Lu-Ve: la mid cap italiana che scommette sul boom dei data center
Da una parte, il focus sul sempre più crescente - anche in scia all’Intelligenza artificiale (Ia) - settore dei data center. Dall’altra, il proseguire lungo la strada delle maggiori efficienze nella produzione e logistica.
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Da una parte, il focus sul sempre più crescente - anche in scia all’Intelligenza artificiale (Ia) - settore dei data center. Dall’altra, il proseguire lungo la strada delle maggiori efficienze nella produzione e logistica. Il tutto con le commesse che tendono ad aumentare in dimensione media e specificità. Così possono riassumersi alcuni aspetti del business di Luve.
Oggetto sociale
Già, il business. La mid cap, quotata al segmento Star di Borsa italiana e di cui la Lettera al Risparmiatore ha sentito i vertici aziendali, divide - sotto l’aspetto delle categorie di prodotto - i ricavi in tre aree. La prima (50,2% del fatturato totale nel 2024) è rappresentata dai cosiddetti Apparecchi ventilati. Questi sono scambiatori di calore cui vengono accoppiati ulteriori soluzioni: da carenature per massimizzare le prestazioni dei medesimi scambiatori fino a ventilatori per - ad esempio - ottimizzare lo scambio termico. Appannaggio del secondo, invece, si trovano proprio gli scambiatori di calore (45,8%) i quali - detto in parole semplici - sono costituiti da un sistema il quale da un lato - grazie al passaggio di fluidi nei tubi di particolari componenti (ad esempio CO2) - cede, o sottrae, calore all’ambiente; e che, dall’altro, fa parte di un apparecchio più grande (ad esempio banco refrigerato in un supermarket). Infine, residuale, è il terso fronte: le porte di vetro (2,6%) usate, tra le altre cose, proprio nei banchi refrigerati.
I centri dati
Ebbene: tra le priorità della società c’è - per l’appunto - la spinta sul business dei data center. Questi, a causa della grande quantità di energia usata per gestire dati e fare calcoli, producono calore. È necessaria, quindi, l’esistenza di sistemi di raffreddamento. A fronte di ciò Lu-Ve vuole essere della partita. Nel 2024 il ricavi generati dal settore in oggetto sono stati circa il 7% del giro d’affari aziendale. A fine del 2025 l’incidenza è prevista arrivare al 12-13%. Ma è nel 2026 che -a detta del gruppo - dovrebbe esserci la reale accelerazione.
Perché? Al fine di rispondere al quesito è necessario spiegare il programma del gruppo in questo comparto. Ad inizio dicembre scorso la società ha completato l’ampiamento dell’impianto in Cina. Si tratta di un passaggio che - unitamente alla conferma della strategia di produzione locale su locale -, da una parte, permette a Lu-Ve di offrire macchine per la refrigerazione anche esterne (e non solo interne come in passato); e dall’altra - consentendo la creazione di una proposta commerciale più completa - mette il gruppo in una buona posizione per partecipare alle gare sulle commesse. Le quali - oltre ad esempio nell’ambito della power generation - sono anche, e soprattutto, nei data center. Quei centri dati che stanno vivendo una grande stagione nella stessa America. Ubs stima che gli hyperscaler (produttori d’infrastrutture informatiche su larga scala) spenderanno, nel 2025, oltre 328 miliardi di dollari per cloud e data center. In un simile contesto Lu-Ve arriverà, ad inizio 2026, ad avere l’importante ampliamento della fabbrica in Texas. Si tratta di una struttura (che ha implicato un investimento capitalizzato intorno a 22 milioni) la quale servirà, tra le altre cose, i dati center. Ecco, quindi, perché l’azienda si attende nel prossimo esercizio la vera accelerazione sul fronte in oggetto. Nel 2025 i ricavi del settore arriveranno soprattutto da progetti in Europa (in particolare Inghilterra ed Irlanda) e, in parte, dalla Cina. Nel 2026, con il sostegno del terzo fronte geografico, la strategia di Lu-Ve potrà dispiegare le potenzialità nel fronte in oggetto (e non solo).
Il dubbio sul ritorno dell’investimento
Sennonché c’è un dubbio. I grandi investimenti nei data center sono soprattutto per l’Ia. Quando, però, Deep Seek ha mostrato che è possibile sviluppare modelli d’Intelligenza artificiale low cost, è sorto il timore rispetto al ritorno sugli investimenti degli hyperscaler. Il che potrebbe indurre la frenata degli esborsi e il calo delle potenzialità per le aziende del settore, compresa Lu-Ve. Il gruppo rigetta il timore. Dapprima, viene sottolineato, si tratta di un trend strutturale - basta pensare per l’appunto all’Ia - che richiede grandi investimenti. È improbabile, quindi, che questi vengano significativamente ridotti. Inoltre - dice sempre la società - Lu-Ve negli Usa parte da zero. Di conseguenza, al netto che l’offerta è indirizzata anche ad altri settori, ogni contratto sarà incrementale. Infine: il raffreddamento dei data center - sottolinea l’azienda - esige tecnologie sofisticate (ad esempio ad acqua) che richiedono un maggiore numero di macchine prodotte da Lu-Ve stessa. Quindi, non è visto un particolare problema sui centri dati.



