Pharmanutra, l’obiettivo è entrare nel mercato Usa Focus sulle acquisizioni
Essenziali gli investimenti in ricerca e sviluppo: nel 2022 previsti al 4% dei ricavi. Il rischio del calo della domanda in scia alla frenata economica
di Vittorio Carlini
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I punti chiave
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Proseguire con gli investimenti in ricerca e sviluppo. Poi: puntare a sbarcare nel mercato statunitense. Ancora: sfruttare la leva dell’M&A per accelerare l’espansione dell’azienda. Sono tra i focus di Pharmanutra a sostegno del business. Si tratta di priorità che, per meglio essere comprese, richiedono di ricordare l’oggetto sociale del gruppo.
La società, di cui la Lettera al rispamiatore ha sentito i vertici, sviluppa, produce e commercializza componenti nutrizionali e dispositivi medici. Tra questi i più rilevanti sono: quelli a base di ferro sucrosomiale (prodotti della linea Sideral che, a fine 2021, valgono circa l’80% dei volumi di vendita); le soluzioni per il ripristino delle capacità articolari e di movimento nelle affezioni osteoarticolari (prodotti Cetilar che hanno generato il 10% dei ricavi); i multinutrienti (Apportal) che pesano per il 6% delle vendite.
L’innovazione
Ebbene tra le priorità, per l’appunto, ci sono gli sforzi sul fronte dell’innovazione. Pharmanutra, in media l’anno, investe in R&D il 3-5% del fatturato. Nel 2022 la percentuale dovrebbe assestarsi a circa il 4%. In particolare gli esborsi sono indirizzati verso quattro aree. La prima è lo sviluppo di nuovi ingredienti (come nel caso del ferro sucrosomiale). La seconda è la realizzazione di nuove soluzioni finite o di nuove linee/famiglie di prodotti. Qui può ricordarsi che nel 2022 è previsto il lancio della forma orale del Cetilar (oltre che di un altro prodotto su cui viene mantenuto il riserbo). Infine: da una parte, c’è il settore della ricerca pre-clinica (nel quale, ad esempio, è testata la tollerabilità della soluzione); dall’altra, quello dell’analisi clinica (il prodotto finito è valutato, tra le altre cose, nella sua efficacia). Ciò detto il fronte della ricerca subirà un’ulteriore spinta dal 2023 in poi. Il prossimo anno, all’interno della realizzazione della nuova sede centrale, sarà avviato un laboratorio nell’ambito nutrizionale che consentirà anche, e soprattutto, di velocizzare l’R&D di nuovi ingredienti e prodotti. Quei prodotti dove, peraltro, la società è impeganta ad estendere la tecnologia sucrosoniale ad altri nutrienti. Un esempio? La Vitamina D 3. Qui Pharmanutra sta realizzando i primi studi pre-clinici.
Estero e sogno americano
Ma non è solo l’innovazione. Altro focus riguarda l’internazionalizzazione. In generale Pharmanutra vuole articolare maggiormente il business all’estero. Una presenza, va ricordato, che si concretizza attraverso accordi in esclusiva con distributori locali. Alla fine del 2021 il giro d’affari oltreconfine rappresenta il 30% del totale. L’obiettivo, senza considerare un’eventuale mossa negli Usa, è portare nel medio periodo questa percentuale fino al 45%. Ciò detto rimangono essenziali le aree dell’Europa (53,5% dei ricavi esteri al 31/12/2021) e del Medio Oriente (34,4%). Una maggiore accelerazione delle vendite, tuttavia, dovrebbe aversi in America Latina (dal Brasile all’Argentina fino al Messico) e nel Far East (dalla Corea del Sud al Vietnam fino alle Filippine). Non solo. La società, oltre ai Paesi dove già è presente, punta ad ampliare la sua articolazione estera. Così, ad oggi, sono in discussione circa altri 10 accordi di distribuzione in Stati quali, ad esempio, Australia, Danimarca ed Indonesia. Si tratta di un’espansione, sempre al netto di un’iniziativa negli Usa, che nel medio periodo potrebbe implicare la seguente divisione geografica del fatturato: il peso di Europa e medio Oriente rispettivamente intorno al 50 e 30%; appannaggio di America Latina e Far East dovrebbe invece, complessivamente, essere il 15-20% del fatturato. Sennonché, per l’appunto, Pharmanutra ha l’obiettivo di sbarcare negli Stati Uniti (dove ha solo una presenza molto marginale). La strategia, a differenza che negli altri Paesi, non è quella di fare un accordo di distribuzione (questo, eventualmente, sarebbe semplicemente un primo passaggio). Bensì di realizzare una partnership - sono al vaglio vari dossier - con una realtà locale per potere sviluppare direttamente l’espansione in quel mercato. Una crescita che riguarderebbe tutti i prodotti, in particolare le famiglie di quelli principali: Sideral, Cetilar e Apportal.
Rischio concentrazione
Già, le principali soluzioni. Il risparmiatore sottolinea che il giro d’affari del gruppo è legato ad un numero limitato di importanti prodotti. Con il che sussiste il rischio della concentrazione dei ricavi. La società, sul punto in questione, invita ad un’analisi più approfondita. In primis, viene spiegato, i suoi prodotti -grazie all’innovazione tecnologica- hanno una elevata unicità e una forte proprietà intellettuale. Il che li rende difficilmente replicabili. Inoltre, dice sempre l’azienda, seppure le famiglie degli stessi prodotti non siano numerose, le singole soluzioni, invece, sono circa 30. Quindi gli utenti (anche potenziali) sono ben diversificati. Infine Pharmanutra sottolinea che la volontà è proprio di focalizzare gli sforzi -dalla ricerca e sviluppo fino al marketing- in modo da rendere più efficiente ed efficacie la strategia di crescita. Ciò detto, tuttavia, può sottolinearsi che che l’incremento della concorrenza nel settore rischia di frenare la crescita aziendale. Pharmanutra non condivide l’obiezione. Il gruppo, rammentando che la concorrenza è positiva in quanto stimola l’innovazione, rimarca che questa è già ampiamente presente. Il che, grazie per l’appunto al contenuto tecnologico e alla forte proprietà intellettuale, non ha comunque limitato l’espansione. Nel primo trimestre del 2022, conclude Pharmanutra, i ricavi sono saliti del 32,3% e l’Ebitda è aumentato a 5,3 milioni. Mentre l’utile netto è arrivato a 3,5 milioni (erano 2,5 alla fine dello stesso periodo del 2021).



