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Perché OpenAI ha deciso di chiudere Sora

Va in dismissione la piattaforma dei video generati con l’AI. E salta un accordo con Disney da un miliardo

di Biagio Simonetta

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Doveva essere uno dei progetti di punta. La dimostrazione muscolosa di quanto gli algoritmi costruiti fossero perfetti. E invece, a circa due anni dal suo lancio, OpenAI ha deciso di chiudere Sora. La piattaforma di generazione video da testo, presentata nel 2024, nella quale probabilmente vi sarete imbattuti sui social swippando qualche video incredibile, aveva attirato attenzione fin dal lancio per la capacità di produrre video realistici a partire da prompt testuali (cioè da un testo con alcune richieste scritte bene). E va detto anche che in pochi mesi era diventato uno dei prodotti più osservati nel settore, anche per le implicazioni sull’industria creativa.

OpenAI, però, ha deciso di dimettere l’applicazione. Una scelta pesante, dal punto di vista della visione e del business, ma sicuramente ben ponderata dall’azienda di Sam Altman.

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A quanto pare, le motivazioni dietro a questa scelta sono molteplici. A partire dal costo computazionale. Generare video con l’AI, infatti, richiede una quantità di risorse molto superiore rispetto a testo e immagini. E la società madre di ChatGPT avrebbe così scelto di riallocare capacità di calcolo verso prodotti con ritorni più immediati, in particolare servizi enterprise e infrastruttura.

L’altra grande incognita su Sora era quella dei ricavi. La piattaforma non aveva ancora trovato un equilibrio tra utilizzo e monetizzazione. In altre parole: le entrate non coprivano i costi operativi, in un contesto in cui le aziende del settore stanno aumentando gli investimenti per sostenere modelli sempre più complessi.

Ma pare che a monte di questa decisione ci sia anche un tema lega. Negli ultimi mesi, infatti, diverse testate come Guardian e New York Times avevano evidenziato le tensioni crescenti sul fronte copyright e uso dei dati. Un equilibrio fragile che caso del video è ancora più sottile: somiglianze visive, utilizzo di volti senza autorizzazione, contenuti creati dalla fantasia (dunque di qualsiasi genere). Questo ha contribuito a rendere più complessa una distribuzione su larga scala.

Va detto che OpenAI sta concentrando risorse su prodotti considerati centrali. E la generazione video, almeno nella forma di Sora (cioè molto indirizzati alla condivisione sui social network, e senza ritorni economici), esce da questo perimetro operativo.

Tuttavia, questa storia ha una ricaduta anche finanziaria. Perché OpenAI aveva trovato ormai un accordo da circa un miliardo di dollari, che adesso va in frantumi. L’azienda coinvolta era Disney. Fra le due società si era parlato di un accordo intorno al miliardo di dollari per l’utilizzo di proprietà intellettuali (tra cui personaggi Marvel, Pixar e Star Wars) nei contenuti generati con Sora. Accordo non ancora firmato, ma che adesso salta ancor prima di partire.

Per Disney, dunque, si apre una fase di valutazione. L’interesse per strumenti di generazione video resta, ma cambierà a questo punto il partner tecnologico o il tipo di soluzione. Per OpenAI, invece, la priorità diventa consolidare un’offerta più integrata e sostenibile.

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