Lettera al risparmiatore

Orsero pronta all’M&A. Nel 2021 il rischio sui consumi: la società punta consolidare il business

Il gruppo ortofrutticolo, in Italia, vuole spingere sugli accordi di compartecipazione con i produttori locali. La recessione può ridurre i consumi delle famiglie: la società ribatte che il settore resiste alle crisi

(IMAGOECONOMICA)

6' di lettura

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Da un lato la spinta sull’M&A; dall’altro il focus sulle filiere ortofrutticole domestiche. Sono tra le priorità di Orsero a sostegno del business. Si tratta di strategie che, per meglio essere comprese, richiedono dapprima di ricordare l’oggetto sociale del gruppo.

L’attività aziendale

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La società, di cui la “Lettera al risparmiatore” ha sentito i vertici, divide l’attività in due grandi aree: l’ “import e distribuzione” e lo “shipping”. La prima, la più importante (94% dei ricavi al 30/9/2020), è variamente articolata: dall’approvvigionamento di frutta e verdura alla loro importazione e trasporto nei suoi magazzini in Sud europa (stoccaggio o maturazione) fino alla distribuzione. La seconda invece, strumentale alla prima, è costituita dal trasporto via nave dei prodotti (soprattutto banane e ananas) sia per le società del gruppo che per conto terzi. Questo business vale, sempre alla fine dello scorso settembre, circa il 6% del fatturato.

PATRIMONIO NETTO

Dati in milioni. (*) al 31/12/2019; (**) al 30/09/2020

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La crescita per linee esterne

Ciò detto un focus di Orsero è, per l’appunto, l’M&A. La società, non da oggi, affianca alla crescita ordinaria le operazioni straordinarie. Nel 2020, ad esempio, è passata dal 50 al 100% del capitale di Moncada Frutta, realtà specializzata nella distribuzione all’ingrosso di ortofrutta in Sicilia. La volontà è puntare, in ipotesi anche nel 2021, a realizzare lo shopping. Già, ma in quali mercati e settori? Orsero è attiva in Italia, Penisola Iberica, Francia e Grecia. Il gruppo, per l’M&A, guarda (seppure non è da escludersi la Francia) soprattutto al mercato domestico e alla Spagna. Nel Belpaese l’attenzione è sulle nicchie ad alto valore aggiunto quali, ad esempio, i frutti di bosco. In Spagna, invece, un’ipotesi è quella dei prodotti ortofrutticoli biologici.

I target ai raggi x

In generale si tratta di potenziali target di piccole-medie dimensioni, con ricavi che variano da 20 a 60 milioni. Aziende con una marginalità, in linea di massima, superiore a quella del gruppo. Cioè: l’obiettivo non è conquistare genericamente quote di mercato, bensì accrescere la redditività consolidata. Un target che sul fronte dell’indebitamento, e in occasione di importanti operazioni strategico-industrali, può momentaneamente implicare un “Net debt to ebitda” anche fino a 4 volte. In generale, comunque, il tetto massimo tra debito netto e Mol viene situato al livello di 3 volte.

Il “risk execution”

Tutto facile come bere un bicchiere d’acqua, quindi? La realtà è più complicata. Il risparmiatore ricorda che simili operazioni comportano il rischio di esecuzione. Vale a dire: la crescita per linee esterne può portare ad esempio, contrariamente alle aspettative, proprio alla riduzione dei margini del gruppo.

Orsero rigetta l’obiezione. In primis, viene ricordato, il suo approccio all’M&A è prudente. In ogni operazione, è l’indicazione, viene realizzata la due diligence, da un lato, su asset e clientela; e dall’altro, vista la natura “labour intensive” del business, sull’organico della realtà acquisenda. Inoltre, dice sempre Orsero, la società, preferendo gli scambi azionari, induce l’imprenditore-venditore a rimanere coinvolto nei risultati economici dell’acquirente. Infine, conclude il gruppo, il track record nell’M&A mostra la sua efficienza su questo fronte. Quindi non è visto alcun particolare problema sul tema in oggetto.

La filiera domestica

Fin qui alcune suggestioni sulla crescita per linee esterne. Un altro focus, tuttavia, riguarda le filiere ortofrutticole in Italia. Di cosa si tratta? La strategia, al fine di espandersi nel mercato domestico, prevede di recitare non solo il proprio ruolo nella distribuzione ma di risalire lungo catena di produzione del valore. Sia chiaro: non c’è, se non eccezionalmente, l’acquisto di terreni. Si punta invece, in nicchie particolari, a realizzare accordi con i produttori. Un esempio? I contratti di compartecipazione agricola dove, da una parte, i coltivatori mettono il lavoro, i campi e il know how; dall’altra Orsero (oltre ad eventuali aiuti quali la fornitura di sementi) mette a fattore comune la rete distributiva e i rapporti con la clientela. La società e gli agricoltori comparteciperanno, poi, agli utili della campagna agricola. Su questo fronte, proprio lo scorso dicembre, Orsero ha siglato un accordo con i produttori di clementine nella Piana di Sibari. Altri progetti rientrano negli obiettivi del gruppo. In particolare nel settore dei prodotti esotici in Sicilia e Puglia (ne è un esempio la partecipazione al bando per la coltura di avocado in Salento). E anche, più in generale, nell’ortofrutta.

NOVE MESI A CONFRONTO

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Il trasporto via nave

Ma non è solamente la distribuzione. Il risparmiatore volge lo sguardo anche allo “shipping”. Alla fine dei primi nove mesi del 2020 i ricavi dell’area in oggetto si sono assestati a 73,099 miloni (erano stati 67,07 nello stesso periodo dell’esercizio precedente). Il Mol rettificato, dal canto suo, è salito del 40,8% rispetto ad un anno prima. Insomma: i numeri sono in rialzo. Il risparmiatore però, memore dell’altalena nella redditività dello “shipping” in alcuni esercizi passati, sottolinea un aspetto. Al di là dell’introduzione, da inizio 2020, del carburante a minore contenuto di zolfo (condizione che Orsero già rispettava), le quotazioni dell’ “oil bunker”, usato come carburante per le navi cargo, nello scorso anno sono state contraddistinte da volatilità. Un contesto che rischia di mantenere un’alea sulla redditività dello “shipping”. Orsero rigetta il timore. L’azienda ricorda, dapprima, che il 50-55% della frutta trasportata è per le società del gruppo. Su questa quota, rispetto al carburante, vengono effettuate normali attività di hedging. Riguardo, invece, al restante 40-45% la società sottolinea che dal 2019 tutti i contratti di trasporto prevedono la clausola che trasferisce sul noleggiatore della nave l’impatto della materia prima. Non solo. Orsero sottolinea che, grazie alla nuova 5° nave, ha diminuito la velocità media della flotta. Con il che, consumando di meno, è scesa l’incidenza del “fuel bunker” per unità di prodotto.

A fronte di un simile contesto, il gruppo si dice fiducioso rispetto al mantenimento di una redditività stabile nel tempo.

Già, la stabilità. È un concetto riconducibile anche alla divisione dei ricavi per aree geografiche? Alla fine dei primi nove mesi del 2020 l’Europa pesa intorno al 96,2% sul fatturato (di cui all’Italia è riferito circa il 44,6% mentre a Francia e Spagna si riconducono rispettivamente il 18,5 e il 26%). Il 3,8%, invece, è appannaggio di America Latina e Nord America. Ebbene: nel medio periodo, al netto della volontà di crescere in tutti i mercati, è probabile che la Francia aumenti il suo peso. Il business d’Oltralpe infatti, nel recente passato, ha sofferto. Orsero ha effettuato una riorganizzazione, soprattutto manageriale e al primo livello della rete commerciale, che inizia a dare frutti. Al 30/9/2020, da un lato, i ricavi sono saliti (+8%); e dall’altro, indica il gruppo, la redditività è superiore alla media storica della divisione francese. Ci sono ancora margini di miglioramento. E anche per questo è prevedibile che, in termini relativi, la Francia possa assumere maggiore rilevanza rispetto ai ricavi.

DINAMICA DELL’UTILE

Dati in milioni. (*) utile al 30/09/2019: (**) utille al 30/09/2020

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La crisi economica

Infine la recessione. Orsero, nei primi nove mesi del 2020 ha riportato ricavi (+5,4%) e redditività (l’Ebit rettificato è più che duplicato) in aumento. La recessione, tuttavia produrrà i suoi veri effetti nel 2021. Il rischio è che, ad esempio la minore capacità di consumo delle famiglie, possa impattare la domanda aggregata e quindi la dinamica del business. Orsero professa fiducia. Nel 2021, è l’indicazione, l’azienda non prevede alcuno shock sull’attività. Inoltre, ricorda il gruppo, l’alimentare è un comparto anticiclico. In particolare l’ortrofrutticolo, essendo un settore che risponde ad esigenze primarie, ha caratteristiche ancora più resilienti. Ciò detto la società, conscia della situazione, dice che nel 2021 l’obiettivo è quello di consolidare il risultato del 2020.

DEBITO FINANZIARIO NETTO

Dati in milioni. (*) 30/12/2019 (senza Ifrs 16); (**) 30/09/2020 (senza Irfs 16); *** 30/09/2020

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Le prospettive

Quel 2020 riguardo al quale l’azienda cosa prevede ? Orsero conferma che, rispetto ai ricavi, il risultato è atteso nella parte alta della forchetta tra 1,030 e 1,050 miliardi. L’Ebitda rettificato (senza considerare l’Irfs 16) è previsto anch’esso nella parte superiore dell’intervallo tra 37,5 e 39,5 milioni. Il rosso della Posizione finanziaria netta, dal canto suo e sempre al netto dell’Ifrs 16, dovrebbe assestarsi tra 70 e 75 milioni. Un valore che implica un “Net debt to Ebitda” di circa 1,9 volte (intorno a 2,1 senza calcolare il principio contabile). Si tratta, in entrembi i casi, di livelli che il gruppo considera di assoluta tranquillità.

Da ultimi i Capex: sono stimati in circa 31 milioni. Di cui: 18 milioni per l’acquisto di immobili; 4 mili0ni per il “dry docking” (cioè la manutenzione all’asciutto delle navi) e i restanti Capex per esborsi sui magazzini.

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