Lettera al risparmiatore

Lu-Ve: la mid cap italiana che scommette sul boom dei data center

Da una parte, il focus sul sempre più crescente - anche in scia all’Intelligenza artificiale (Ia) - settore dei data center. Dall’altra, il proseguire lungo la strada delle maggiori efficienze nella produzione e logistica.

di Vittorio Carlini

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Da una parte, il focus sul sempre più crescente - anche in scia all’Intelligenza artificiale (Ia) - settore dei data center. Dall’altra, il proseguire lungo la strada delle maggiori efficienze nella produzione e logistica. Il tutto con le commesse che tendono ad aumentare in dimensione media e specificità. Così possono riassumersi alcuni aspetti del business di Luve.

Oggetto sociale

Già, il business. La mid cap, quotata al segmento Star di Borsa italiana e di cui la Lettera al Risparmiatore ha sentito i vertici aziendali, divide - sotto l’aspetto delle categorie di prodotto - i ricavi in tre aree. La prima (50,2% del fatturato totale nel 2024) è rappresentata dai cosiddetti Apparecchi ventilati. Questi sono scambiatori di calore cui vengono accoppiati ulteriori soluzioni: da carenature per massimizzare le prestazioni dei medesimi scambiatori fino a ventilatori per - ad esempio - ottimizzare lo scambio termico. Appannaggio del secondo, invece, si trovano proprio gli scambiatori di calore (45,8%) i quali - detto in parole semplici - sono costituiti da un sistema il quale da un lato - grazie al passaggio di fluidi nei tubi di particolari componenti (ad esempio CO2) - cede, o sottrae, calore all’ambiente; e che, dall’altro, fa parte di un apparecchio più grande (ad esempio banco refrigerato in un supermarket). Infine, residuale, è il terso fronte: le porte di vetro (2,6%) usate, tra le altre cose, proprio nei banchi refrigerati.

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I centri dati

Ebbene: tra le priorità della società c’è - per l’appunto - la spinta sul business dei data center. Questi, a causa della grande quantità di energia usata per gestire dati e fare calcoli, producono calore. È necessaria, quindi, l’esistenza di sistemi di raffreddamento. A fronte di ciò Lu-Ve vuole essere della partita. Nel 2024 il ricavi generati dal settore in oggetto sono stati circa il 7% del giro d’affari aziendale. A fine del 2025 l’incidenza è prevista arrivare al 12-13%. Ma è nel 2026 che -a detta del gruppo - dovrebbe esserci la reale accelerazione.

Perché? Al fine di rispondere al quesito è necessario spiegare il programma del gruppo in questo comparto. Ad inizio dicembre scorso la società ha completato l’ampiamento dell’impianto in Cina. Si tratta di un passaggio che - unitamente alla conferma della strategia di produzione locale su locale -, da una parte, permette a Lu-Ve di offrire macchine per la refrigerazione anche esterne (e non solo interne come in passato); e dall’altra - consentendo la creazione di una proposta commerciale più completa - mette il gruppo in una buona posizione per partecipare alle gare sulle commesse. Le quali - oltre ad esempio nell’ambito della power generation - sono anche, e soprattutto, nei data center. Quei centri dati che stanno vivendo una grande stagione nella stessa America. Ubs stima che gli hyperscaler (produttori d’infrastrutture informatiche su larga scala) spenderanno, nel 2025, oltre 328 miliardi di dollari per cloud e data center. In un simile contesto Lu-Ve arriverà, ad inizio 2026, ad avere l’importante ampliamento della fabbrica in Texas. Si tratta di una struttura (che ha implicato un investimento capitalizzato intorno a 22 milioni) la quale servirà, tra le altre cose, i dati center. Ecco, quindi, perché l’azienda si attende nel prossimo esercizio la vera accelerazione sul fronte in oggetto. Nel 2025 i ricavi del settore arriveranno soprattutto da progetti in Europa (in particolare Inghilterra ed Irlanda) e, in parte, dalla Cina. Nel 2026, con il sostegno del terzo fronte geografico, la strategia di Lu-Ve potrà dispiegare le potenzialità nel fronte in oggetto (e non solo).

Il dubbio sul ritorno dell’investimento

Sennonché c’è un dubbio. I grandi investimenti nei data center sono soprattutto per l’Ia. Quando, però, Deep Seek ha mostrato che è possibile sviluppare modelli d’Intelligenza artificiale low cost, è sorto il timore rispetto al ritorno sugli investimenti degli hyperscaler. Il che potrebbe indurre la frenata degli esborsi e il calo delle potenzialità per le aziende del settore, compresa Lu-Ve. Il gruppo rigetta il timore. Dapprima, viene sottolineato, si tratta di un trend strutturale - basta pensare per l’appunto all’Ia - che richiede grandi investimenti. È improbabile, quindi, che questi vengano significativamente ridotti. Inoltre - dice sempre la società - Lu-Ve negli Usa parte da zero. Di conseguenza, al netto che l’offerta è indirizzata anche ad altri settori, ogni contratto sarà incrementale. Infine: il raffreddamento dei data center - sottolinea l’azienda - esige tecnologie sofisticate (ad esempio ad acqua) che richiedono un maggiore numero di macchine prodotte da Lu-Ve stessa. Quindi, non è visto un particolare problema sui centri dati.

La standardizzazione

A ben guardare, le soluzioni per data center rientrano, come altri prodotti di Lu-Ve, in una strategia, trasversale all’azienda che - partita nel passato - prosegue. Quale? L’efficientamento e standardizzazione delle filiere produttive. Il gruppo ha piattaforme le quali, riguardo ad esempio a sistemi di raffreddamento dei data center, consentono di produrre macchinari che per circa il 70% sono standardizzati mentre per il 30% richiedono specifiche ad hoc. È un ecosistema il quale permette di mettere in campo notevoli sinergie, soprattutto di scopo. L’azienda, in funzione delle esigenze produttive ha la flessibilità nella riallocazione della produzione. Di più. Anche l’ingegnerizzazione del prodotto è soggetta alla medesima forma di duttibilità. Insomma: il focus è rilevante e l’obiettivo, nel medio periodo, è portare la parte standard - laddove possibile - al 75-80%. Ma non è solo questione di produzione in senso stretto. Un focus rilevante, nel 2025, è la logistica. La società - che va ricordato si è organizzata sul modello a matrice con 11 “cluster” regionali - gestisce un crescente numero di commesse specifiche e mediamente più grandi. A fronte di ciò il gruppo ha istituito la figura del “curatore” della medesima commessa in modo che, per l’appunto, anche nell’ambito logistisco siano evitate sovrapposizioni e ritardi. la società si attende dei risparmi dal sistema in oggetto, seppure non dà indicazioni sul 2025.

Il caos dei dazi

Tutto rose e fiori, quindi? La realtà è più difficile. Il risparmiatore esprime molta preoccupazione per il caos dei dazi scatenato da Donald Trump. Un contesto che può impattare Lu-Ve. L’azienda, pure consapevole dei potenziali rischi della situazione, fa professione di fiducia. Da un lato, la grande parte della sua attività - è l’indicazione - è indirizzata verso il Vecchio continente; dall’altro i clienti europei che esportano negli Usa sono pochi. Di più. La società rimarca - come mostrano gli impegni sugli impianti in Cina e in America - che il suo business è locale su locale. Il che contiene molto il pericolo dei dazi. Certo! Rispetto alla stessa fabbrica in Texas, dice Lu-Ve, parte dell’approvvigionamento era stato ipotizzato dal Messico. Adesso si tratta di comprendere quale sia la soluzione migliore da adottare. Quest’ultimo aspetto però, conclude la mid cap, riguarda gli stessi concorrenti operativi negli Usa. Non è, quindi, una specificità della sola società italiana. Ciò detto, tuttavia, può proporsi un’ulteriore obiezione: la guerra dei dazi rischia di frenare, o mandare in recessione, l’Europa e quindi - inducendo minori investimenti ad esempio nel residenziale - ridurre la domanda per i prodotti del gruppo. Vero, dice Lu-Ve la quale tuttavia ribatte: ad oggi non c’è alcun segnale in tal senso nel settore; inoltre, i piani fiscali - quali quelli della Germania - produrranno effetti positivi e non è detto si concretizzino gli scenari più negativi. In generale comunque, chiude l’azienda, è troppo presto per dare un’indicazione sulle prospettive future.

Prospettive

Fin qui alcune suggestioni riguardo a data center, efficienze e rischi legati ai dazi. Quali, però, le prospettive dei vari settori di prodotto? Sul fronte degli scambiatori di calore può rilevarsi la buona dinamica della refrigerazione commerciale - in scia, ad esempio, degli investimenti nei supermercati -, delle asciuga biancheria e i segnali di ripresa nelle pompe di calore (ricavi nel 2025 stimati a circa 22,8 milioni). Debole, al contrario, il mondo del raffreddamento industriale (al netto dei data center). È un mix di dinamiche le quali, indica Lu-Ve, portano ad una stima di crescita nel 2025 degli scambiatori di calore ad alta singola cifra percentuale. Differente la situazione per gli apparecchi ventilati. Qui il vento in poppa lo portano i data center e la refrigerazione, tra le altre cose, per logistica e power generation. Debole, invece, il condizionamento che riguarda - in Europa - i grandi edifici. Il tutto si riassume in un previsione, da parte del gruppo, di una leggera crescita nell’esercizio in corso per gli apparecchi ventilati. A fronte di ciò, a livello consolidato, la società stima il fatturato sempre in leggera espansione e l’Ebitda in miglioramento sul 2024. Il risparmiatore, però, segnala che, nei primi tre mesi del 2025, il backlog è si in rialzo del 24,6% ma i ricavi calano del 5,5%. È un contesto che non preoccupa, indica Lu-Ve. Avere un portafoglio ordini così forte e sano dimostra che il business è solido e va bene. Gli ordini, chiude l’azienda, si trasformeranno in ricavi.

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