Coldiretti: anche in Italia allevamenti al largo per l’ingrasso dei tonni
La proposta a Bruxelles: non si tratta di una replica delle farm già esistenti nel Mediterraneo, ma l’allevamento dei tonni avverrebbe in modo diverso, per ottenere un prodotto più magro e più adatto al mercato europeo
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I pescatori italiani ogni anno possono catturare 5.283 tonnellate di tonno. È la quota attualmente riservata al nostro Paese dall’Iccat (la Commissione internazionale per la conservazione dei tonnidi dell’Atlantico). La maggior parte delle catture (soprattutto quelle a circuizione, fatte attarverso grandi reti che lasciano i pesci in acqua) vengono destinate a grosse reti fisse collocate soprattutto nelle acque maltesi (ma anche spagnole).
Qui i tonni vengono fatti ingrassare e poi destinati al mercato internazionale. Al Giappone in partiticolare, anche se non si tratta di un mercato redditizio come un tempo: in Oriente infatti piace una carne particolarmente grassa, mentre sulle nostre tavole è più apprezzato il cosiddetto “tonno di corsa”, come quello pescato all’amo o nelle uniche due tonnare fosse rimaste in attività, in Sardegna.
Il progetto presentato da Coldiretti Pesca al vertice europeo del settore organizzato a Cetara, è quello di creare anche in Italia delle farm (“fattorie”) per l’allevamento del tonno rosso, «con l’obiettivo di garantire ai consumatori un prodotto sempre più tracciato, trasparente e sostenibile, ma anche dalle caratteristiche organolettiche nuove, con le potenzialità per aprire nuovi mercati».
L’iniziativa oggi 15 settembre sarà illustrata dal presidente Ettore Prandini e dalla responsabile nazionale di Coldiretti Pesca Daniela Borriello al Commissario Ue alla Pesca Costas Kadis nel corso di un incontro a Bruxelles.
Oggi la maggior parte del tonno pescato nel Mediterraneo dalla flotta italiana viene destinato a Malta, dove viene ingrassato per essere successivamente lavorato. Una fase della filiera - è il ragionamento Coldiretti - che potrebbe essere riportata in Italia, creando le condizioni perché le imprese ittiche nazionali possano effettuare i necessari investimenti.









