Mercedes-Benz: rivoluzione al vertice e maxi tagli per resistere alla crisi
Cambiano 3 top manager, tra i quali il responsabile per la Cina, tallone d’Achille nel 2024. Intanto si prepara una “manovra” da 5 miliardi
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I punti chiave
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Il Gruppo Mercedes-Benz vive una fase di profonde trasformazioni, segnata da cambiamenti significativi ai vertici e da nuove strategie mirate a fronteggiare una crisi senza precedenti, che sta coinvolgendo l’intera industria automobilistica europea e nordamericana. Il ceo Ola Källenius, sotto pressione per i risultati deludenti dell’anno in corso, ha annunciato una riorganizzazione del management con l’obiettivo di stabilizzare l’azienda e rilanciarne la competitività.
Tra i principali avvicendamenti, Hubertus Troska, responsabile per le operazioni in Cina, andrà in pensione nel luglio 2025, lasciando il posto a Oliver Thöne, attuale capo della strategia di prodotto. La Cina è il tallone d’Achille dei conti del gruppo. Britta Seeger, oggi responsabile vendite e marketing, guiderà invece il settore delle risorse umane, succedendo a Sabine Kohleisen, che lascerà l’azienda ad aprile. Mathias Geisen, attualmente a capo della divisione Van, prenderà il timone delle vendite e del marketing, mentre Olaf Schick, cfo di Continental, rientrerà in Mercedes-Benz dall’1 ottobre 2025 per occuparsi di integrità, governance e sostenibilità, subentrando a Renata Jungo Brüngger. Una sorpresa, la mossa di Schick. In una nota Continental ha spiegato che Schick, entrato nell’executive board a maggio 2023 e cfo del gruppo da luglio, porterà a compimento il previsto spin-off delle attività automotive di Continental e lascerà l’incarico a fine settembre 2025. Il Supervisory Board del gruppo darà l’approvazione formale all’uscita anticipata richiesta dal manager nella riunione del 18 dicembre e sceglierà a tempo debito il successore.
Questi cambiamenti del top management di Mercedes-Benz arrivano in un momento delicato per il colosso di Stoccarda, che nel 2024 ha riportato risultati finanziari sotto le aspettative, con un crollo (-31%) delle vendite di vetture elettriche in Cina nel terzo trimestre, e una caduta complessiva del 13%. Sempre nel terzo trimestre, l’utile operativo è sceso a 2,5 miliardi di euro, un calo del 50% rispetto all’anno precedente, con un margine operativo ridotto al 4,7%, Ben lontano dal 14% promesso da Källenius al suo insediamento. Per l’intero anno, si stima un margine compreso tra il 7,5% e l’8,5%. Intanto, la capitalizzazione è crollata sotto i 60 miliardi di euro, rispetto agli oltre 80 miliardi della primavera 2023. Meno 11% le perdite in Borsa, quest’anno. Più sopra nel ranking, prima della capofila Tesla, ci sono tre case orientali: Toyota e le cinesi Byd (100 miliardi) e Xiaomi (91 miliardi dopo avere esordito con il suo primo modello).
Strategie di riduzione di costi, posti e sfide globali
Per reagire alla crisi, Mercedes-Benz, in base ad una anticipazione risalente a tre settimane fa e secondo quanto riportato oggi dall’edizione online di Manager Magazin (rivista dello stesso gruppo che pubblica il noto settimanale tedesco Der Spiegel), intende metter in atto un piano di tagli da 5 miliardi di euro (entro il 2027), seguendo l’esempio di Volkswagen, che in queste settimane sta trattando con il sindacato una operazione di salvataggio che non ha precedenti nei suoi 87 anni di storia. Tra le ipotesi più discusse per la casa della Stella a tre punte figura una riduzione dei costi del lavoro fino al 10%, con speculazioni su interventi ancor più drastici, fino al 25%. Anche se l’azienda parla di costi, non direttamente di licenziamenti.
Le difficoltà del gruppo di Stoccarda, protagonista di un doppio allarme utili poche settimane fa, riflettono la realtà di un mercato globale sempre più competitivo. In Cina, marchi locali come Byd vincono grazie alla crescente domanda di veicoli elettrici molto avanzati sotto il profilo tecnologico e molto competitivi sotto quello del prezzo, mentre in Europa le vendite di auto elettriche galleggiano da due anni, in media, intorno al 13-14% delle quote di mercato per le nuove immatricolazioni. Al quadro della domanda debole (motivata dai prezzi ancora troppo alti) si aggiungono i costi energetici e del lavoro, che continuano a gravare sui bilanci dei produttori tedeschi.



