Pesca

Il tonno di Carloforte risorsa per il turismo gastronomico locale

Mercato giapponese molto meno redditizio di un tempo: molto del pescato finisce invece nei ristoranti dell’Isola di San Pietro (Sardegna del Sud) dove il Girotonno ha sviluppato un circolo virtuoso per l’economia

di Emiliano Sgambato

Un fase della mattanza dei tonni

6' di lettura

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A Carloforte, sull’Isola di San Pietro, c’è una delle due tonnare ancora in attività in Italia. L’altra è a Portoscuso, sulla costa del Sulcis. A separarle ci sono solo pochi chilometri di mare, attraversati dai tonni che arrivano nelle acque cristalline della Sardegna per la riproduzione. Le loro corse frenetiche, fin dal tempo dei Fenici, si imbattono in un sistema di reti-trappola che finisce nella camera della morte.

La pesca del tonno in Italia

Oggi le mattanze sono meno cruente, con i tonni che non vengono arpionati in una pozza di sangue, ma agganciati ad uno ad uno con gli ami e issati con degli argani in barconi pieni di ghiaccio. Al posto dei ferri uncinati ad attenderli c’è l’ikejime, una tecnica giapponese che, attraverso la penetrazione meccanica nel sistema nervoso del pesce mira a placarne gli spasmi e provocare una morte meno cruenta, che al contempo mantiene integra la qualità delle carni (non solo esteticamente, ma anche impedendo il rilascio di sostanze che ne alterino il sapore e la consistenza).

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Quello delle tonnare è tra i metodi di pesca più sostenibili (anche secondo il Wwf) e controllabili, in grado di selezionare i tonni migliori, liberando gli esemplari più piccoli. Ma è anche più dispendioso in termini di tempo, fatica e impiego di risorse umane rispetto agli altri praticati nel Mediterraneo. È soprattutto per questo motivo (ma non solo, tra eccessivo sfruttamento ittico, inquinamento e cambiamento climatico, fino alle scelte politiche: la questione è complessa) che nel tempo le numerose tonnare del Mediterraneo (In Italia erano numerose in tutto il Sud della penisola) sono state dismesse e che ora a questo tipo di pesca in Italia è riservato l’8% delle quote stabilite dall’Iccat (la Commissione internazionale per la conservazione dei tonnidi dell’Atlantico).

Delle 5.283 tonnellate di tonno rosso catturabili in Italia il 70% è riservato alla circuizione – che utilizza reti di grandi dimensioni per catturare interi banchi di pesci vivi che poi in genere vengono destinati all’ingrasso e al mercato giapponese – il 13% ai palangari e il 6% alla piccola pesca.
La maggior parte del pescato a circuizione non uccide i tonni ma li lascia nelle reti per poi destinarli all’ingrasso (per ora in Italia non esistono impianti di questo tipo). Questi esemplari sono poi destinati soprattutto al mercato giapponese e vengono pagati ai prezzi più bassi, mentre quelli dei palangari sono destinati principalmente a pescherie, ristoranti o alla conservazione.

Una veduta della Tonnara di Carlorte

A Carloforte il «turismo del tonno»

Ma la tonnara di Carloforte resiste anche grazie allo speciale legame tra l’Isola di San Pietro e il suo tonno. Si è creato un circuito virtuoso che ha fatto del tonno anche una risorsa di attrazione turistica basata sulla leva gastronomica, e ha legato il tonno rosso di qualità al nome stesso di Carloforte.

«Quest’anno abbiamo ceduto alla circuizione circa la metà della quota a noi riservata – racconta Giuliano Greco, alla guida della Carloforte Tonnare, della stessa famiglia dal 1654 – e delle 125 tonnellate restanti, 60 sono state destinate alle nostre conserve in scatola, che è poi la nostra vocazione storica. Puntiamo molto sulla lavorazione sott’olio che facciamo da sempre qui in tonnara, perché ci permette di valorizzare il nostro marchio e perché è una produzione meno soggetta alle oscillazioni delle quotazioni a cui è sottoposto il fresco. Se nel 2023 la quota del tonno vivo si vendeva a 12 euro al kg, lo scorso anno il prezzo era 5 euro e quest’anno 7. Il problema è che se un anno non riusciamo a completare la quota assegnata non è che l’anno dopo posso compensare con più catture. Una lattina invece si conserva cinque anni». E nell’emporio della tonnara il prezzo di una scatola da 350 grammi parte da 29 euro.

Tonni appena pescati a Carloforte

«Le altre 50 tonnellate sono andate sul mercato del fresco e ai ristoranti con quotazioni di 12-14 euro al kg per il pesce intero. Di queste – continua Greco – circa venti tonnellate sono rimaste qui a Carloforte».
Un dato che dimostra concretamente come il tonno sia diventato un generatore di ricchezza che muove un considerevole indotto sull’isola.

«Negli anni Carloforte è diventato sempre più sinonimo di tonno. È in effetti un fattore storico, identitario e culturale – racconta il sindaco Stefano Rombi – ma anche il frutto di una lunga e coerente strategia di comunicazione e marketing territoriale. Tra l’altro è allo studio la candidatura di tutte le tonnare come Patrimonio immateriale Unesco, con Carloforte capofila. In questo percorso il Girotonno ha svolto senz’altro un ruolo cruciale».

Turisti all’Expovillage di Carloforte durante il Girotonno

Al centro di questo evento. organizzato con l’agenzia Feedback e giunto alla 21esima edizione, c’è una competizione internazionale tra chef chiamati a valorizzare il tonno carlofortino attraverso nuove ricette, poi votate da due giurie, una tecnica e una popolare. Oltre alle 1.400 porzioni servite alla giuria popolare (biglietto a 25 euro) quest’anno sono stati acquistati anche 5mila ticket per le degustazioni a base di specialità carlofortine offerte in banchina (da 13 o 20 euro). Nei giorni dell’evento sono sbarcate sull’isola circa 24mila persone, permettendo, come ogni anno, di anticipare l’inizio della stagione turistica al ponte del 2 giugno. Ma il Girotonno permette non solo di allungare la stagione, ma anche di far sì che il tonno divenga un motivo di attrazione anche nei periodi lontani dall’evento.

Le presenze ufficiali stagionali sono circa 33mila, «ma è un dato largamente sottostimato», sottolinea il sindaco, secondo cui il dato significativo va cercato nel posizionamento nella classifica delle presenze nella Sardegna sud occidentale, «dove Carloforte è da anni costantemente sul podio, e bisogna considerare che Sant’Antioco, che è al primo posto, è molto più grande e non ha bisogno di essere raggiunto in traghetto. Spalmare le presenze su un periodo più lungo dei classici luglio e agosto è fondamentale per un isola come la nostra che ha dei limiti fisici che occorre rispettare per salvaguardarne il patromonio naturale».

Il sindaco di Carloforte Stefano Rombi premia i vincitori del Girotonno 2025: gli chef spagnoli María Busta Rosales e Abel Criado Peliz

Per Rombi ci sono poi almeno altri due dati da sottolineare: «Se vent’anni fa le strutture ricettive a Carloforte si contavano sulle dita delle mani, ora siamo arrivati a 450. In un paese di 6mila abitanti, poi, si contano circa 25 ristoranti, e sto parlando di locali di qualità, con il Girotonno stesso che negli anni ha contribuito ad alzarne il livello, facendoci diventare una meta gastronomica. Se consideriamo anche i ristoranti-pizzeria, pub eccetera, il numero almeno raddoppia. In generale a Carloforte arriva una clientela altospendente, anche per la gastronomia. E negli ultimi anni c’è stato un netto aumento dei diportisti che occupano i nostri 800 posti barca. Anche i valori immobiliari sono cresciuti molto più della media del Sulcis».

Coldiretti: una filiera da valorizzare

Carloforte insomma è un esempio di come si possa valorizzare il patrimonio ittico italiano. Non a caso qui è stato presentato a maggio il marchio “Firmato dai Pescatori Italiani”, valido per tutti i tipi di pescato e promosso da Coldiretti Pesca. Dal 26 maggio è invece in vigore l’obbligo ministeriale di apporre un sigillo di garanzia su ogni esemplare di tonno rosso che arriva nei porti italiani.

«Da un lato oggi in realtà i tonni sembrano abbondare nelle nostre acque e anzi a nostro avviso stanno diventando a volte un problema per altre specie di cui sono predatori – dice Daniela Borriello, responsabile pesca di Coldiretti – Dall’altro il mercato giapponese non è più una redditizio come una volta. L’obiettivo deve essere quello di valorizzare la filiera. Si sta anche valutando dove poter far nascere le cosiddette farm (zone dove far ingrassare i tonni in acqua, nda). Su questi temi è in programma il 12 e 13 settembre a Cetara un evento internazionale dedicato al tonno rosso, incentrato sulla condivisione di strategie, criticità e proposte concrete volte a rafforzare il ruolo degli operatori italiani»

«I consumatori dovrebbero abituarsi a informarsi di più sulla provenienza del pescato. Spacciare per tonno da corsa di Carloforte o comunque tonno di qualità italiano con altri tipi di tonno purtroppo è una pratica diffusa nei ristoranti italiani – commenta Greco - ma basterebbe dare un’occhiata ai contrassegni che bisogna apporre per legge sul pescato per evitare truffe. Spero cresca questa consapevolezza come è negli ultimi anni cresciuta con la carne, ora si è disposti a pagare di più quella più pregiata, a seconda della provenienza e del tipo di allevamento. La cattura in tonnara ha bisogno di maggior manodopera, che rappresenta l’80% dei costi aziendali, questo andrebbe riconosciuto».

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