Leonardo in calo con i titoli della difesa, focus sul dossier Cingolani
La società resta al centro del dibattito sulla possibilità di un cambio al vertice, con la poltrona dell'amministratore delegato che sembra traballare. Tra i possibili successori Lorenzo Mariani e Gian Piero Cutillo
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(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Seduta di ribassi per Leonardo - Finmeccanica che è tra le peggiori del Ftse Mib, in scia ai ribassi delle azioni della difesa in Europa (Rheinmetall a Francoforte, Bae Systems a Londra, Thales e Dassault a Parigi).
Il titolo, che sale del 780% dall'inizio del conflitto in Ucraina nel 2022, del 35% nell'ultimo anno e de 15% finora nel 2026, cala dopo il record sopra 64 euro toccato il 18 marzo scorso. Già sotto i riflettori, come tutti i titoli della difesa, per i vari fronti di conflitto aperti, in particolare quello in Medio Oriente, e per l'acquisizione del business difesa da Iveco, Leonardo resta al centro del dibattito sulla possibilità di un cambio al vertice, con la poltrona dell'amministratore delegato Roberto Cingolani che sembra traballare.
Il Governo italiano, che detiene poco più del 30% del gruppo tramite il ministero dell'Economia, è chiamato a presentare una lista di candidati per il Cda entro il 13 aprile. Secondo vari quotidiani, tra cui Repubblica e La Stampa oltre al nome di Lorenzo Mariani (attualmente managing director di Mbda Italia, ma fino al 2025 condirettore in Leonardo) in lizza ci sarebbe anche Gian Piero Cutillo (ex Cfo di Leonardo dal 2012 al 2017 e attualmente responsabile della divisione elicotteri). Si era fatto anche il nome di Stefano Donnarumma, Ad di Fs, così come quelli dell’Ad di Rheinmetall Italia, Alessandro Ercolani, e di Pierroberto Folgiero.
In particolare, la Repubblica indica Cutillo come Ceo e Mariani come direttore generale. «Se venisse confermata questa scelta, sarebbe probabilmente una transizione senza discontinuità, se non altro perché entrambi conoscono molto bene il gruppo dall’interno dato la loro lunga militanza», spiegano gli analisti di Equita, ricordando che «tra i motivi che porterebbe al cambiamento di Ceo imputabili a Cingolani ci sarebbero alcune nomine interne, la resistenza a trasferimenti di tecnologie e co- produzioni in Arabia Saudita, modalità di presentazione del programma Michelangelo Dome e i risultati delle joint venture internazionali (Rheinmetall, Baykar e Space) con pochi prodotti made in Italy».
La questione di un eventuale avvicendamento sta scatenando anche un intenso dibattito politico, con esponenti di Governo e di vari partiti che si sono espressi sulla questione, anche interrogandosi sulle motivazioni di un possibile passaggio di consegne visti i risultati comunque positivi del gruppo. Al proposito, i numeri del primo trimestre arriveranno il prossimo 6 maggio e gli analisti sono positivi. Quelli di Deutsche Bank, per esempio, attendono conti «allineati o superiori ai target» e una «continua traiettoria di crescita».



