Lettera al risparmiatore

Novo Nordisk affronta la dura concorrenza nelle cure anti obesità

Il titolo in Borsa è scivolato parecchio e la quotazione non è più cara. Il mercato, dopo le delusioni, attende nuovi farmaci di maggiore efficacia

di Vittorio Carlini

NOVO NORDISK MEDICINA FARMACEUTICA AZIENDA

6' di lettura

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La teoria dei mercati efficienti. Cioè - detto in parole semplici - l’idea che i prezzi in Borsa riflettano tutte le informazioni immediatamente disponibili. Si tratta di un approccio che - come è noto - è stato criticato sotto diversi aspetti. Al di là di ciò, però, è innegabile che la quotazione di un’azione venga influenzata dal “news flow”. Per rendersene conto basta dare un’occhiata a cosa è accaduto al titolo di Novo Nordisk. Il colosso farmaceutico danese, nell’ultimo anno, ha lasciato sul parterre - in dollari - oltre il 52%. Una dinamica che - unitamente alle dimissioni del ceo - da una parte ha fatto tornare i multipli di mercato della società su livelli “sensati”; e che, dall’altra, è conseguenza proprio del flusso di notizie. In particolare, quello legato al mondo dei farmaci contro l’obesità.

La concorrenza

A ben vedere le news che hanno inciso sono diverse. In primis può ricordarsi la crescente concorrenza. L’americana Eli Lilly ha lanciato sul mercato – già da un po’ di tempo – una medicina per il dimagrimento (lo Zepbound) che è contraddistinta da un migliore progresso nelle vendite. In una recente nota, l’analista di Cantor, Carter Gould, ha scritto come, in base ai numeri disponibili, nel secondo trimestre i ricavi di Zepbound dovrebbero aumentare di circa il 24%, mentre il giro d’affari di Wegovy (prodotto da Novo Nordisk) potrebbero salire del 5–6%.

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La dinamica sarebbe da attribuirsi anche alla maggiore efficacia della cura dell’azienda Usa rispetto a quella della società europea. Eli Lilly spiega che la sua soluzione permette una riduzione media del peso sulle 72 settimane di circa il 20,2% contro il 13,7% garantito dal farmaco di Novo Nordisk. La considerazione - evidentemente - non è condivisa dalla società europea, la quale dapprima sottolinea che Zepbound utilizza maggiori dosi di principio attivo (Tirzepatide) e che, quindi, il confronto è poco significativo. Inoltre, il gruppo danese - in un recente studio - rimarca come la versione ad alto dosaggio di Wegovy permetta una perdita di peso simile a quella di Zepbound. Infine, sempre Novo Nordisk spiega che il profilo paziente e le specifiche condizioni cliniche possono influire sui risultati. Di conseguenza, ha poco senso valutare e scegliere una terapia semplicemente in base ai numeri assoluti. Insomma: al di là del botta e risposta, ciò che salta fuori dall’attuale situazione è proprio la maggiore concorrenza nel comparto. Un contesto in cui Novo Nordisk ha patito, e non poco.

Nuove soluzioni

Ma non è solo questione di concorrenza sui prodotti già esistenti. Novo Nordisk punta a creare un farmaco più potente ed efficace di quelli in commercio per combattere obesità e diabete di tipo 2. Così, era elevata l’attesa per CagriSema. Il farmaco sperimentale - nei test clinici - ha mostrato che le persone che lo hanno usato perdono in media circa il 20–22% del proprio peso corporeo in circa un anno e mezzo. Nonostante i numeri sembrino buoni, il mercato si aspettava qualcosa di più: si parlava di un obiettivo del 25% di perdita di peso, che solo il 40% dei pazienti è riuscito a raggiungere. A fronte di ciò gli investitori hanno storto il naso e venduto il titolo.

Le farmacie

Quel titolo che ha sofferto anche per un altro aspetto: quello delle medicine cosiddette “coumpounded”. Per comprendere il tema va ricordato che negli Usa, quando c’è una carenza di offerta rispetto alla domanda, farmacie specializzate possono “miscelare” (compound) farmaci su misura per singoli pazienti. Queste - detto in maniera molto semplice- sono rappresentate da una versione non autorizzata, ma tecnicamente legale, del principio attivo presente in farmaco (nel caso di specie il Tirzepatide). Ebbene: durante il 2023 e il 2024, Novo Nordisk ha faticato a tenere il passo alle richieste, aprendo così la porta alla produzione e vendita diffusa del suo farmaco “compounded”. Il tutto a prezzi molto bassi - spesso sotto i 300 dollari al mese - rispetto ai 1.300 di Wegovy. La situazione ha creato un problema economico e reputazionale all’azienda. Certo: la Fda - in febbraio - ha dichiarato la carenza di Wegovy terminata, imponendo la cessazione delle “compounded medicines”. Tuttavia, alcune farmacie e piattaforme online continuano a offrire versioni “personalizzate” della cura, affermando che ogni dose è unica per il paziente. Novo Nordisk ha contestato queste pratiche, accusando gli operatori di eludere la normativa (la partnership con Hims & Hers Health è stata chiusa). In generale, di nuovo, è chiaro il perché delle difficoltà in Borsa delle azioni.

La riforma

Le quali, peraltro, hanno subito un altro impatto negativo. Il Presidente Usa ha annunciato la riforma sul comparto del pharma per, poi, renderla operativa - attraverso un Ordine esecutivo - il 12 maggio. Negli Usa - va rimarcato - le medicine costano ben di più che in altri Stati avanzati. A fronte ciò, la Casa Bianca ha rispolverato il cosiddetto “prezzo della nazione più favorita”. Detto diversamente: i prezzi dei farmaci in America dovrebbero allinearsi a quelli più bassi di altri Paesi sviluppati. A ben vedere, si tratterrebbe di un contesto - favorito dalla stessa lobby del pharma Usa - in cui i produttori statunitensi, quali Eli Lilly, non dovrebbero affrontare grandi difficoltà. Più complessa, invece la posizione degli esportatori europei (compresa Novo Nordisk). In generale, comunque, un po’ tutti i titoli del comparto hanno sofferto in Borsa. Il motivo? Perché, nonostante la riforma dovrà superare molti ostacoli, anche processuali, per essere realmente applicata, si aprono scenari inesplorati che creano incertezza sul settore.

Il conto economico

Fin qui alcune indicazioni riguardo la dinamica di Borsa e i suoi perché. Ma quale l’andamento del conto economico di Novo Nordisk? Secondo il terminale Bloomberg, il trend nell’ultimo decennio è stato di espansione. Nel 2015 i ricavi rettificati del gruppo erano stati di 14,5 miliardi di euro (cambio al 24/6/2025). Poi hanno superato i 23 miliardi nel 2022 e sono arrivati a 38,9 miliardi nel 2024. Simile la dinamica dell’Ebitda. Il Margine operativo lordo era stato di 6,6 miliardi dieci anni fa. Successivamente è arrivato a 8,7 miliardi nel 2021, per assestarsi a 21,18 miliardi lo scorso esercizio. La redditività netta, sempre rettificata, dal canto suo è passata da 4,4 miliardi (2015) a 14,6 miliardi del 2024. Infine, la marginalità adjusted: il rapporto tra Mol e ricavi era del 46% a inizio dell’ultimo decennio e lo scorso esercizio si è fermata al 54,4%. In conclusione: il business è in crescita e- tra il 2023 e 2024- c’è stata un’accelerazione proprio alle cure anti-obesità. Si tratta di un trend confermato nel 2025? Nel primo trimestre dell’anno, l’azienda ha registrato un aumento delle vendite del 19% su base annua (+18% a tassi di cambio costanti). L’utile operativo è cresciuto, a livello reported, del 22% mentre l’utile netto è in rialzo del 14%. In linea di massima sia il fatturato che la redditività hanno battuto le stime di consensus. Ciononostante, il titolo ha reagito male in Borsa. Le motivazioni? La revisione al ribasso dell’outolook sul 2025. Le vendite - a cambi costanti - sono attese in aumento tra 13 e 21% (in precedenza la forchetta era tra 16 e 24%). L’Operating profit invece - sempre a valute costanti - dovrebbe salire tra il 16 e 24%, rispetto all’ indicazione antecedente che parlava dell’incremento compreso tra 19 e 27%. Il ridimensionamento, a ben vedere, è proprio l’effetto del problema legato al tema delle medicine “coumpound” la cui dimensione- ha indicato la stessa azienda- ha colto di sorpresa Novo Nordisk.

TRIMESTRI A CONFRONTO

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RICAVI E AREE DI CURA

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LA STORIA DEI RICAVI

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LA STORIA DELLA MARGINALITÀ

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Quotazioni e multipli

Tutto difficile come scalare una montagna, quindi? In realtà -è l’indicazione di alcuni esperti - l’appeal del gruppo potrebbe risiedere proprio nel fatto che il titolo sia scivolato così tanto. Sia ben chiaro, non c’è alcuna indicazione operativa. Da un lato, il risparmiatore fai-da-te ha l’obbligo di approcciare simili titoli sempre con molta prudenza, considerando la sua propensione al rischio; dall’altro, è necessario sempre tenere a mente che -in Borsa - la prima domanda da porsi è quanto si è disposti a perdere e non quanto si vuole guadagnare. Ciò detto, secondo Seeking Alpha, il titolo non pare così caro. Il rapporto tra Prezzo ed utile non GAAP sul 2025 è di 16,5 volte a fronte della mediana del settore di confronto che è di 17,7. Lo stesso PEG non GAAP forward (3-5 anni) si assestata a quota 1,14. Numero da paragonarsi con l’1,83 del settore di confronto. Inferiore, infine, anche l’Enterprise value in rapporto all’utile operativo sul 2025. In linea con la concorrenza, invece, l’ “Enterprise value to Ebitda”.

L’andamento del titolo

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