuto in testa lungo tutto l’anno sono di sicuro i fattori principali che hanno condizionato la redditività per le imprese europee, segnando ancora una volta la differenza rispetto agli Stati Uniti. Alcuni di questi elementi frenanti potrebbero tuttavia dissolversi almeno in parte nel 2026, grazie soprattutto ai piani fiscali espansivi previsti in Paesi chiave come la Germania e ai forti investimenti necessari per il settore della difesa e per creare le infrastrutture necessarie ai data center. Tutto questo sarebbe in grado, sempre in base alle indicazioni di Lseg I/B/E/S, di propiziare una progressiva accelerazione della dinamica degli utili aziendali europei, che potrebbe culminare con un progresso su base annua del 13,2% nel quarto trimestre.
Il quadro italiano
L’Italia non fa certo eccezione al panorama continentale e le proiezioni sull’intero 2025 elaborate per Il Sole 24 Ore da Intermonte indicano un valore aggregato per i profitti societari delle principali quotate del nostro Paese (circa 120, per una capitalizzazione complessiva pari al 90% dell’intero listino) pari a 73,8 miliardi. A conti fatti si tratta di un calo dell’1,9% rispetto all’anno precedente, che è tuttavia in gran parte dovuto all’emorragia di utili sofferta da Stellantis: se le previsioni saranno confermate, la casa automobilistica dovrebbe andare incontro a una riduzione a 1,9 miliardi rispetto ai 7,4 miliardi del 2024 e agli oltre 20 miliardi dei due anni d’oro precedenti. Senza questo effetto il bilancio annuale delle quotate sul listino milanese sarebbe addirittura positivo per quasi il 6% grazie soprattutto alla spinta di quel settore finanziario che dovrebbe vedere gli utili crescere complessivamente dell’11% a quasi 30 miliardi.
Le prospettive future
Le indicazioni più interessanti arrivano però dall’anno in corso, durante il quale ci si attende un’inversione di tendenza anche in Italia come nel resto d’Europa. Sempre Intermonte proietta infatti il monte utili 2026 di Piazza Affari a 81,6 miliardi, che corrisponde a un incremento del 10,6% rispetto all’anno appena concluso: «Una ripresa ciclica che deriva soprattutto da una normalizzazione dei profitti in alcuni settori che sono stati penalizzati negli ultimi due anni» sottolinea Alberto Villa, responsabile dell’ufficio studi della Sim milanese, con particolare riferimento alle società industriali e a quelle orientate ai consumi. Il movimento sarà guidato per molti aspetti dalla Germania, il cui risveglio è «in grado di trascinare una serie di filiere che coinvolge società italiane e di ovviare a un contesto geopolitico che conserva molti elementi di incertezza».
Il già citato tema valutario, con un cambio euro-dollaro che preoccupa di nuovo dopo la fiammata di questi giorni e che Intermonte si aspetta per la verità di vedere stabilizzato in area 1,15-1,17, rappresenta insieme al possibile rincaro delle materie prime energetiche (che però favorirebbe anche i numerosi titoli del settore presenti a Piazza Affari) la principale incognita. Non dovrebbe infine mancare ancora una volta all’appello il contribuito del mondo delle banche, che vedranno verosimilmente una stabilizzazione degli utili dopo l’avanzata vertiginosa e a doppia cifra degli anni recenti e concentreranno l’attenzione sui numerosi piani industriali attesi al rinnovo fin dai prossimi giorni: da Intesa Sanpaolo a Fineco, passando per Bper e Monte dei Paschi.



