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Brasile, rally al test elettorale
All’appuntamento col voto il Paese si presenta forte di un’economia in crescita e forti rialzi per azionario e valuta. E ora?
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I dazi voluti da Donald Trump hanno affondato Wall Street e le borse di mezzo mondo. Crolli così pesanti hanno riportato alcuni titoli ai tempi bui della pandemia, o al buco nero di Lemhan Brothers. E fra le società più colpite c’è il colosso americano per eccellenza: Apple. La regina di Wall Street, simbolo dell’oro tecnologico californiano, ha bruciato oltre 300 miliardi di market cap nelle ultime due sedute, evidenziando la fragilità di un modello di business molto legato a Paesi come la Cina.
Il colosso di Cupertino, del resto, è considerata dagli analisti molto “iPhone-centrica”, cioè legata visceralmente alle vendite dei suoi iPhone. Smartphone che, del resto, hanno fatto la fortuna di Apple nell’ultimo (quasi) ventennio.
Ma le tariffe sbandierate da Trump - a cui la Cina ha già risposto imponendo contro-dazi del 34% - impattano direttamente sul business di Apple e di altre società americane molto esposte, produttivamente, verso Paesi soggetti ai dazi.
Ed è per questo che adesso, un iPhone, negli Stati Uniti, rischia di diventare più caro anche di 500 dollari.
Gli extracosti ai quali saranno soggette le aziende, infatti, verranno ragionevolmente girati sulle tasche dei consumatori. E l’agenzia Reuters stima che un significativo aumento dei prezzi degli iPhone, con incrementi fino al 43%. Questo potrebbe portare il modello base dell’iPhone 16 da 799 a circa 1.142 dollari, mentre l’iPhone 16 Pro Max potrebbe salire da 1.599 a quasi 2.300 dollari.