Lettera al risparmiatore

Meta stacca il dividendo, ma la vera rivoluzione è l’intelligenza artificiale

Per la prima volta verrà emessa la cedola. Il gruppo ha ridotto i costi, focalizzandosi sul business storico. Il rischio è sul fronte regolamentare

di Vittorio Carlini

6' di lettura

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Da un lato la ristrutturazione dell’attività, in larga parte alle spalle, e l’annuncio del primo dividendo. Dall’altro la spinta sull’Intelligenza artificiale per ottimizzare i prodotti. Il tutto con la spada di Damocle delle strette regolamentari in varie giurisdizioni. Sono tra le condizioni che caratterizzano il business di Meta Platforms (ex Facebook).

I conti in Borsa

Il gruppo, fondato da Mark Zuckerberg, di recente ha pubblicato i numeri dell’ultimo trimestre del 2023. I dati sono risultati positivi e oltre le attese. Il fatturato globale è salito a 40,1 miliardi di dollari (+22% rispetto allo stesso periodo del 2022 e a cambi costanti). L’utile netto, dal canto suo, si è assestato a quota 14,017 miliardi (erano stati 4,6 dodici mesi prima). La Borsa ha apprezzato i conti, tanto che - nella singola seduta successiva alla trimestrale in cui è stato annunciato anche il suo primo dividendo - Meta ha guadagnato oltre il 20%. Una performance la quale ha spinto ulteriormente il titolo nel 2024: da inizio anno il rialzo arriva al 37,6% (chiusura al 27/2/2024). Il rally, peraltro, non è limitato ai più recenti mesi. Guardando l’ultimo anno, la ex Facebook ha un consuntivo positivo del 178,4%. C’è da stupirsi? La risposta è negativa. La scelta di ristrutturare ed efficientare l’attività - oltre che di sfruttare l’Artificial intelligence (AI)- ha avuto effetti favorevoli riguardo al conto economico del 2023. Sull’intero esercizio il giro d’affari è di 134,9 miliardi, in incremento del 16% rispetto al 2022. La redditività netta, conseguenza dello stesso snellimento sui costi, è salita del 69% mentre il margine operativo è passato dal 25% di due anni fa al 35% del 31/12/2023. Insomma: la dinamica del fondamentali ha, in qualche modo, seguito - e sostenuto - il titolo sul listino.

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La riorganizzazione

Tra i principali elementi del descritto scenario devono annoverarsi due aspetti: il primo è la ri-focalizzazione, a discapito del Metaverso (almeno nel breve periodo) sul core business delle App (da Facebbok a Instragram fino a WhatsApp). La seconda, invece, è per l’appunto la cura dimagrante imposta alla società dal 2022 e perseguita con forza nel 2023 (l’anno dell’«efficienza»).

ESERCIZI A CONFRONTO

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Proprio su quest’ultimo fronte la messa a terra dei vari interventi può, in maniera indiretta, desumersi dalla dinamica dei costi. In generale gli oneri operativi dello scorso anno - nonostante la crescita del fatturato - sono rimasti più o meno invariati (+0,5%). La dinamica in oggetto, a ben vedere, è l’effetto di un mix di cause. Da un lato c’è l’espansione delle spese per i data center e le infrastrutture tecniche (costo del venduto). Cui si aggiungono i maggiori esborsi nella Ricerca e sviluppo. Dall’altro, quale contraltare, devono ricordarsi la discesa degli esborsi nel marketing e per le spese generali amministrative. Nel complesso - ricordando anche il licenziamento di circa 20.000 dipendenti - la strategia è sembrata ragionevole al mercato. Al di là del fatto che la Borsa (purtroppo) sempre “ama” la riduzione della base lavorativa, gli investitori hanno premiato la volontà di tenere la barra dritta sugli aspetti tecnologici e, al contrario, contenere le spese in ambiti meno vitali.

RICAVI E SEGMENTI OPERATIVI

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Ritorno alla tradizione

Così come il mercato ha apprezzato la ri-focalizzazione, dopo la sbornia del Metaverso - che ha portato al cambio di nome dell’azienda - sulle attività tradizionali. Vale a dire: la famiglia dei vari social network (da Facebook ad Instagram fino all’App di WhatsApp).

Vero! Nell’ultimo trimestre del 2023 i ricavi di Reality Labs (area del Metaverso) hanno lanciato un segnale positivo, salendo per la prima volta - in un singolo quarter - sopra il miliardo. E, tuttavia, le perdite operative rimangono alte. Nell’intero 2023 il rosso della divisione è di 16,1 miliardi (erano stati 13,7 nel 2022). Il dato - a ben vedere - è l’effetto anche, e soprattutto, di una tecnologia non sufficiente a permettere la realtà virtuale estrema e così comprensiva come la società ipotizzava. Un Metaverso che, nella sua attuale forma, ha indotto il gruppo, pur mantenendo il progetto e gli investimenti per il medio-lungo periodo, a fare marcia indietro.

REDDITIVITÀ E SEGMENTI OPERATIVI

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Cedola e dubbi

Sennonché, proprio con la presentazione dell’ultima trimestrale, Meta ha tirato fuori dal cilindro il più classico dei conigli. Ha comunicato il primo dividendo della sua storia: 2 dollari per azione - su base annua - con pagamento al 26 marzo. La Borsa ha apprezzato. E, però, c’è anche chi ha sollevato dei dubbi. La preoccupazione è che, così facendo, siano distratte risorse dallo sviluppo tecnologico per soddisfare i desiderata - di breve periodo - degli azionisti (grandi e piccoli). «Non vedo questo rischio - dice Giacomo Calef, Country manager di NS Partners -. Nel 2024 gli investimenti in conto capitale sono stimati tra 30 e 37 miliardi di dollari». Cioè: in rialzo di «2 miliardi, rispetto al tetto massimo precedente». Si tratta di un maggiore sforzo per sostenere l’evoluzione hi tech dell’infrastruttura che dovrà abbracciare la rivoluzione dell’Intelligenza artificiale. Insomma: non c’è miopia industriale in favore di una gestione finanziaria del business. «Semmai – riprende Calef - il dividendo è in parte una compensazione dei mancati ricavi, con il conseguente minore utile per azione, legati al Metaverso». Ciò detto, però, può ulteriormente obiettarsi che la cedola è il segno di un’azienda che si ritiene matura ed è destinata ad una minore crescita. «Non è così - ribatte ClearBridge Investment in una nota -. La scelta, unitamente all’ampliamento del piano di buy back (oggi per nuovi acquisti sono a disposizione fino a 81 miliardi, Ndr) è espressione di una migliore e più agevole gestione della struttura finanziaria». Le stesse previsioni di «crescita del gruppo ne sono la riprova».

Fin qui alcune considerazioni sulla nuova remunerazione degli azionisti e l’efficientamento operativo. A ben vedere, però, la vera sfida per l’azienda resta l’Artificial Intelligence. Un primo fronte, rispetto al quale Meta ha già detto che riceve un aiuto dall’AI, è l’ottimizzazione del marketing. Il gruppo, sia in scia all’introduzione di leggi in Europa quali la Gdpr sia a causa di sistemi come il Tracking trasparency di Apple, ha subito limitazioni nell’advertising. L’Intelligenza Artificiale - si pensi ad esempio alla soluzione Advantage+ che sfrutta l’apprendimento automatico - è un supporto importante in tal senso. Non solo. La prospettiva è anche quella di fare leva sull’AI «al fine di migliorare - riprende Calef - l’abilità degli utenti delle piattaforme di creare video e contenuti». Meta, così, potrebbe divenire centrale per una sorta di formula “pay per view”, in cui la community dei social è nello stesso tempo «produttrice e consumatrice di contenuti digitali». Ancora. Il gruppo usa l’Artificial Intelligence, oltre che per la sicurezza cibernetica delle piattaforme, nello sviluppo di chat bot sempre più avanzati (nel 2024 dovrebbe esserci il lancio di Llama 3) e di soluzioni per creare esperienze immersive in realtà aumentata e realtà virtuale (il “mistico” Metaverso non viene abbandonato). Insomma: è chiaro come il gruppo punti con forza le fiches sull’AI.

IL CRUSCOTTO DEL TITOLO

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Norme e regolamenti

Tutto facile come bere un bicchiere d’acqua, quindi? La realtà è più difficile. Nella conference call sugli ultimi dati trimestrali è la stessa Meta a soffermarsi, da un lato, sul tema dell’evoluzione dei regolamenti Ue e Usa e, dall’altro, sulla richiesta da parte della Federal Trade Commission di modificare il “consent order” raggiunto con la società. La Commissione Usa, tra le altre cose, vuole imporre il divieto a Meta di trarre profitto dai dati raccolti dagli utenti di età inferiore ai 18 anni, anche attraverso i suoi prodotti di realtà virtuale. Chiaro che, al di là delle specifiche situazioni, il nodo regolatorio può impattare il business della società e, quindi, il titolo in Borsa. «In realtà - conclude Calef - simili questioni, anche perché la pervasività dei social nella vita quotidiana è elevata, sono ben presenti nella mente degli analisti». Di conseguenza, «le quotazioni già scontano in parte simili rischi». Ciò detto, però, l’investitore fai-da-te deve tenerne conto. Anche perché il titolo, negli ultimi 12 mesi, ha corso molto e il suo Beta verso l’S&P500 è oltre l’unità. D’altra parte è utile ricordare che il p/e prospettico sul 2024 è - secondo Bloomberg - 23,9 volte. Un dato, rispetto all’ultimo decennio, compreso nella forchetta che ha il tetto massimo di 81,1 (2015) e la base minima di 11,9 (2022).

L’andamento del titolo

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