Intervista

Mocio (Assiom Forex): alle banche servono nuove competenze, la sfida è l’Intelligenza artificiale

«Nello scenario europeo rimangono ritardi significativi, è urgente agire per creare mercati dei capitali profondi e liquidi»

di Mara Monti

MASSIMO MOCIO PRESIDENTE ASSIOM FOREX

3' di lettura

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Doveva essere un anno di grandi incertezze, segnato da tensioni geopolitiche e dazi. Eppure, i mercati hanno mostrato resilienza: in Italia lo spread BTP-Bund è sceso intorno ai 60 punti base, il FTSE MIB ha guadagnato circa +40% trainato dalle banche, lo Stoxx Europe 600 + 20% e lo S&P 500 +3% in euro. Replicare le performance del 2025 non sarà facile: il 2026 appare più complesso, ma permangono solidi elementi di ottimismo. Ne è convinto Massimo Mocio, il deputy chief della divisione IMI CIB di Intesa Sanpaolo nonché presidente di Assiom Forex, l’associazione di 1200 operatori italiani dei mercati finanziari, alla vigilia del 32mo Congresso che si tiene a Venezia con la partecipazione del governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta.

Da esperto dei mercati finanziari quali indicazioni possiamo ricavare in queste prime settimane? 

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Dobbiamo partire dalla considerazione che siamo reduci da tre anni consecutivi di rialzi sui mercati azionari, un caso unico in questo secolo. Lo scenario americano resta favorevole, i richiami a possibili bolle speculative appaiono per ora prematuri, alla luce della solidità degli utili: le trimestrali continuano a sorprendere positivamente. La liquidità globale è abbondante, i tassi di interesse stabili in Europa, in diminuzione negli Usa.

Il settore bancario italiano ha registrato un andamento molto positivo nel 2025 (+80%), possiamo aspettarci che continui? 

Negli ultimi tre anni il settore bancario, europeo ed italiano, ha beneficiato di un rilevante repricing in termini di multipli. Le banche presentano bilanci solidi, coefficienti patrimoniali elevati e nel 2025 hanno saputo diversificare le fonti di reddito, con una forte crescita dei ricavi da commissioni e risultati record nelle attività di capital markets e investment banking. I P/E sono tornati ai livelli pre-crisi finanziaria, ma quelli delle banche Usa restano più elevati grazie alla presenza globale e ai maggiori investimenti tecnologici, che rafforzano il loro vantaggio competitivo rispetto agli operatori europei.

Appunto, gli investimenti in tecnologia e AI: a che punto è il sistema bancario italiano? 

Nel settore bancario l’impatto dell’intelligenza artificiale è ancora oggetto di dibattito. Può rappresentare un’opportunità, grazie ad efficientamenti e aumento di competitività, ma anche accentuare la pressione concorrenziale, soprattutto da parte di nuovi attori tecnologici. L’effetto complessivo dipenderà da come sarà integrata nei modelli di business. Nei capital markets, l’AI costituisce un supporto prezioso, ma rimane centrale il ruolo dell’“human in the loop”: l’esperienza, la competenza e la capacità di execution degli operatori, come quelli rappresentati dall’associazione Assiom Forex, rimane fondamentale. Servono le competenze acquisite in fasi di mercato difficili, per interpretare scenari complessi e gestire i relativi rischi. Credo che il maggiore impatto dell’AI sulle banche sarà positivo e si vedrà sul lato dei costi e dell’efficienza operativa.

L’Europa resta in ritardo sugli Stati Uniti in termini di investimenti in tecnologia. Come si colma questo ritardo? 

L’Europa, nei momenti di difficoltà, ha dimostrato una buona capacità di reazione e recupero, ma i ritardi infrastrutturali restano significativi. Gli Stati Uniti detengono oggi circa il 70% della potenza di calcolo ad alte prestazioni, mentre l’Ue solo il 5%, e il superciclo degli investimenti resta sostenuto. Quest’ultimo appare ancora a metà percorso: ci si attende che gli hyperscaler destineranno 500 miliardi di dollari all’anno per i prossimi 3 anni per data center e applicazioni AI. In Europa persistono vincoli infrastrutturali che ostacolano gli investimenti e non consentono la mobilitazione dei circa 33 trilioni di euro di risparmio privato. È urgente agire per creare mercati dei capitali profondi e liquidi a fronte della crescente domanda di diversificazione degli investitori, in un contesto di debolezza del dollaro. In questo momento, si avverte ancora più forte la necessità di un “safe asset” comune europeo; sono convinto che le basi ci siano già, si tratta di rendere permanente il programma di “EU Bonds” nato con il NextGenEU. Le condizioni sono molto favorevoli anche per la convergenza degli spread sovrani.

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