Pacchi, surgelati, energia, passaporti e tlc: ecco come Poste punta a diventare un over the top dai mille tentacoli
Il management di Poste sta guardando modelli di business come quello della giapponese Rakuten, che dall’inizio del 2000 è diventata una delle dieci maggiori società al mondo operative su internet, insieme ad Amazon, InterActive ed Expedia
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I punti chiave
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Poste Italiane stava guardando da più di un anno alle possibilità di combinare il proprio business con quello di Tim. E già da mesi aveva provato a ragionare sulla possibilità di prendere il controllo della società delle tlc. Da parte del governo, però, ci sarebbe stata freddezza. Fino a quando all’orizzonte non si è profilato il rischio che a comprare il gruppo telefonico italiano fossero due soggetti esteri: l’operatore telefonico Iliad e il fondo statunitense Cvc. Probabilmente non è un caso il fatto che poco più di un anno fa era stato firmato il primo accordo commerciale con il gruppo guidato da Pietro Labriola.
Il primo accordo con Tim sulla gestione dei magazzini
Il contratto affida a Poste la gestione dei magazzini di Tim nell’ambito del business della logistica. Uno dei primi accordi firmati in questo da da Poste, per la quale la gestione dei magazzini rappresenta un nuovo business nel quale entrare per consolidare la propria posizione nel settore della logistica. Un contratto simile era stato stipulato anche con la catena Acqua e Sapone.
Le sinergie con Tim: telefonia, energia, polizze e pagamenti
L’ingresso di questi mesi nel capitale di Tim, con la posizione di maggiore azionista a fronte di una quota di poco inferiore al 25%, apre alla società dei recapiti nuove opportunità di fare sinergie di costo (stimate dagli analisti nell’ordine di alcune centinaia di milioni di euro). Ad, esempio, è stato già annunciato da Poste che è in corso la definizione del contratto per la fornitura dei servizi di cloud, che sino ad ora era affidata da Vodafone. Ma opportunità si aprono anche con la possibilità di mettere a fattor comune con Tim le reti fisiche e digitali per la distribuzione di prodotti e servizi: dalla fornitura di connessione telefonica (Poste Mobile porta in dote 4 milioni di clienti), alla fibra, all’energia (Poste già vende energia e gas a oltre 700 mila clienti retail, ma l’offerta potrebbe ampliarsi ai clienti di Tim attraverso la sua rete di oltre 4 mila negozi), ai servizi finanziari e assicurativi. In questo ultimo ambito Tim aveva già attivato un’offerta di distribuzione di prodotti danni per conto terzi su casa, viaggi, salute e sci appoggiandosi ad alcune compagnie (come Generali). Il gruppo Poste controlla Poste Vita e attraverso Poste Assicura vende prodotti danni sulla rete dei 13 mila sportelli postali, oltre ad aver acquisto NetInsurance, che a sua volta vende prodotti assicurativi attraverso reti bancarie e di broker. Entrambe sono entrate nel business delle polizze catastrofali per le imprese. Con Postepay il gruppo dei recapiti ha una posizione di leadership europea nei pagamenti attraverso carte e digitali; nel 2022 ha inoltre rilevato Lis, società che ha accordi per la gestione di pagamenti in 51 mila punti vendita tabaccherie, bar ed edicole. Tutto questo, va ricordato, non risolve il problema delle redditività in calo della telefonia mobile in Italia per l’eccesso di concorrenza. Quindi, prima o poi, un accordo con Iliad dovrà arrivare. E forse potrà aprire prospettive internazionali, visto che il gruppo telefonico francese ha attività in Brasile, così come il gruppo Telecom controlla Tim Brasile.
La rivoluzione nella logistica e il modello giapponese
Il management di Poste sta guardando modelli di business come quello della giapponese Rakuten, che dall’inizio del 2000 è diventata una delle dieci maggiori società al mondo operative su internet, insieme ad Amazon, InterActive ed Expedia. Ha 3.700 dipendenti, una capitalizzazione di 5 miliardi di euro: il suo sito di commercio elettrico è uno dei più grandi al mondo per numero di vendite gestite. L’idea di fondo sembra quella di trasformare Poste anche in una piattaforma in grado di catalizzare e integrare e-commerce, pagamenti, logistica e servizi. La rivoluzione che l’ad Matteo Del Fante e il dg Giuseppe Lasco hanno avviato nella logistica era sintetizzata in un’intervista rilasciata a IlSole24Ore oltre un anno fa. Già in quella occasione veniva spiegato che la sfida da vincere sarebbe stata rappresentata dal nuovo contratto da siglare con i sindacati (cosa poi avvenuta) al fine di rispettare gli elevati standard di qualità richiesti dalle piattaforme clienti del gruppo, come Amazon, Zalando, Vinted, e quindi riuscire a consegnare anche la domenica e nei giorni festivi. Ai 25 mila postini ai quali è stata chiesta più flessibilità nell’orario di lavoro. La strategia del gruppo è quella di aumentare sempre di più il numero dei pacchi consegnati dagli stessi postini e ridurre il ricorso a personale e corrieri esterni per fare sinergie sui costi. «Siamo numeri uno in Italia sulle consegne al retail (B2C). Questo vuol dire gestire una relazione con Amazon, che è il nostro primo cliente, ma anche primo concorrente – aveva spiegato Del Fante -. Siamo primi tra gli operatori della logistica, ma per volumi nel B2C il primo è Amazon che consegna da solo i propri pacchi e decide con chi fare le consegne. È una relazione da gestire passo passo». Tutto questo non basterà: la società dovrà cercare di aumentare i ricavi nella logistica, per compensare il trend di flessione fisiologica della corrispondenza. «Il nostro business – aveva detto l’ad fa perno sull’ultimo miglio della consegna dei pacchi. Ma questo ci espone troppo alla concorrenza di Amazon: in questo paese ha una quota di mercato di oltre il 60%, mentre nel resto d’Europa tra il 40 e il 50 per cento. Le vendite sono concentrate sulla sua piattaforma e lui si sceglie con chi fare le consegne».
Gli accordi con Dhl per le consegne all’estero
L’idea è quindi quella di «aprire al mercato internazionale, che faremo con Dhl (la jv è diventata operative nelle settimane, ndr) creando un hub congiunto con Poste in Italia e accedere al loro network all’estero». Poi c’è il mercato business to business. «Oggi siamo gli unici che hanno un business integrato – aveva raccontato il manager -. Siamo gli operatori di logistica più organizzati, avendo anche il cargo (il trasporto aereo con la compagnia Mistral, da tre anni in utile, ndr), il corriere Sda e Sennder, nel trasporto su gomma, di cui siamo azionisti. Abbiamo effettuato uno scambio azionario, convertendo le azioni di Sennder Italia con quelle di Sennder Gmbh: ora siamo soci all’11% del primo operatore europeo nel settore. Siamo entrati nelle consegne dei prodotti farmaceutici, con l’acquisizione di Plurima. Dal trasporto dei farmaci, che ha richiesto un accordo con Italtrans (che ha una flotta con frigo), siamo passati alle consegne del cibo freddo».



