Lettera al risparmiatore

Mattel, ipotesi di M&A e margini in ripresa danno appeal a Barbie

Una buona trimestrale e i rumors di operazioni straordinarie hanno riacceso l’attenzione sulla società che, tuttavia, affronta un mercato debole

class="dinomecognome_R21"> Vittorio Carlini

6' di lettura

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Da una parte i ricavi trimestrali che, anche coerentemente con un mercato difficile, calano (o perlomeno restano piatti). Dall’altra i margini i quali, in scia soprattutto agli sforzi sulla riduzione dei costi, aumentano. Il tutto con i rumor di possibili M&A che attirano l’attenzione della speculazione. Così può riassumersi lo stato dell’arte diMattel.

La dinamica dei conti

L’azienda dei giocattoli, che tra le altre cose produce la famosa bambola Barbie, di recente ha riportato i numeri del secondo trimestre del 2024. Questi, per l’appunto, sono stati contraddistinti da andamenti divergenti. Il giro d’affari si è assestato a 1,079 miliardi di dollari, in calo dell’1% rispetto allo stesso periodo del 2023 (a parità di valute la variazione è nulla). La redditività, invece, è risultata in rialzo. Il margine industriale è stato del 49,2% a fronte del 44,9% dell’ anno prima. Lo stesso utile per azione rettificato è migliorato. L’Earning per share (Eps), sempre nel secondo quarter, è valso 0,19 dollari (erano stati 0,10 al 30/6/2023). Quest’ultimo dato, peraltro, ha battuto le stime di consensus (FacSet indicava 0,17 dollari). Un fatto che ha contribuito a far salire - almeno nella seduta successiva alla pubblicazione dei conti - il titolo in Borsa. A ben vedere, il differente andamento delle voci di conto economico è confermato su base semestrale. Le vendite nette (1,89 miliardi di dollari) sono calate sempre dell’1%. L’Operating income, invece, è stato positivo per 47,7 milioni, a fronte della perdita subita nella prima metà del 2023. Insomma: nel 2024 Mattel è caratterizzato da ricavi deboli ma riesce a migliorare i margini.

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TRIMESTRI A CONFRONTO

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FATTURAZIONE LORDA E PRODOTTI

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LA DINAMICA DEL MARGINE INDUSTRIALE

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DATI DI BILANCIO E POSIZIONE FINANZARIA

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Trend di settore e costi

Si tratta di una dinamica che stupisce? La risposta è negativa. Il mercato globale dei giocattoli, negli ultimi tempi, ha battuto in testa. Lo scorso anno, secondo Circana, il comparto si è fermato 108,7 miliardi di dollari, in discesa del 2% se confrontato con i 110,8 miliardi del 2022. La stessa Mattel - che ad ogni modo afferma di stare acquisendo quote di mercato - dice che, nel 2024, l’industria dei giocattoli dovrebbe essere caratterizzata da un modesto declino (seppure, nel 2025, potrebbe esserci la ripresa). In generale, comunque - è l’indicazione degli esperti -, l’onda lunga dovuta al ”confinamento in casa” per il Covid (che ha spinto la voglia di bambole e macchine) è esaurita. Di qui le difficoltà delle aziende del comparto, compresa Mattel.

Quella Mattel che però - ecco i motivi della ripresa della redditività - va concretizzando (non da oggi) un programma di razionalizzazione e riduzione delle spese. In tal senso, per valutare l’impegno sul fronte in oggetto, può analizzarsi quali siano le voci che hanno contribuito al miglioramento di 430 punti base del Gross Margin nel secondo trimestre del 2024, rispetto al medesimo periodo del 2023. Ebbene: 120 punti base sono appanaggio dell’ “Opg” (Optimizing for profitable growth). Vale a dire: il progetto pluriennale di risparmio sui costi che ha l’obiettivo di arrivare a ridurre annualmente gli oneri lordi di 200 milioni entro il 2026. Di questi risparmi: circa il 70% riguarda il costo del venduto (e quindi il Gross margin); mentre il restante 30% coinvolge spese di vendita e amministrative.

Ciò detto, un altro fattore che ha dato una mano a migliorare (+40 basis points) il Margine industriale è la gestione del magazzino. Qui, va sottolineato, ancora pesa - sul fronte della domanda da parte dei clienti - l’eccesso di “inventory” accumulato in scia all’euforia per il boom della domanda i giocattoli a seguito del Covid. Circa un anno fa, alcuni analisti, avevano affermato che la fase di “de-stocking” fosse completata. In realtà, il contesto negativo è ancora presente ed è tra le concause della debolezza del mercato di riferimento. Anche per questo Mattel si è imposta l’obiettivo di ridurre le scorte e puntare a migliorare, quindi, il Capitale commerciale circolante netto. Al di là di ciò, deve comunque rimarcasi che il sostegno al Margine industriale è anche arrivato da una variabile esogena: il calo dell’inflazione. Il trend deflazionistico ha aiutato per 110 punti base.

Mercati e giocattoli

Fin qua alcune considerazioni su conto economico, mercato di riferimento e pressing sui costi. Il risparmiatore, tuttavia, volge lo sguardo anche verso le dinamiche dei singoli prodotti. L’azienda, su questo tema, divide il business in quattro grandi aree. Nella prima ci sono sono le bambole (dove troviamo, ovviamente, Barbie). Alla seconda, invece, sono da ricondursi i cosiddetti veicoli. Appannaggio di questa sezione ci sono vari marchi: dalle Hot Whells (con le mitiche piste ad alta adrenalina) ai veicoli die-cast di Matchbox fino ai giocattoli basati sui film “Cars” della Disney Pixar. La terza area, dal canto suo, ricomprende i prodotti per l’infanzia e l’età pre-scolare. Infine: le Action figures (giocattoli legati a film o serie Tv), i giochi da tavolo e le costruzioni. Proprio quest’ultima divisione di prodotti, nel secondo trimestre del 2024, è stata contraddistinta dall’incremento (+1%) del Gross Billing (ricavi fatturati ai clienti senza considerare, ad esempio, sconti commerciali). Positivo l’indicatore anche per i “vehicles”. Questi hanno realizzato un rialzo del 2% rispetto allo stesso periodo del 2023. In negativo, al contrario, le soluzioni per infanzia ed età prescolare (-6%) e le bambole (-6%).

In particolare, quest’ultima frenata - confermata a livello di semestrale - appare significativa. È noto che, circa un anno fa, c’è stata molta enfasi intorno alla Barbie grazie all’omonimo film diretto da Greta Gerwig. La pellicola ha contribuito a creare nuovo interesse sulla famossima doll, tanto che le vendite ne hanno ricevuto una forte spinta. Nel 2023 le fatture lorde di tutte le bambole - sostenute proprio dall’iconico giocattolo - sono cresciute del 15%. Tutto ciò, però, da un lato è stato - sempre nel 2023 - “solamente” sufficiente a compensare la diminuzione delle altre categorie (ad eccezione dei vehicles); e, dall’altro, ha via via perso nel tempo forza, arrivando all’attuale contesto dove Barbie - unitamente a brand quali Disney Princess e Disney Frozen- ha frenato nelle vendite. Vero! Il confronto con un anno fa è poco significativo proprio perché, ai quei tempi, si era in piena euforia da Maggie Margott & Co. Tuttavia, la considerazione sulla debolezza delle doll resta valida.

L’entertainment

A fronte di un simile contesto, l’azienda non solo ha avviato molteplici partnership per realizzare prodotti legati alla pellicola, ma anche deciso di puntare ad espandere il modello agli altri brand della casa. In tal senso, ad esempio, può ricordarsi che - oltre ai progetti che riguardano Hot Wheels - il gruppo sta collaborando con Amazon in funzione dell’uscita di un film “Maters of the universe” nel 2026. La strategia, più in generale, è quella di ampliare il business al mondo dell’intrattenimento. Così facendo, da una parte, il gruppo riesce a rafforzare la dimensione di comunità intorno al marchio, consolidando il legame emozionale con il medesimo; e, dall’altra, è in gardo di allargare la clientela e, quindi, (in teoria) aumentare il giro d’affari.

Sennonché, per l’appunto, gli effetti sul conto economico non sono stati troppo lineari e, in generale, il fatturato finora non ha ricevuto l’auspicata spinta. In un simile contesto di debolezza, ben può comprendersi allora perché - nello scorso Febbraio - il fondo attivista Barington Capital ha invitato Mattel - tra le altre cose - a trovare alternative strategiche per i suoi marchi Fisher-Price and American Girl brands. Non solo. In Luglio, secondo un’indiscrezione della Reuters, Catterton private equity (il veicolo legato a Lvmh) avrebbe fatto una proposta d’acquisto alla società della Barbie. Questa, indicando che non commenta i rumors, ha sottolineato come la sua strategia rimanga quella della crescita stand alone. Al di là della scontata reazione, il mercato ha rizzato le orecchie. Anche perché non è la prima volta che Mattel viene coinvolta in ipotesi di M&A. In diverse occasioni, infatti, si è speculato sul merger con Hasbro. L’opzione è affascinante ma, giocoforza, si scontra con ostacoli legati all’antitrust. Ciò considerato, l’eventuale merger - vista la debolezza del mondo dei giocattoli - non può archiviarsi alla voce “fantafinanza”. È un catalizzatore - speculativo- per il titolo che, dopo un anno al ribasso, ha iniziato a riprendersi. Il rispamiatore fai-da-te deve, ovviamente, mantenere alta la prudenza e la cautela rispetto a simili situazioni. Anche perché, nonostante Seeking Alpha indichi che i multilpli di Mattel non sono cari rispetto al settore di riferimento, le situazioni legate a possibili M&A vanno gestite da trader esperti e navigati.

Per approfondire

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