Regno Unito

Oliver Robbins svela le pressioni di Starmer sulla nomina di Mandelson

L’ex funzionario rivela come le spinte politiche abbiano forzato i controlli di sicurezza

di Nicol Degli Innocenti

Caso Mandelson, Olly Robbins: "Pressioni per accelerare nomina"

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LONDRA - Dopo il j’accuse di Keir Starmer ieri in Parlamento, oggi è stato Sir Oliver Robbins a dare la sua versione dei fatti sulla questione Mandelson. Testimoniando in diretta televisiva alla Commissione Esteri del Parlamento, l’ex funzionario più alto in grado del ministero degli esteri britannico ha spiegato le circostanze in cui l’ex ministro laburista aveva ottenuto luce verde per la nomina ad ambasciatore a Washington nonostante i rischi per la sicurezza nazionale evidenziati dai controlli di rito.

La testimonianza

Robbins ha descritto le “costanti pressioni” da parte di Downing Street ad accelerare le procedure, con telefonate quasi quotidiane al ministero degli Esteri, e “l’atteggiamento sprezzante” verso i controlli di sicurezza, che erano considerati non essenziali e che il Foreign Office aveva dovuto insistere per fare.

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Caso Mandelson, Olly Robbins: "Pressioni per accelerare nomina"

L’ex funzionario ha ricordato le circostanze altamente inusuali della nomina di Mandelson: in primo luogo il primo ministro aveva annunciato l’incarico nel dicembre 2024, senza attendere l’esito dei controlli di sicurezza e ignorando così il consiglio del suo stesso capo di Gabinetto. Poi Re Carlo III aveva approvato la nomina e infine l’amministrazione Usa aveva concesso il suo benestare. Non solo: a Mandelson era già stato dato accesso al Foreign Office e a documenti e informazioni riservate.

A quel punto, vista la determinazione di Starmer ad accelerare i tempi ignorando le normali procedure e dato che l’arrivo di Mandelson a Washington era già stato annunciato pubblicamente, Robbins ha detto che se avesse bloccato la nomina questo avrebbe causato “un grave incidente diplomatico” con pesanti ripercussioni sui rapporti tra il Regno Unito e gli Usa. “Sarebbe stato un problema per il Governo e per il Paese”, ha detto.

La decisione di “mitigare i rischi”

Per questo Robbins ha spiegato di avere usato il potere decisionale a lui concesso decidendo di “mitigare i rischi” posti da Mandelson invece di bocciare la sua nomina. Ha anche sottolineato che, contrariamente a quanto scritto negli ultimi giorni, UK Security Vetting non aveva dato parere nettamente contrario alla nomina di Mandelson ma aveva espresso riserve e definito il suo “un caso limite”. I responsabili dei controlli si limitano ad esprimere una “raccomandazione” e sta al funzionario capo del Foreign Office decidere come procedere.

La settimana scorsa, appena il Guardian aveva rivelato che Mandelson era stato “bocciato”, Starmer aveva licenziato Robbins, affermando di non avere più fiducia in un funzionario che non gli aveva rivelato il quadro completo. Oggi Robbins ha insistito che le regole esistenti, e in particolare la riservatezza dei controlli di sicurezza, gli impedivano di rivelare i dettagli del caso al premier o anche al ministro degli Esteri.

Robbins non ha quindi smentito Starmer, che si è detto “furibondo” per non essere stato informato, ma ha pacatamente spiegato che le circostanze del caso specifico e le regole del Foreign Office non gli avevano dato altra scelta.

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“I rischi legati alla nomina di Mandelson erano noti e il primo ministro li conosceva bene”, ha detto Robbins. Starmer lunedì si è nuovamente scusato per avere fatto una scelta sbagliata, ma non ha spiegato perchè ha insistito tanto per scegliere un personaggio così controverso per un incarico così importante e perchè aveva fatto di tutto per accelerare i tempi ignorando gli avvertimenti di numerosi esperti del Civil Service.

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Le riserve dell’UK Vetting Service

Robbins ha confermato oggi che le riserve dell’UK Vetting Service non riguardavano i rapporti di Mandelson con il pedofilo Jeffrey Epstein, che hanno poi portato al suo licenziamento da parte di Starmer. I timori riguardavano le amicizie dell’ex ministro con oligarchi russi, il suo incarico di direttore per Sistema, una società russa legata al Cremlino, e il fatto che Global Counsel, la società di consulenza da lui fondata, aveva come clienti società cinesi vicine al regime di Pechino.

Per tutelare sia la reputazione di Mandelson che del Governo, Robbins ha detto di avere stabilito misure per limitare i rischi (ad esempio la vendita di azioni d Global Counsel). Un compromesso per salvaguardare la sicurezza nazionale pur obbedendo alla chiara volontà del premier.  

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