Lettera al risparmiatore

La strategia di Equita: diversificare il business e più asset alternativi

L’istituto, unitamente alla crescita interna, punta a sfruttare la leva delle acquisizioni. Il rischio della frenata economica a seguito della guerra

di Vittorio Carlini

5' di lettura

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Tra le molteplici tabelle di presentazione di un business plan spesso ce n’è una più significativa delle altre. Così è anche per il piano d’impresa 2022-2024 di Equita Group. Nel caso specifico è utile analizzare il grafico rappresentativo delle stime di crescita annua (Cagr) dei ricavi per le singole aree d’attività.

Ebbene il Cagr del Global Markets, tra il 2021 e il 2024, è stimato del 2-4%. Quello dell’Investment Banking tra l’8 e il 12% mentre l’incremento medio annuo atteso per l’Alternative asset management si assesta al 15-20%. In altre parole: sebbene in valore assoluto gli asset alternativi non sono quelli che contribuiscono maggiormente al rialzo del margine d’intermediazione (atteso oltre 110 milioni nel 2024), la divisione in oggetto è contraddistinta dalla più elevata accelerazione.

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Alternative asset management

Già, accelerazione. Ma quali le mosse per centrare un simile obiettivo, anche di diversificazione del business? Prima di rispondere è utile ricordare il contenuto dell’Alternative asset management che, nel 2021, ha generato revenues per 11 milioni (+69% sul 2020). Qui Equita, di cui la “Lettera al risparmiatore” ha sentito i vertici, ricomprende, da un lato, il co-sviluppo e gestione di prodotti per clienti istituzionali; e, dall’altro, il lancio e conseguente “management”, di soluzioni d’investimento in asset illiquidi.

Rispetto al primo fronte l’intenzione, nell’arco di piano, è di lanciare fino a 2 nuovi fondi. Di questi uno, in ipotesi, potrebbe vedere la luce finanche nella seconda metà del 2022. Con riferimento, invece, al mondo degli illiquidi il closing del secondo fund nel private debt è stato spostato a metà dell’esercizio in corso, ma con la capienza finale oltre 200 milioni. Inoltre un terzo fondo, sempre negli strumenti di debito di società non quotate, potrebbe vedere la luce ad inizio del 2024.

Non solo. Equita, all’interno del business plan, punta anche ad inserire (sempre negli asset illiquidi ed eventualmente sfruttando la leva dell’M&A) un’altra asset class. Il gruppo non fornisce indicazioni ma può pensarsi ad esempio all’immobiliare, agli Npl oppure al venture capital. Infine: i club deal. La volontà, sfruttando le sinerge con la stessa Equita K Finance, è realizzare qualche sindacato d’investimento. In particolare nell’ambito del private equity.

CONTO ECONOMICO A CONFRONTO

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Eldorado e concorrenza

Tutto facile come bere un bicchere d’acqua, insomma? La realtà è più complessa. Il risparmiatore, ricordando che Equita è focalizzata sull’Italia, sottolinea che gli asset alternativi sono considerati l’Eldorado un po’ da tutti gli istituti finanziari e, quindi, c’è forte concorrenza. Una situazione che può incidere sullo sviluppo dell’Alternative asset management del gruppo.

La società non condivide la preoccupazione. In primis, viene sottolineato, l’ingresso in nuove asset class è meglio venga realizzato in mercati che si conoscono bene qual è quello domestico. Non solo. L’istituto ricorda, da un lato, che i multi asset manager nel settore sono comunque pochi; e, dall’altro, che Equita, negli anni, ha acquisito rapidamente un buon posizionamento e una solida reputazione.

Un mix di caratteristiche, è l’indicazione, le quali, come mostra la crescita nei recenti anni, consentono alla società di dire di avere spazio per ulteriormente espandersi negli asset alternativi.

DIVISIONI E RICAVI

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Il global Market

Dall’Alternative asset management al Global Markets. In quest’area, che nel 2021 è stata caratterizzata da ricavi in aumento a 40,7 milioni (+21% sul 2020), sono ricompresi: la compravendita di strumenti finanziari (sia per conto terzi che il “proprietary trading”), il market making e l’attività di specialist.

Nel settore in oggetto, a ben vedere, tra le priorità c’è, dapprima, l’ulteriore sviluppo dei business avviati di recente. Un esempio? Rafforzare l’attività nel mondo del reddito fisso. Altro un focus poi, a fronte delle limitazioni negli spostamenti negli ultimi due anni di pandemia, è costituito dal ri-aumentare i contatti con la clientela. Soprattutto con quella estera che, va ricordato, rappresenta più del 50% dei flussi d’intermediazione.

LA REDDITIVITÀ NEL TEMPO

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Crisi e volatilità

Sennonché può realizzarsi il seguente ragionamento. La stretta di politica monetaria, in particolare ad opera della Fed, e l’invasione dell’Ucraina creano incertezza sui mercati. Il che, ricordando ad esempio l’attività del trading direzionale realizzata da Equita, rischia di impattare sul Global markets stesso. L’istituto, pure consapevole della situazione, non condivide il timore.

Dapprima, viene sottolineato, l’incidenza del trading direzionale sul Global Markets, e quindi sullo stesso business complessivo di Equita, è limitata. Inoltre, dice sempre il gruppo, il focus sulla remunerazione degli azionisti, con più di 50 milioni previsti in dividendi cumulati nell’arco di piano, prescinde dal risultato, positivo o negativo, del trading direzionale.

Di più. Il Global Markets, dice il gruppo, è essenzialmente legato all’attività con la clientela. Cioè, consegue dall’intermediazione dei clienti istituzionali e, seppure indirettamente, di quelli retail a loro volta clienti degli istituzionali che si appoggiano ad Equita per l’operatività. Una tipologia di attività, tiene a precisare il gruppo, che per sua natura è ricorrente e strutturale. Ciò detto, però, può farsi un’ulteriore obiezione.

Il retail, a fronte di mercati così volatili, tende a ridurre l’operatività. Non è così, ribatte Equita. La digitalizzazione, con le piattaforme di trading online, ha spinto questo tipo di operatività. Prova ne sia, conclude l’istituto, che nel 2020, quando la volatilità è salita molto, l’attività d’intermediazione del retail è aumentata.

GLI ASSET IN GESTIONE

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Banca d’affari

Infine il mondo dell’Investment banking. Si tratta della terza divisione del gruppo i cui ricavi nel 2021 sono saliti del 38% e alla quale si riconducono varie attività: dall’M&A all’equity e capital market fino alla consulenza. Qui le priorità di Equita si articolano seguendo soprattutto tre strade. La prima è incrementare i settori di competenza. Così, quali esempi, possono citarsi l’immobiliare oppure il consumer.

La seconda è aumentare il presidio territoriale in Italia. L’istituto è attivo essenzialmente in Lombardia, Emilia Romagna e Piemonte. L’obiettivo, oltre che consolidarsi laddove è già presente, è estendere l’operatività ad aree come il Nord Est oppure il Centro Sud. La terza strada, invece, è rafforzare l’offerta dei prodotti, ampliando anche la presenza su operazioni con le big cap. Seppure i mandati con le Pmi non vengono ovviamente dimenticati.

Rischi e guerra

Già, Pmi e large cap. Rispetto all’Investment banking il risparmiatore ha un dubbio. L’incertezza legata al Covid - che non molla la presa -, unitamente all’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, implica una grande alea per l’attività d’impresa. Un contesto che rischia di impattare, ad esempio con riferimento alle attività connesse ai mercati dei capitali, proprio l’Investment banking.

Equita, invitando ad un’analisi più articolata, professa fiducia. L’istituto sottolinea, soprattutto con riferimento agli obiettivi del business plan, che esistono due trend strutturali di lungo periodo. Il primo è che le aziende, anche in scia al cambio generazionale degli imprenditori, sono sempre più aperte al mercato dei capitali. Il secondo invece, dice sempre Equita, è che l’incremento dell’interesse negli asset alternativi ha comportato l’aumento degli investitori professionali il quale, a sua volta, contribuisce a fare crescere il corporate finance.

Certo, aggiunge la banca, nel breve periodo il contesto generale potrà avere qualche impatto sul business. Ma la pipeline del gruppo, conclude l’istituto, è molto forte e quindi: da un lato, non è visto alcun particolare problema sull’argomento in oggetto; e, dall’altro, i target al 2024 vengono confermati (tra cui l’utile netto di almeno 25 milioni, ex voci non ricorrenti).

Così come è confermato l’interesse per l’M&A. Equita, che ipotizza (sempre al 2024) di superare i 110 milioni di ricavi organicamente e/o mediante aquisizioni e apertura del capitale a nuovi partner, guarda per lo shopping soprattutto all’area dell’Alternative asset management. Si tratta di potenziali target presenti in Italia e con un giro d’affari, ipoteticamente, da 3-15 milioni. Minore, invece, l’interesse per l’estero. Seppure, opportunisticamente, il gruppo, in tutte le di business, non esclude operazioni, in particolare partnership.

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