Orsero punta sull’M&A: nel radar la Germania. Più efficienze operative
Focus sui prodotti ortofrutticoli a valore aggiunto, contraddistinti da una più alta redditività. Il rischio del rialzo dei prezzi delle materie prime
di Vittorio Carlini
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I punti chiave
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Proseguire, unitamente all’espansione per linee interne, nell’M&A. Poi: continuare a crescere nelle nicchie di prodotti ad alto valore aggiunto. Ancora: puntare sulla maggiore efficienza energetica e operativa. Sono tra le priorità di Orsero, di cui la “Lettera al risparmiatore” ha sentito i vertici, a sostegno del business.
Oggetto sociale
Già, il business. Questo è diviso essenzialmente in due aree. La prima, la più importante, è il cosiddetto “Import e distribution”. Si tratta di un’attività articolata: dall’approvvigionamento di frutta e verdura alla loro importazione e trasporto nei magazzini in Sud europa (stoccaggio o maturazione) fino alla distribuzione. Al 30/9/2021 il peso di questo settore sui ricavi, considerando anche “Holding e servizi” e rettifiche intra-settoriali, si assesta al 93,7%. La seconda area, invece, è lo “Shipping”. Vale a dire: un’attività, strumentale alla prima, costituita dal trasporto via nave dei prodotti (soprattutto banane e ananas) sia per le società del gruppo che per conto terzi. Sempre alla fine dei primi nove mesi del 2021 valeva il 9,5% del fatturato.
L’attività di M&A
Ciò detto un focus del gruppo è, per l’appunto, sulle acquisizioni. Nell’anno appena iniziato la volontà di Orsero è analizzare dossier per un’eventuale importante operazione all’estero. Nel radar, seppure ad oggi c’è nulla di concreto, c’è anche e soprattutto la Germania. Un Paese che, da una parte, è rilevante quale mercato in sé; e, dall’altra, può costituire l’ hub per espandersi nel Nord Europa. L’ipotetico target ha ricavi tra 100 e 150 milioni ed è contraddistinto da un’attività generalista. Cioè: puntando ad entrare in un nuovo mercato, lo sguardo si posa su realtà medio-grandi (già redditizie) e non di nicchia. Quelle nicchie che, invece, restano nei pensieri di Orsero quando l’obiettivo è consolidare la presenza in Stati dove l’azienda è già presente: dalla Penisola Iberica fino alla Francia e l’Italia. Qui i potenziali target sono piccole-medie imprese, con ricavi tra 20 e 60 milioni, attive ad esempio nella frutta esotica o di pregio come l’uva da tavola. Realtà con una marginalità, in linea di massima, superiore a quella del gruppo che permetta di accrescere la redditività consolidata. In generale Orsero, considerando l’utilizzo della leva debitoria, può mettere sul piatto fino a 100 milioni. Una somma cui, in ipotesi, non si esclude di affiancare eventuali operazioni straordinarie sul capitale. Al di là di ciò l’azienda indica che, a fronte di un’acquisizione strategicamente importante, il “Net debt to Ebitda” può, momentaneamente, arrivare a 3-3,5 volte. Ma, poi, deve tornare al di sotto della soglia delle 2 volte.
Shopping e rischi
Tutto rose e fiori, quindi? La realtà è più difficile. Le acquisizioni comportano il rischio di esecuzione. In altre parole: la crescita per linee esterne può implicare, ad esempio, la diluzione dei margini. Orsero rigetta il dubbio. Il gruppo ricorda che il track record mostra la sua efficienza nell’M&A. Un risultato, è l’indicazione, dovuto tra le altre cose all’approccio prudente. In ogni operazione, viene spiegato, è realizzata la due diligence, da un lato, su asset e clientela; e dall’altro, vista la natura “labour intensive” del business, sull’organico della realtà acquisenda. Non solo. La società, preferendo gli scambi azionari, spesso induce, dice sempre Orsero, l’imprenditore-venditore a rimanere coinvolto nei risultati economici dell’acquirente. Il che agevola l’integrazione della neo-acquisita.
Fin qua alcune considerazioni sulla crescita per linee esterne. C’è tuttavia un fil rouge che attraversa il business aziendale, legando parte dello stesso M&A. Quale? Il focus sui prodotti a valore aggiunto (dai frutti esotici a quelli di bosco) caratterizzati da redditività più elevate.

