Minerali critici, Europa messa all’angolo dal piano Usa per scorte strategiche
L’amministrazione Trump, oltre a finanziare lo sviluppo di miniere, ha destinato ben 12 miliardi di dollari al Project Vault, per accumulare riserve di terre rare e altri metalli: per ottenere forniture non cinesi il resto del mondo dovrà bussare alla sua porta
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Le terre rare sono il nuovo petrolio. E la competizione per questi e altri minerali critici ha fatto un ulteriore salto di livello questa settimana con la decisione dagli Stati Uniti di costituire una riserva strategica per proteggersi dai ricatti della Cina.
Per quello che ha battezzato Project Vault Washington ha messo a disposizione ben 12 miliardi di dollari, quasi tutti costituiti da finanziamenti pubblici. Ma il piano da un lato rischia di non centrare gli obiettivi dichiarati e dall’altro minaccia di aggravare le difficoltà di rifornimento in Europa e in altre aree del mondo.
Per molte materie prime classificate come critiche evitare del tutto acquisti dalla Cina oggi è ancora una missione quasi impossibile, soprattutto se si punta ad accumulare metalli già raffinati, in modo da poterli utilizzare prontamente nei processi industriali in caso di emergenza, come quella che si è verificata nell’estate 2025, quando alcune fabbriche di automobili – anche negli Usa – erano state costrette a sospendere la produzione a causa della stretta di Pechino all’export di terre rare.
Il predominio cinese
Il Dragone domina la capacità globale di raffinazione di 19 su 20 minerali strategici monitorati dall’Agenzia internazionale dell’energia (Aie), con una quota media intorno al 70% e che supera il 90% nel caso di terre rare, gallio, grafite e manganese. Più della metà dei minerali in questione peraltro «è già sottoposta a qualche forma di controllo delle esportazioni», osserva l’Aie.



