Il rapporto Afme

Nella gelata dei mercati l’Esg consola l’Europa. E in Italia brilla il fintech

Il Vecchio continente soffre nel riaprire alle imprese il mercato dei capitali. Dalle innovazioni regolatorie di Bankitalia, Ivass e Consob spinta all'ecosistema tech

di Morya Longo

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3' di lettura

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Se i mercati dei capitali sono un’importante motore per lo sviluppo, l’Europa continua a muoversi col freno a mano tirato rispetto al resto del mondo. E l’Italia, in un contesto europeo già arretrato, si conferma tra i Paesi fanalini di coda del Vecchio continente. Sono i dati dell’Associazione per i mercati finanziari in Europa (Afme), presentati ieri, a confermare questo stato di arretratezza finanziaria dell’Europa e ancor più dell’Italia. Basta un dato per capirlo: la capitalizzazione delle azioni quotate nelle Borse dell’Unione Europea, in percentuale sul totale mondiale, è scesa dal 18% del 2000 ad appena il 10% nel 2022. E l’Italia, considerando che è il terzo Paese europeo per Pil, ha una quota davvero esigua. Solo in un settore della finanza l’Europa è all’avanguardia: l’Esg, quello dei prodotti sostenibili.

«Colpisce il fatto che nel 2022 i finanziamenti bancari alle imprese siano tornati a crescere, a discapito del ricorso al mercato - osserva Adam Farkas, Chief Executive di Afme -. Le aziende sono tornate insomma alle banche. La notizia positiva, da questo dato, è che il sistema creditizio è solido e lo ha dimostrato sostenendo la maggior richiesta di prestiti da parte della imprese. La notizia negativa è che la crescita del mercato dei capitali in Europa ha subìto una battuta d'arresto». E questo non è per niente positivo: «Le imprese medie i se vogliono crescere non possono affidarsi al solo canale bancario - continua Farkas -.Per raggiungere certe dimensioni non serve solo il credito, ma anche il capitale. E le banche questo non lo possono offrire».

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IL GAP FINANZIARIO TRA EUROPA E STATI UNITI

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Europa col freno a mano

Partiamo dall’Europa. I finanziamenti ottenuti dalle imprese sul mercato sono scesi a livelli pre-Covid: il totale delle nuove emissioni di debito e azionarie è infatti diminuito del 32% su base annua nella prima metà del 2022. Ma il calo è stato particolarmente marcato (-86%) sulle Ipo, cioè sulle offerte di azioni finalizzate allo sbarco in Borsa. Bene inteso: il calo delle Ipo è globale ed è naturale in un contesto di Borse che crollano e di elevata incertezza, ma ugualmente il 2022 fa sprofondare l’Europa ai margini dei mercati internazionali dei capitali. Anche le operazioni di cartolarizzazione nell’Unione Europa sono scese ai livelli più bassi mai registrati. In controtendenza solo il settore Esg, cioè della finanza sostenibile: le emissioni di debito “verde” sono infatti passate dai 61 miliardi del 2017 ai 360 del 2021. E il 2022 non ha fatto eccezione.

Italia fanalino di coda, brilla nel fintech

In un continente già finanziariamente arretrato, l’Italia è nelle ultime posizioni. Se si guarda il finanziamento alle Pmi, nel primo semestre 2022 solo l’1,6% del totale proviene da capitale di rischio, contro il 6,8% in media delle altre Pmi europee. L’Afme guarda il bicchiere mezzo pieno e parla di «potenziale di crescita», ma la realtà è che l’Italia da decenni ha un potenziale che non cresce mai. E la crisi del 2022 non ha certo aiutato, ma - anzi - ha reso la nostra economia ancora più bancocentrica: nel primo semestre solo il 7,8% delle società italiane ha utilizzato il canale finanziario per reperire prestiti (in calo rispetto all’11,5% del 2021). Per contro, l’erogazione di nuovi prestiti bancari è cresciuta dell’8% rispetto al 2021 (ma resta in calo del 17% rispetto al 2019).

In un aspetto, però, l’Afme rileva i passi avanti dell’Italia: nel fintech. Il Paese nell’ultimo anno ha migliorato notevolmente il proprio ecosistema a seguito dell’introduzione di sandbox normative per il settore bancario, assicurativo e dei titoli da parte rispettivamente di Banca d’Italia, Ivass e Consob. Di conseguenza l'Italia ha evidenziato il miglioramento più marcato di tutti i Paesi dell’Ue, quasi raddoppiando il valore dell’indicatore fintech del report nel 2022 rispetto al 2021.

Le soluzioni

Cosa fare per far sviluppare il mercato anche in Europa e Italia? L'Afme lancia alcune proposte. La prima è di accelerare nella creazione di una vera Unione dei mercati dei capitali: «Se in Europa ci fosse un vero mercato unico dei capitali - osserva Farkas -, si creerebbe un più ampio bacino di risorse che potrebbero affluire alle imprese». La seconda idea è di creare una duplice categoria di azioni: «La prima servirebbe per garantire alla famiglia imprenditrice il controllo dell'azienda, mentre la seconda categoria andrebbe sul mercato - continua Farkas -. Questo potrebbe agevolare l'approdo alla Borsa di molte aziende di carattere famigliare».

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  • Morya Longo

    Morya LongoVicecaposervizio

    Luogo: Milano

    Lingue parlate: Italiano, inglese

    Argomenti: Finanza, mercati azionari e obbligazionari

    Premi: Vincitore del premio State Street 2018 – Giornalista dell’anno, autore del miglior scoop

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