Meta stacca il dividendo, ma la vera rivoluzione è l’intelligenza artificiale
Per la prima volta verrà emessa la cedola. Il gruppo ha ridotto i costi, focalizzandosi sul business storico. Il rischio è sul fronte regolamentare
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Da un lato la ristrutturazione dell’attività, in larga parte alle spalle, e l’annuncio del primo dividendo. Dall’altro la spinta sull’Intelligenza artificiale per ottimizzare i prodotti. Il tutto con la spada di Damocle delle strette regolamentari in varie giurisdizioni. Sono tra le condizioni che caratterizzano il business di Meta Platforms (ex Facebook).
I conti in Borsa
Il gruppo, fondato da Mark Zuckerberg, di recente ha pubblicato i numeri dell’ultimo trimestre del 2023. I dati sono risultati positivi e oltre le attese. Il fatturato globale è salito a 40,1 miliardi di dollari (+22% rispetto allo stesso periodo del 2022 e a cambi costanti). L’utile netto, dal canto suo, si è assestato a quota 14,017 miliardi (erano stati 4,6 dodici mesi prima). La Borsa ha apprezzato i conti, tanto che - nella singola seduta successiva alla trimestrale in cui è stato annunciato anche il suo primo dividendo - Meta ha guadagnato oltre il 20%. Una performance la quale ha spinto ulteriormente il titolo nel 2024: da inizio anno il rialzo arriva al 37,6% (chiusura al 27/2/2024). Il rally, peraltro, non è limitato ai più recenti mesi. Guardando l’ultimo anno, la ex Facebook ha un consuntivo positivo del 178,4%. C’è da stupirsi? La risposta è negativa. La scelta di ristrutturare ed efficientare l’attività - oltre che di sfruttare l’Artificial intelligence (AI)- ha avuto effetti favorevoli riguardo al conto economico del 2023. Sull’intero esercizio il giro d’affari è di 134,9 miliardi, in incremento del 16% rispetto al 2022. La redditività netta, conseguenza dello stesso snellimento sui costi, è salita del 69% mentre il margine operativo è passato dal 25% di due anni fa al 35% del 31/12/2023. Insomma: la dinamica del fondamentali ha, in qualche modo, seguito - e sostenuto - il titolo sul listino.
La riorganizzazione
Tra i principali elementi del descritto scenario devono annoverarsi due aspetti: il primo è la ri-focalizzazione, a discapito del Metaverso (almeno nel breve periodo) sul core business delle App (da Facebbok a Instragram fino a WhatsApp). La seconda, invece, è per l’appunto la cura dimagrante imposta alla società dal 2022 e perseguita con forza nel 2023 (l’anno dell’«efficienza»).
Proprio su quest’ultimo fronte la messa a terra dei vari interventi può, in maniera indiretta, desumersi dalla dinamica dei costi. In generale gli oneri operativi dello scorso anno - nonostante la crescita del fatturato - sono rimasti più o meno invariati (+0,5%). La dinamica in oggetto, a ben vedere, è l’effetto di un mix di cause. Da un lato c’è l’espansione delle spese per i data center e le infrastrutture tecniche (costo del venduto). Cui si aggiungono i maggiori esborsi nella Ricerca e sviluppo. Dall’altro, quale contraltare, devono ricordarsi la discesa degli esborsi nel marketing e per le spese generali amministrative. Nel complesso - ricordando anche il licenziamento di circa 20.000 dipendenti - la strategia è sembrata ragionevole al mercato. Al di là del fatto che la Borsa (purtroppo) sempre “ama” la riduzione della base lavorativa, gli investitori hanno premiato la volontà di tenere la barra dritta sugli aspetti tecnologici e, al contrario, contenere le spese in ambiti meno vitali.
Ritorno alla tradizione
Così come il mercato ha apprezzato la ri-focalizzazione, dopo la sbornia del Metaverso - che ha portato al cambio di nome dell’azienda - sulle attività tradizionali. Vale a dire: la famiglia dei vari social network (da Facebook ad Instagram fino all’App di WhatsApp).



