Petrolio, ecco perché i tagli di Mosca non spaventano il mercato
Varsavia è già in grado di fare a meno del greggio russo e si trova in una situazione simile a quella che condusse alla rottura con Gazprom: lo stop alle forniture le fa comodo, perché le risparmia violazioni ai contratti
di Sissi Bellomo
3' di lettura
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Era successo con il gas, ora succede con il petrolio. A pochi mesi dalla rottura con Gazprom la Polonia torna a denunciare un taglio delle forniture dalla Russia, stavolta in relazione al greggio che scorre nell’oleodotto Druzhba, esonerato dall’embargo Ue. Ma anche oggi il dubbio è che Varsavia non sia vittima di un doloroso ricatto energetico: la chiusura dei rubinetti in realtà non le arreca danni e addirittura può giocare a suo vantaggio, consentendole di liberarsi di obblighi contrattuali che ancora la legano a Mosca senza rischiare contenziosi legali.
La notizia dello stop alle forniture di greggio russo alla Polonia, arrivata nel fine settimana, non ha smosso i mercati: le quotazioni del Brent (influenzate anche dall’attesa di nuovi rialzi di interesse negli Usa) hanno anzi perso circa l’1% lunedì 27, scendendo sotto 83 dollari al barile. E anche questa reazione segnala come la vicenda non sollevi un forte allarme tra gli operatori, benché si siano sprecati i commenti a proposito di Mosca che starebbe di nuovo imbracciando l’arma dell’energia.
L’interruzione delle consegne alle raffinerie polacche è avvenuta poco dopo la visita a Kiev e a Varsavia del presidente Usa Joe Biden e mentre la Polonia recapitava il primo carro armato Leopard all’Ucraina. Inoltre la Commissione Ue ha appena varato un decimo pacchetto di sanzioni contro la Russia. Ma se le coincidenze spingono a ipotizzare ritorsioni, l’arma del petrolio sembra davvero spuntata. Soprattutto se rivolta contro la Polonia.
I diretti interessati fanno sfoggio di sicurezza: «La Russia ha fermato le forniture alla Polonia, ma eravamo preparati – ha affermato via Twitter il ceo del gruppo statale PKN Orlen, Daniel Obajtek – Appena il 10% del greggio veniva dalla Russia e lo rimpiazzeremo».
La situazione ricorda quella che nell’aprile 2022 fa condusse alla fine dei rapporti con Gazprom: Varsavia – che con rigassificatori e nuove pipeline si era già attrezzata per fare a meno del gas russo – rifiutò il meccanismo di conversione dei pagamenti in rubli e Mosca chiuse i rubinetti, ma le fece un favore, perché le risparmiò violazioni ai contratti.



