Scenari macro

Non solo negli Usa. Il mercato dei bond “chiama” la recessione in altri 15 Paesi

In questo momento la curva dei tassi risulta invertita (i tassi a 2 anni sono più alti di quelli a 10 anni) in 16 Paesi nel mondo. Significa che si prepara una recessione entro 12-18 mesi

di Vito Lops

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3' di lettura

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Se nella prima parte dell’anno non si è fatto altro che parlare di inflazione, in questa seconda parte del 2022 nel dibattito finanziario ed economico è entrata di diritto anche la parola recessione. Non soltanto perché la prima economia al mondo, quella degli Stati Uniti, ha visto arretrare il Pil tanto nel primo quanto nel secondo trimestre entrando difatti in quella che gli economisti chiamano “recessione tecnica”. Ma anche perché, osservando i tassi di interesse del mercato obbligazionario a livello globale, scopriamo che in questo momento sono ben 16 i Paesi ad avere la “curva invertita” sul tratto 10-2 anni.

Il segnale che arriva dai mercati

Di cosa si tratta? Del segnale più chiaro che i mercati finanziari possono lanciare sulle previsioni del ciclo economico: quando i rendimenti dei titoli a 2 anni (parte breve) diventano più alti di quelli a 10 anni (parte lunga) difatti si parla di “curva invertita”. È in quel momento che scatta il campanello d’allarme sulla tenuta dell’economia. Perché i tassi a breve scontano un atteggiamento più aggressivo da parte delle banche centrali (che muovendo i tassi agiscono sul tratto breve della curva) al fine di rallentare l’economia, allo scopo ultimo di evitare una fiammata dell’inflazione. Mentre contemporaneamente il tratto lungo della curva (10 anni) vede rendimenti più bassi perché gli investitori scontano un rallentamento futuro dell’economia e di conseguenza anche una minore inflazione in prospettiva. In un certo senso la curva invertita sconta che l’azione di lotta all’inflazione da parte della banca centrale vada a buon fine.

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È un campanello d’allarme molto seguito dagli investitori perché, salvo rare eccezioni, ogni qual volta la curva si inverte nei successivi 12-18 mesi la relativa economia andrà con ogni probabilità incontro a una recessione. Quest’anno la curva si è invertita negli Stati Uniti per la prima volta ad aprile e poi stabilmente da luglio. In questa fase il livello di inversione è decisamente elevato con i tassi a 2 anni (3,25%) più elevati di quasi mezzo punto percentuale (47 punti base) rispetto alla scadenza a 10 anni. È stato così superato il livello massimo raggiunto durante la crisi finanziaria del 2008 (23 punti base) e siamo vicinissimi ai 51 punti base sottozero toccati nel 2000-2001, a seguito dello scoppio della bolla dei titoli della new economy.

Recessione leggera o uragano economico?

Stando al mercato obbligazionario - che è la classe di investimento che certamente prima di azioni e materie prime fiuta l’arrivo di un peggioramento del quadro economico - non ci sono quindi santi che tengano: gli Stati Uniti sono direzionati verso una recessione. Quello che i bond non ci dicono è se questa recessione sarà «mild» (leggera) come comunicato nei giorni scorsi da Elon Musk ai suoi investitori oppure se si tratterà di un «uragano economico», come ipotizzato a giugno da James Dimon, ad di Jp Morgan.

Come detto, gli Stati Uniti sono in “buona compagnia”. Ci sono altri 15 Paesi nelle stesse condizioni di cui 10 con rating elevato, tra “A” e “AAA”. Tra questi vi sono Canada (dove i titoli a 2 anni hanno rendimenti più alti di 57 punti base rispetto ai decennali) Nuova Zelanda (5), Svezia (29), Hong Kong (26), Qatar (27), Repubblica Ceca (192), Polonia (118), Cile (290). Poi ci sono Paesi con rating inferiore (tra “B” e “BBB”) come Turchia (406 punti base di “inversione”), Ungheria (160), Messico (70) e Brasile (106). Caso a parte l’Ucraina le cui rilevazioni sul Pil, a causa della guerra, sono al momento interrotte così come vanno presi con le pinze i dati che indicano interessi biennali oltre il 70% e decennali sopra il 30%.

Curva parzialmente invertita, che vuol dire?

L’elenco potrebbe ampliarsi se includessimo anche quei Paesi la cui curva del debito non è lineare, ma risulta parzialmente invertita. Accade questo quando nel percorso di salita della curva (che di solito è proporzionale alla durata del debito) vi sono degli anni che offrono rendimenti inferiori rispetto ai precedenti salvo poi vedere la curva riprendere a salire nuovamente sulle scadenze successive. Queste anomalie - che restano comunque dei campanelli d’allarme - riguardano 11 Paesi tra cui Gran Bretagna, Francia, Germania, Singapore, Svizzera e Belgio.

In sostanza dalla diagnosi elaborata dal “dottor Bond” (quel mercato obbligazionario che è in grado di anticipare il ciclo economico) emerge un’economia globale malaticcia con diverse aree a rischio prossimo di recessione. Del resto il quadro è in linea con le continue revisioni al ribasso del Pil da parte del Fondo monetario internazionale che recentemente ha abbassato la stima per il 2022 al 3,2% rispetto al 3,6% ipotizzato lo scorso aprile. Tra pandemia, guerra, colli di bottiglie nella fornitura di materiali e strette monetarie delle banche centrali i prossimi mesi, lato macro, saranno un bel banco di prova.

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