Lettera al risparmiatore

Per Royal Caribbean più crociere di lusso e utilizzo dei big data

La compagnia, rispetto alla concorrenza, presidia di più l’alto di gamma. Tuttavia è meno diversificata in relazione a rotte e nazionalità dei passeggeri

di Vittorio Carlini

Royal Caribbean MS Explorer of the Seas

6' di lettura

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I protagonisti in Borsa negli ultimi 12 mesi? Per larga parte, nel bene e nel male, i soliti titoli tecnologici e – purtroppo – quelli della difesa e del settore militare.

La Borsa

A ben guardare, però, c’è anche un altro comparto che si è comportato positivamente: le crociere. In particolare, Royal Caribbean Cruises ha mantenuto una notevole velocità. Il gruppo statunitense nell’ultimo anno è salito -a detta di Seeking Alpha- del 78,8%. Il dato è rilevante perché, nel medesimo arco di tempo, il Nasdaq è cresciuto solamente del 23,6%. Si dirà: allargando il periodo monitorato la situazione cambia. La realtà non è così: la dinamica resta la medesima. Guardando all’ultimo biennio, Royal Caribbean ha aumentato il valore di oltre il 250% mentre l’indice dei titoli hi-tech deve accontentarsi di un incremento del 69%. Di più: dal 2021 ad oggi (quinquennio) l’azienda dei “viaggi per nave” è cresciuta sul listino del 394,6% a fronte dell’aumento del 102% del Nasdaq. Certo, singole realtà hi-tech, quali ad esempio la star dei chip Nvidia, in Borsa battono – e di molto – Royal Caribbean. Tuttavia la validità del discorso di fondo rimane: il gruppo è andato bene sul mercato.

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Il trend economico

Già, bene. Ma quali le motivazioni del suddetto andamento? Un market mover è stato il miglioramento del bilancio aziendale. La società –come tutto il comparto – ha subito il tracollo conseguente alla pandemia da Covid. Lo stop alle crociere ha affondato i numeri economico-finanziari. Secondo il terminale Bloomberg, nel 2020 e 2021 i ricavi rettificati sono caduti rispettivamente a 2,2 e 1,5 miliardi di dollari. Contestualmente l’ultima riga di conto economico è stata contraddistinta dalle perdite di 4 e 4,9 miliardi. Nel 2022 c’è stato, invece, l’inizio della rimonta. Il giro d’affari – in scia alla ripresa delle crociere – è salito a 8,8 miliardi mentre la redditività rettificata è rimasta in rosso (-1,9 miliardi). La situazione ha svoltato completamente nell’esercizio successivo (2023). In quell’anno Royal Caribbean ha postato un utile adjusted di 1,8 miliardi di dollari. Poi, nel 2024, il fatturato è arrivato a 16,48 miliardi e il profitto netto rettificato a 3,24 miliardi.

SEMESTRI A CONFRONTO

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Primo semestre 2025

Il trend, a ben vedere, è proseguito nel 2025. Nella prima metà dell’esercizio i ricavi sono stati di 8,54 miliardi di dollari (7,8 quelli di dodici mesi prima) e l’utile netto è salito a 1,9 miliardi contro 1,2 miliardi registrati nel primo semestre del 2024. In particolare, con riferimento al fatturato, una spinta è arrivata dagli incassi da biglietti che hanno rappresentato quasi due terzi del giro d’affari (69,6% del totale). La voce contabile è cresciuta del 9,4%, passando da 5,4 miliardi nel 2024 a 5,9 miliardi (2025).

Il balzo è il frutto di due fattori. Da un lato, c’è l’aumento di 274 milioni legato al cosiddetto yield. Cioè: il rendimento medio per passeggero e per giorno di crociera, che dipende sia dal livello dei prezzi sia dal tasso di occupazione delle cabine. Dall’altro, è rilevante la crescita (+4,4%) della capacità della flotta (più utenti trasportati), grazie all’ingresso nella medesima delle navi “Utopia of the Seas” e “Silver Ray”. Il restante 30,4% del fatturato, dal canto suo, è legato alle attività a bordo (più altri introiti). Queste ultime hanno raggiunto il valore di 2,6 miliardi, in aumento del 7,7% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Anche qui la dinamica è stata causata sia dalla maggiore capacità (+106 milioni) che dal miglior rendimento (+79 milioni). Un mix conseguente a più passeggeri e a prezzi maggiormente elevati.

PASSEGGERI PER AREA GEOGRAFICA

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In un simile contesto Royal Caribbean è stata comunque in grado di contenere le spese operative. Queste si sono assestate a quota 4,36 miliardi rispetto ai 4,2 miliardi di un anno prima. Di conseguenza la marginalità a livello di Ebit è aumentata. Nel primo semestre del 2024 era stata di circa il 23,6% mentre alla fine del giugno scorso l’indicatore è risultato del 26,6%. Chiaro che, in scia a simili numeri, il mercato – tra alti e bassi – ha premiato il titolo in Borsa. Anche perché il gruppo crocieristico a stelle e strisce – sempre con la pubblicazione dei numeri del secondo trimestre del 2025 – ha migliorato la guidance sull’intero esercizio. Ad aprile l’utile per azione adjusted era compreso tra 14,55 e 15,55 dollari. Ora l’Eps rettificato dovrebbe assestarsi nella forchetta tra 15,41 e 15,55 dollari.

RICAVI E AREE GEOGRAFICHE

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Le strategie

Fin qua alcune considerazioni tra dinamiche di Borsa e conto economico. Quali, invece, le mosse principali per sostenere il business? Una prima leva è certamente quella del maggiore posizionamento – rispetto ad esempio alla rivale Carnival Corporation – nel segmento premium e lusso. Royal Caribbean International (brand del gruppo) presidia il mainstream, ma la forza sta anche in Celebrity Cruises, marchio premium, e in Silversea, che è attiva nel lusso puro e nei viaggi avventurosi. La suddetta struttura porta yields più alti e margini superiori. La pipeline delle imbarcazioni, peraltro, conferma la strategia: la “Star of the Seas”, seconda Icon-class, o la nuova unità quale “Celebrity” puntano a trasformare la nave in destinazione in sé, con suite più grandi, attrazioni tematiche e servizi a prezzo premium. Il modello è meno diversificato rispetto alla stessa Carnival, che con Costa, Aida e P&O copre più mercati entry level. Royal Caribbean, invece, è più concentrata sull’alto di gamma. Ciò incrementa la capacità di pricing, ma da un lato espone di più la società al rischio di eventuale frenata della domanda; e, dall’altro, rende potenzialmente maggiormente difficile sfruttare il fatto che i crocieristi, spesso, dopo il primo viaggio ne vogliono sperimentare un altro più costoso.

Destinazioni private

Non si tratta, però, solo di navi e lusso. Il gruppo spinge – similmente ai concorrenti – sulle destinazioni private. CocoCay ha dimostrato di aumentare la spesa media, e il modello sarà replicato con i Royal Beach Club a Paradise Island (2025) e a Cozumel (2026). Controllare lo scalo significa massimizzare ricavi e differenziare l’offerta. Quell’offerta la quale, poi, è indirizzata anche grazie all’uso del digitale e dei big data. Qui, ad esempio, da una parte piattaforme online e App di bordo favoriscono vendite pre-partenza di pacchetti ristorazione, escursioni e servizi. Dall’altra, lo studio dei dati della clientela permette di comprendere meglio come si muove la domanda.

L’indebitamento

Tutto facile come prendere il sole in spiaggia, quindi? La realtà è più complessa. Un primo fronte da ricordare è quello della struttura finanziaria. Il gruppo, come tutte le aziende del comparto, dopo il Covid – quando l’indebitamento è giocoforza esploso – ha avviato un processo di riduzione della leva. Secondo il terminale Bloomberg, nel 2019 il debito totale era di 11,7 miliardi. Nel 2022 è balzato a 23,9 miliardi. Da lì, per l’appunto, l’azienda ha effettuato un rilevante pressing al fine di fare calare la posizione debitoria. In chiusura dell’ultimo trimestre il “total debt” ammontava a 19,5 miliardi di dollari (20,6 alla fine del 2024). Similmente il “net debt to Ebitda ratio” è via via sceso. Secondo ValueSense l’indicatore rolling sui 12 mesi al 30 giugno scorso è di 3 volte. Il valore da un lato è – a quanto indica l’azienda – inferiore ai covenant sull’indebitamento stesso; ma, dall’altro, rimane ancora alto. Di conseguenza, il risparmiatore fai-da-te ha l’obbligo di monitorare l’evoluzione della struttura finanziaria.

Non solo. Royal Caribbean non è molto diversificata rispetto alle rotte né alla provenienza della clientela. Riguardo al primo tema, nell’ultimo trimestre, il 62,2% dei ricavi è stato generato dagli itinerari di Nord America e Caraibi. Con riferimento, invece, al secondo – sempre nel secondo quarter del 2025 – gli incassi da passeggeri statunitensi sono stati valsi 76% del totale. Ebbene: una concentrazione così marcata significa margini elevati quando il mercato statunitense è in crescita, anche perché i clienti americani spendono di più e hanno maggiore propensione al premium. Ma al tempo stesso aumenta l’esposizione a rischi specifici: eventi climatici nel Golfo del Messico, tensioni geopolitiche o rallentamenti economici negli Usa possono avere un impatto diretto e sproporzionato sui risultati. Si tratta di situazioni che il risparmiatore fai-da-te farebbe bene a tenere sempre a mente.

SCADENZE ANNUALI DEL DEBITO

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Valutazioni

Ciò detto, quali i multipli della società in Borsa? Secondo Seeking Alpha il rapporto tra prezzo ed utile non GAAP forward è di 20,88 volte. Cioè: un valore non basso, se confrontato con il settore di riferimento. Il PEG, sempre non GAAP forward, è invece a quota 0,92. Vale a dire un dato inferiore a quello delle mediana del comparto di confronto. Al di là di ciò, secondo Seeking Alpha: «la valutazione di Royal Caribbean è tirata. Ad esempio, il rapporto prezzo/fatturato è pari a 5,65, superiore alla mediana di confronto (...). Anche il rapporto prezzo/valore contabile è sensibilmente alto a 10,76». Insomma: il risparmiatore fai-da-te dovrà come sempre muoversi con cautela.

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