Le sfide di Fila: integrare le società neoacquisite e più efficienze operative
di Vittorio Carlini
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Proseguire nell’integrazione delle varie società neoacquisite. Poi: realizzare maggiori efficienze operative. Inoltre: ridurre ulteriormente, anche in scia alla razionalizzazione dei magazzini in Europa e degli investimenti nell’It, l’incidenza del capitale commerciale circolante netto sui ricavi. Sono tra le priorità di Fila (Fabbrica italiana Lapis ed Affini) a sostegno del business.
L’attività, in continuità con il 2016, ha visto il primo trimestre del 2017 caratterizzato da fatturato e redditività in rialzo. Il giro d’affari è arrivato a 117,6 milioni con un aumento del 41,9% rispetto allo stesso periodo dello scorso esercizio. L’Ebit reported, dal canto suo, si è assestato a 11,5 milioni a fronte dei 6,9 milioni di un anno prima. L’utile, infine, è salito a 6,2 milioni. Insomma: i dati reported (in valore assoluto) segnalano l’incremento del conto economico.
Ciò detto però Fila, lo scorso anno, ha realizzato diverse operazioni di M&A. Quindi, al fine di meglio cogliere la dinamica economica, è più corretto analizzare le voci contabili normalizzate (vale a dire al netto delle acquisizioni e dell’effetto cambi). Ebbene: i ricavi adjusted, sempre del primo trimestre dell’anno, sono saliti del 6,1%; il Mol adjusted, invece, è cresciuto dell’8%. Rialzi più limitati, quindi, seppure la crescita aziendale è confermata.
Al di là dei numeri di bilancio il risparmiatore è, però, interessato allo sviluppo aziendale. Un focus, per l’appunto, è sull’integrazione delle aziende neoacquisite. Rispetto a questo fronte vanno ricordati in particolare, oltre allo shopping della cartiera britannica St. Cuthberts (febbraio 2016), il consolidamento dell’inglese Daler-Rowney Lukas (febbraio 2016) e quello della francese Canson (ottobre 2016). Si tratta di due operazioni che, al di là delle singole specificità (Daler, ad esempio, permette la conquista di quote di mercato nel mondo anglosassone), hanno consentito a Fila di accrescere la presenza nel settore della cosiddetta «creatività».
La dinamica, per essere compresa, presuppone la conoscenza dell’oggetto sociale del gruppo. La società in generale sviluppa, produce e commercializza prodotti per disegnare, colorare, dipingere, modellare e scrivere. Dalle matite ai pastelli fino alle paste modellabili. Più in particolare Fila divide, per linee di prodotto, l’attività in tre aree. La prima, «Matite», comprende essenzialmente tutti i prodotti consumabili spesso riconducibili al mondo dell’apprendimento (dall’asilo fino all’università). La seconda «Altri strumenti di creatività» riguarda tutto ciò che non è matita e, seppure non escluda prodotti scolastici, ha maggiore attinenza con la pittura e la produzione artistica (sia professionale che per hobby). La terza, infine, è l’«Ufficio, industria e altro». Qui sono ricompresi: dai prodotti di cancelleria fino alle matite per i cantieri edili. Ebbene Fila, è l’indicazione della stessa azienda, era troppo sbilanciata sul segmento «Matite». Di qui la necessità di aumentare l’incidenza del settore «Altri strumenti di creatività». Le due operazioni indicate hanno, in tal senso, dato una mano: a fine marzo scorso il peso sui ricavi di quest’ultima si è assestato al 57,4% rispetto al 45,5% di un anno prima. La prospettiva? Quella, al netto della volontà di crescere in tutti i comparti, di proseguire nel trend. Nel medio periodo, da una parte, l’area «Matite» dovrebbe ulteriormente ridurre la sua incidenza; dall’altra gli «Altri strumenti di creatività», che ricomprendono la stessa carta per il disegno in un’ottica di forte integrazione verticale della filiera produttiva, sono previsti incrementare il peso.


