Lettera al risparmiatore

Orsero punta sull’M&A: nel radar la Germania. Più efficienze operative

Focus sui prodotti ortofrutticoli a valore aggiunto, contraddistinti da una più alta redditività. Il rischio del rialzo dei prezzi delle materie prime

di Vittorio Carlini

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5' di lettura

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Proseguire, unitamente all’espansione per linee interne, nell’M&A. Poi: continuare a crescere nelle nicchie di prodotti ad alto valore aggiunto. Ancora: puntare sulla maggiore efficienza energetica e operativa. Sono tra le priorità di Orsero, di cui la “Lettera al risparmiatore” ha sentito i vertici, a sostegno del business.

Oggetto sociale

Già, il business. Questo è diviso essenzialmente in due aree. La prima, la più importante, è il cosiddetto “Import e distribution”. Si tratta di un’attività articolata: dall’approvvigionamento di frutta e verdura alla loro importazione e trasporto nei magazzini in Sud europa (stoccaggio o maturazione) fino alla distribuzione. Al 30/9/2021 il peso di questo settore sui ricavi, considerando anche “Holding e servizi” e rettifiche intra-settoriali, si assesta al 93,7%. La seconda area, invece, è lo “Shipping”. Vale a dire: un’attività, strumentale alla prima, costituita dal trasporto via nave dei prodotti (soprattutto banane e ananas) sia per le società del gruppo che per conto terzi. Sempre alla fine dei primi nove mesi del 2021 valeva il 9,5% del fatturato.

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L’attività di M&A

Ciò detto un focus del gruppo è, per l’appunto, sulle acquisizioni. Nell’anno appena iniziato la volontà di Orsero è analizzare dossier per un’eventuale importante operazione all’estero. Nel radar, seppure ad oggi c’è nulla di concreto, c’è anche e soprattutto la Germania. Un Paese che, da una parte, è rilevante quale mercato in sé; e, dall’altra, può costituire l’ hub per espandersi nel Nord Europa. L’ipotetico target ha ricavi tra 100 e 150 milioni ed è contraddistinto da un’attività generalista. Cioè: puntando ad entrare in un nuovo mercato, lo sguardo si posa su realtà medio-grandi (già redditizie) e non di nicchia. Quelle nicchie che, invece, restano nei pensieri di Orsero quando l’obiettivo è consolidare la presenza in Stati dove l’azienda è già presente: dalla Penisola Iberica fino alla Francia e l’Italia. Qui i potenziali target sono piccole-medie imprese, con ricavi tra 20 e 60 milioni, attive ad esempio nella frutta esotica o di pregio come l’uva da tavola. Realtà con una marginalità, in linea di massima, superiore a quella del gruppo che permetta di accrescere la redditività consolidata. In generale Orsero, considerando l’utilizzo della leva debitoria, può mettere sul piatto fino a 100 milioni. Una somma cui, in ipotesi, non si esclude di affiancare eventuali operazioni straordinarie sul capitale. Al di là di ciò l’azienda indica che, a fronte di un’acquisizione strategicamente importante, il “Net debt to Ebitda” può, momentaneamente, arrivare a 3-3,5 volte. Ma, poi, deve tornare al di sotto della soglia delle 2 volte.

Shopping e rischi

Tutto rose e fiori, quindi? La realtà è più difficile. Le acquisizioni comportano il rischio di esecuzione. In altre parole: la crescita per linee esterne può implicare, ad esempio, la diluzione dei margini. Orsero rigetta il dubbio. Il gruppo ricorda che il track record mostra la sua efficienza nell’M&A. Un risultato, è l’indicazione, dovuto tra le altre cose all’approccio prudente. In ogni operazione, viene spiegato, è realizzata la due diligence, da un lato, su asset e clientela; e dall’altro, vista la natura “labour intensive” del business, sull’organico della realtà acquisenda. Non solo. La società, preferendo gli scambi azionari, spesso induce, dice sempre Orsero, l’imprenditore-venditore a rimanere coinvolto nei risultati economici dell’acquirente. Il che agevola l’integrazione della neo-acquisita.

Fin qua alcune considerazioni sulla crescita per linee esterne. C’è tuttavia un fil rouge che attraversa il business aziendale, legando parte dello stesso M&A. Quale? Il focus sui prodotti a valore aggiunto (dai frutti esotici a quelli di bosco) caratterizzati da redditività più elevate.

Filiere agricole e specialità

A ben vedere il tema della specializzazione è presente nella stessa strategia aziendale di espansione, in Italia, sulle filiere ortofrutticole. Qui l’obiettivo è recitare il proprio ruolo non solo nella distribuzione ma anche più a monte lungo la catena di produzione del valore. Nella precedente “Lettera al risparmiatore” il gruppo aveva indicato di puntare, in settori e tipologie di prodotti a valore aggiunto, soprattutto alla realizzazione di accordi con i singoli produttori (ad esempio attraverso i contratti di compartecipazione agricola). Nel 2021, però, Orsero ha acquisito il 50% di Agricola Azzurra, che è una società specializzata nella commercializzazione di ortofrutta di filiera italiana. Un cambio di strategia? La risposta sta nella volontà del gruppo di accelerare l’espansione su questo fronte. Agricola Azzurra, da una parte, è già avanti nell’organizzazione del business con diversi produttori italiani; e, dall’altra, ha alcuni importanti clienti nella grande distribuzione. Un duplice atout che - indica il gruppo -, unito alla capillare struttura e capacità operativa di Orsero (ad esempio nella logistica), permette alla multinazionale italiana di spingere la strategia sulle filiere ortofrutticole domestiche. Agricola Azzurra, che diventerà la società di riferimento per le operazioni nel settore con la grande distribuzione, dovrebbe chiudere il 2021 a circa 23 milioni di ricavi e un Ebitda intorno a 2,5 milioni. Nel 2022 invece, grazie alle sinergie con Orsero, il giro d’affari è previsto a circa 30 milioni. Ad oggi, vista la volontà della controparte di mantenere quote paritetiche, l’opzione di salire (da parte di Orsero) oltre il 50% non è sul tavolo.

Le supply chain

Sennonché il risparmiatore sottolinea che l’accelerazione della pandemia crea ulteriori strozzature sulle filiere globali di approvvigionamento (ad esempio blocchi nei porti e nella movimentazione dei container). Il rischio è che la dinamica impatti il business aziendale. La società, professando fiducia, indica di poter gestire la situazione. In primis perché il 95% delle campagne di approvvigionamento, e la logistica ad esse connesse, è programmata in anticipo. Il che permette di evitare problemi con le supply chain. Inoltre perché, viene spiegato, il gruppo si avvale di fornitori diversificati. Infine perché, afferma l’azienda, il rialzo dei noli per il trasporto refrigerato è inferiore a quello di altri settori. Il che mostra che non ci sono forti tensioni nel comparto. Ciò detto tuttavia può, più in generale, ricordarsi che c’è stato il rialzo dei prezzi delle materie prime. Un trend il quale, aumentando il costo del venduto, incide sulla redditività. Non è così, ribatte Orsero. Da un lato la dinamica inflattiva, è l’indicazione, viene - come di prassi- trasferita sul prezzo finale; dall’altro, il comparto alimentare, composto da beni primari, è tipicamente resiliente anche rispetto all’eventuale calo del potere d’acquisto delle famiglie.

IL GRUPPO ORSERO IN NUMERI

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Il bilancio

Ma non è solo questione di supply chain. C’è anche, al di là del focus sull’efficientamento energetico ed operativo (vedere box sotto i grafici), il conto economico. Nel primi 9 mesi del 2021 Orsero è stata contraddistinta da ricavi in linea e redditività in rialzo (+5% per l’Ebit normalizzato) rispetto allo stesso periodo del 2020. Il risparmiatore, però, sottolinea che fatturato ed Ebitda dell’ “Import & distribuzione”, core business aziendale, hanno frenato. Il gruppo si dice non preoccupato ed invita ad un’analisi più articolata. Dapprima, è l’indicazione, il confronto con i due periodi è poco significativo. Il terzo trimestre del 2020, in scia all’anticipo di alcune campagne, è stato molto positivo. Analogamente, dice sempre Orsero, a tutti i primi 9 mesi dove le vendite sono state eccezionali a causa del “panic buying”. Inoltre la società ribadisce che, seppure l’attività sia divisa in due settori, il modello di business va considerato nella sua unicità. Così il calo della redditività dell’ “Import & distribuzione” è anche causa della maggiore onerosità dei contratti (per il rialzo del costo del carburante) stipulati con lo “Shipping”. La marginalità di quest’ultimo però, ricorda l’azienda, ne ha al contrario tratto beneficio. Il che ha consentito di più che controbilanciare il calo nell’ “Import & distribuzione”. A fronte di ciò, quali allora le indicazioni sul 2021? La società conferma le previsioni. Tra le altre: ricavi netti tra 1,040 e 1,060 miliardi; Ebitda normalizzato, considerando l’effetto dell’Ifrs 16, tra 49 e 51 milioni. L’utile netto, infine, è stimato tra 14 e 16 milioni.

Per approfondire

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