Stephen Miran: dai dazi alla voglia di controllo sulla Federal Reserve
Il nuovo membro ad interim della Fed è diventato famoso con la pubblicazione nell’estate del 2024 del report “A User’s Guide to Restructuring the Global Trading System”
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“A User’s Guide to Restructuring the Global Trading System”. È il report - non troppo amato da economisti ed accademici - che ha reso famoso Stephen Miran (nominato membro ad interim della Federal reserve). Soprattutto perché lì dentro - già nell’estate del 2024 - si potevano trovare un po’ tutte le linee guida che stanno indirizzando l’attuale politica economica e commerciale di Donald Trump.
La sopravvalutazione strutturale del dollaro
Il punto - o uno dei punti - di partenza di Miran, è che il dollaro, grazie al suo ruolo di moneta di riserva mondiale, tende a mantenersi su valori superiori al suo equilibrio naturale.
Il biglietto verde è utilizzato in misura dominante negli scambi internazionali, negli investimenti e come bene rifugio nei momenti di incertezza. Questa fiducia diffusa da parte di governi, banche centrali e operatori privati genera una domanda costante di valuta statunitense. Il risultato è un cambio persistentemente alto rispetto ad altre monete.
Per l’economia americana, una valuta troppo forte comporta vantaggi e svantaggi. Se da un lato riduce i costi dei beni importati per i consumatori statunitensi, dall’altro penalizza le imprese esportatrici, i cui prodotti diventano più costosi e meno competitivi sui mercati esteri. Il rovescio della medaglia è un flusso commerciale sbilanciato: le importazioni superano stabilmente le esportazioni, alimentando un disavanzo cronico. Detto diversamente: è la sopravvalutazione strutturale del dollaro alla base del grande deficit commerciale statunitense.
I dazi doganali
A fronte di un simile contesto, Miran e i suoi collaborati ritengono che l’imposizione dei dazi possa essere una leva strategica per riequilibrare il sistema commerciale internazionale. Nella loro visione, gli effetti si articolano su due piani: nell’immediato e nel lungo termine.



