Mattel, non solo Barbie: più film e parchi a tema per rilanciare il fatturato
Il colosso Usa dei giocattoli vuole costruire un ecosistema integratoe globale attorno ai suoi marchi. C’è il rischio degli alti investimenti e dei dazi
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I punti chiave
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Un mercato in standby. Così può riassumersi l’attuale approccio degli investitori al titolo di Mattel. Un contesto di Borsa il quale, tra le altre cose, è conseguenza della dinamica di lungo periodo del colosso statunitense dei giocattoli.
Lo scenario
«Tra il 1981 e oggi - spiega l’analista tecnico indipendente Silvio Bona - la figura che salta all’occhio, guardando il grafico, è l’esistenza di un cosiddetto doppio massimo». Cioè: il titolo è arrivato in area 42 dollari, nel giugno del 1998, per successivamente scendere e, poi, «risalire a circa 47 dollari nel dicembre del 2013». Di lì le azioni sono nuovamente calate, raggiungendo «il minimo a circa 6,6 dollari nel 2020». In seguito, soprattutto in scia al boom della domanda di balocchi durante il periodo della pandemia da Covid, «il titolo ha ripreso velocemente a salire fino al massimo dell’ultimo quinquennio intorno ai 27 dollari». Ebbene: da quel momento Mattel in Borsa vive un «momento di congestione». Detto diversamente: «è inserita in un andamento laterale che, al netto dell’ultimo minimo segnato quest’anno, da un lato ha - quale supporto statico - il livello intorno a 16 dollari; e, dall’altro, vanta la resistenza - sempre statica di medio periodo - posizionata in area 27 dollari». Adesso il mercato «potrebbe in ipotesi uscire da questa situazione andando al rialzo. Ovviamente - conclude Bona - il primo grande ostacolo è costituito proprio dal livello dei 27 dollari». Al ribasso, invece, deve essere «monitorato la quota intorno a 16 dollari.»
Il conto economico
Al netto dei singoli numeri, è chiaro come l’andamento di Mattel in Borsa configuri proprio l’attesa del mercato riguardo allo sviluppo del business. Un’attività - quella del gruppo della Barbie - la quale anche a livello di conto economico pare non abbia - nell’ultimo periodo - preso una precisa direzione. Per rendersene conto basta analizzare i più recenti numeri. In primis i ricavi, articolati in quattro aree: Dools (le bambole dove c’è Barbie), Vehicles (cui sono ricondotte le mitiche Hot Whells), i giochi per l’infanzia e le Action Figures (giocattoli legati a film o serie Tv). Su questo fronte Mattel ha vissuto un semestre a due velocità, dove i gross billings – metrica interna che misura il valore lordo degli ordini ai retailer – sono differenti a seconda delle categorie di prodotto.
Le bambole, area storica del gruppo, hanno evidenziato un calo: dopo un primo trimestre del 2025 stabile a 296,6 milioni di dollari (+2% a cambi costanti rispetto allo stesso periodo del 2024), nel secondo trimestre le vendite sono crollate del 19%, penalizzate - tra le altre cose - dal rallentamento di Barbie in Nord America.
In difficoltà anche il mondo di Infant, Toddler & Preschool: tra inizio gennaio e fine marzo, la divisione ha ceduto il 6% per, poi, ulteriormente crollare (–25%) nel secondo quarter.



