Settore ittico

Pesca, fondi Ue a -67% ma arriva la riduzione delle giornate di fermo

Le organizzazioni chiedono che venga estesa anche al loro settore l’attenzione riservata all’agricoltura in occasione dell’intesa sul Mercosur

di Alessio Romeo

Mercosur, von der Leyen "Giornata storica, segnale forte dall'Ue"

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Mentre l’agricoltura fa i conti con i vantaggi della rimodulazione dei fondi del bilancio Ue post 2027 offerta dalla Commissione nel tentativo di placare le proteste contro la chiusura dell’accordo con i Paesi del Mercosur, il settore della pesca chiede di non essere “dimenticato”.

Incassato lo stop alla riduzione delle giornate di pesca per il 2026, il drastico taglio di oltre il 60% dei finanziamenti europei previsto dalle proposte sul futuro quadro finanziario pluriennale dell’Unione 2028-34 aveva portato a manifestare il 18 dicembre nelle piazze di Bruxelles, a fianco degli agricoltori, anche i rappresentanti dei pescatori.

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Adesso, in una lettera inviata nei giorni scorsi alla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, le organizzazioni chiedono che l’attenzione riservata in questi giorni all’agricoltura venga estesa anche ai comparti della pesca e dell’acquacoltura, «in una fase storica in cui al settore sono richiesti sforzi straordinari per sostenere la transizione ecologica, garantire la sicurezza alimentare europea e contribuire alla tutela delle risorse biologiche – scrivono Agci Pesca e Acquacoltura, Confcooperative Fedagripesca e Legacoop Agroalimentare – nel rispetto di un equilibrio pienamente sostenibile sotto il profilo ambientale, sociale ed economico, assicurando al settore l’accesso a strumenti finanziari straordinari per affrontare le stesse crisi globali e le perturbazioni di mercato che colpiscono l’intera filiera agroalimentare ».

Il rafforzamento delle risorse destinate alla Politica agricola comune per il periodo 2028-2034, sottolinea il presidente di Legacoop Agroalimentare, Cristian Maretti, «se confermato, rappresenta un cambio di passo importante rispetto alle ipotesi iniziali e risponde alle preoccupazioni espresse in questi mesi dal mondo agricolo e cooperativo europeo. Resta tuttavia indispensabile recuperare anche sul fronte della pesca e dell’acquacoltura, comparti per i quali il quadro finanziario continua a presentare criticità rilevanti, con il rischio di compromettere la tenuta economica e sociale di filiere strategiche e di molti territori».

Per il periodo 2028-2034, ricorda Confcooperative Fedagripesca, i fondi per la pesca professionale scendono da circa 6,1 miliardi a poco più di 2 miliardi, con un taglio del 67 per cento: «Una scelta incomprensibile per un comparto che garantisce circa 350mila occupati diretti e 37 miliardi di fatturato annuo, già colpito negli ultimi anni da calo produttivo, aumento dei costi e impatti climatici. Senza risorse dedicate a investimenti e innovazione, cresce il rischio di perdere competitività e di aumentare ulteriormente la dipendenza dalle importazioni, che in Italia coprono già circa tre quarti dei consumi. La confluenza delle misure in un fondo unico rischia inoltre di diluire gli strumenti specifici per pesca e acquacoltura, compromettendo competitività, innovazione e resilienza delle imprese. Chiediamo con urgenza alle istituzioni comunitarie di rivedere questa proposta, ripristinando risorse dedicate e adeguate, per garantire un futuro sostenibile e competitivo al settore».

Per Coldiretti Pesca i tagli sono «il frutto di un estremismo ambientalista scollegato dalla realtà il cui unico effetto è stato quello di aumentare la dipendenza dal pesce estero e di far smantellare un peschereccio su tre. Tagliare ora le risorse è uno schiaffo ai sacrifici delle marinerie per sostenibilità e stock ittici, vanificati del tutto. Un colpo mortale a una filiera importante del made in Italy agroalimentare che conta in Italia circa 12mila imbarcazioni per un giro d’affari complessivo di poco meno di 750 milioni di euro». Secondo l’annuario del Crea le importazioni hanno superato in valore i 7,5 miliardi, a fronte di esportazioni per poco più di un miliardo.

Intanto però nell’ultimo Consiglio Ue di dicembre il settore ha incassato lo stop al famigerato fermo pesca anche per il 2026, evitando grazie al lavoro della delegazione italiana, sostenuta da Francia e Spagna, e al pragmatismo della (ex) presidenza danese, un drastico ridimensionamento anche dell’attività di pesca nel Mediterraneo occidentale nel corso dell’anno. La proposta iniziale della Commissione europea, che prevedeva una riduzione fino al 64% delle giornate di pesca, è stata profondamente rivista: il taglio è stato ridotto al 39% ed è stato accompagnato da un pacchetto di misure di compensazione che consente, di fatto, di neutralizzare la riduzione dello sforzo di pesca e garantire le uscite in mare alle imbarcazioni. Particolarmente rilevante è stato, poi, il riconoscimento dell’arresto definitivo con il bando delle demolizioni messo in campo dall’Italia accanto al fermo biologico (arresto temporaneo) come misura strutturale di riduzione dello sforzo di pesca. Un passaggio politico significativo, che valorizza gli sforzi già compiuti dal settore e dalle imprese italiane negli ultimi anni.

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