Marr, più servizi personalizzati. La sfida è accelerare lo sviluppo
di Vittorio Carlini
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Continuare ad aumentare le efficienze della rete commerciale e della distribuzione. Poi: incrementare i servizi, anche ad hoc, per il cliente. Sono tra le priorità di Marr a sostegno del business.
L’attività, a ben vedere, nei primi nove mesi del 2018 è stata contraddistinta da ricavi e redditività in salita. Il fatturato si è assestato a 1,289 miliardi in rialzo del 2,1% sullo scorso esercizio. L’Ebitda, invece, è arrivato a 97,59 milioni (erano stati 94,8 un anno prima). L’utile netto, dal canto suo, è cresciuto del 4,3%. Infine la marginalità: il rapporto tra Mol e ricavi è stato del 7,6% a fronte del 7,5% del 30 settembre 2017.
La rete commerciale
Al di là dei numeri di conto economico quali, però, le priorità del gruppo? Un focus, per l’appunto, riguarda la rete di filiali commerciali e la logistica. Marr, di cui la “Lettera al risparmiatore” ha incontrato i vertici, ha una struttura divisa in linea di massima nel seguente modo. In primis ci sono due poli logistici (Pavia e Pomezia) che servono essenzialmente il cosiddetto “National account”. Cioè: dalla ristorazione collettiva (le mense) fino a quella strutturata commerciale (catene di alberghi e di ristoranti). Oltre a ciò esiste, poi, la rete di filiali (attualmente sono 34) al servizio dello “Street market”. Vale a dire: dal singolo ristorante e bar fino al villaggio turistico e le pizzerie.
Orbene: tra i focus di Marr c’è la continua crescita proprio del network commerciale al servizio dello “Street market”. Il progetto si articola su vari livelli. Uno di questi è ampliare la capacità di stoccaggio e distribuzione delle diverse filiali. Si tratta di un impegno che nel 2018 e 2019 dovrebbe implicare investimenti intorno a 2 milioni l’anno. Altro livello, invece, riguarda l’incremento dell’efficienza. La società già usa software che consentono ad esempio di monitorare il luogo dove si trovano i furgoni o le temperature delle celle frigorifere. La volontà di Marr è incrementare l’informatizzazione, peraltro trasversale all’intera attività aziendale, e avere un network più efficace. Ciò detto un ulteriore sforzo, che però è appannaggio soprattutto del “National account”, è sulle certificazioni a trattare particolari prodotti. Un esempio? L’abilitazione nel gestire la filiera dell’ittico o i prodotti biologici.



