La sfida di Samsung: più ricavi e produzione nei chip di memoria
Tech. Il colosso sudcoreano fa leva sui microprocessori super veloci legati all’intelligenza artificiale. Negli smartphone c’è la concorrenza di Apple e cinesi
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Intelligenza artificiale. Sempre lei. Declinata, nel caso specifico di Samsung Electronics, soprattutto nella forma dei nuovi super chip per la memoria dei calcolatori. È uno dei tasselli della strategia di sviluppo su cui punta la conglomerata sudcoreana.
Oggetto sociale
Un colosso il quale, vale la pena ricordarlo, divide l’attività essenzialmente in quattro grandi aree: Device eXperience (Dx), Device solutions (Ds), Samsung display corporations (Sdc) e Harman. Il primo segmento (48.400 miliardi di won di ricavi nel terzo trimestre del 2025, pari a circa 28 miliardi di euro) rappresenta il fronte consumer. Qui sono compresi smartphone, tablet, wearable, Tv, elettrodomestici e le soluzioni di rete 5G e 6G. Device solutions (33.1oo miliardi di won), invece, costituisce il motore tecnologico della società. Ad esso sono ricondotti i chip di memoria per l’Ia come Dram e Hbm, oltre ai processori progettati internamente e ai chip realizzati nelle fonderie dell’azienda (anche per conto terzi). C’è poi Sdc (8.100 miliardi). Vale a dire: la divisione che da un lato fornisce schermi Oled per smartphone premium, laptop e monitor; e, dall’altro, realizza i pannelli Qd-Oled destinati a tv di fascia alta. Infine: Harman (4.000 miliardi di fatturato). Appannaggio di quest’area ci sono i sistemi audio e le tecnologie per l’auto connessa.
I super chip per l’Ia
Ebbene: rimarcando l’articolazione del business, che è uno dei punti di forza di Samsung, nel terzo quarter la divisione Ds è stata contraddistinta dal maggiore rialzo dei ricavi (+13% anno su anno). In particolare, la parte del leone l’ha recitata il mondo delle Memory – in scia soprattutto alla domanda legata all’Artificial intelligence (Ai) – che è salito del 20%. Non solo. Anche a livello di utile operativo la Device solutions è stata caratterizzata dal maggiore aumento di redditività (espansione di 3.100 miliardi di won). Insomma: il motore principe di fatturato e redditività del colosso sudcoreano è stato, per l’appunto, il business delle memorie e dei componenti avanzati richiesti per l’Ai. Soprattutto: le memory “impilate” ultra veloci chiamate Hbm (insieme alle Ddr5) e i cosiddetti eSsd sfruttati sul fronte dei data center per le imprese.
Il medio periodo
Fin qua alcune suggestioni riguardo a talune delle più recenti dinamiche di conto economico. Sennonché – come sempre accade – per meglio cogliere l’andamento del gruppo è utile ampliare l’arco di tempo di analisi. Nel 2020 Samsung ha chiuso l’esercizio con circa 236.8oo miliardi di won di ricavi e 35.990 miliardi di Ebit. Il margine operativo, dal canto suo, è stato del 15,2%. Nel 2021, nel pieno della corsa al digitale, le vendite consolidate sono aumentate a circa 279.600 miliardi e l’utile operativo si è assestato a 51.600 miliardi, con un margine in doppia cifra superiore al 18%. Nel 2022, invece, il fatturato ha toccato quota 302.230 miliardi di won: un record per volumi. E, tuttavia, il risultato operativo è scivolato a 43.38o miliardi (margine al 14,4%). Un trend che ha segnalato come il semplice incremento dei volumi non bastasse a garantire profitti elevati. Poi è arrivato il 2023, il punto più critico. In quell’esercizio la domanda dei semiconduttori è caduta e – complice un eccesso di offerta che ha schiacciato i prezzi – l’azienda ha archiviato l’anno con ricavi per 258.940 miliardi di won e un Ebit risicato, intorno a 6.570 miliardi: margini minimi, perdite di competitività nel segmento memoria e forti dubbi sul futuro. Un contesto che ha concretizzato diverse nuvole sull’orizzonte della conglomerata asiatica.Nel 2024, tuttavia, la domanda si è stabilizzata: c’è stato il graduale recupero del settore chip e una moderata ripresa del comparto consumer. Così Samsung è riuscita a risalire a 300.900 miliardi di won di giro d’affari totale, con l’Ebit di 32.700 miliardi e un margine operativo del 10,9%, Il 2025, infine, ha segnato, per l’appunto, l’inversione di tendenza. Nel terzo trimestre – a livello complessivo – il gruppo ha generato vendite per 86.100 miliardi di won e un utile operativo di 12.200 miliardi. Al di là delle dinamiche passate, il risparmiatore fai-da-te però domanda: quali le mosse future? Riguardo ai semiconduttori, divisione Ds, la società nell’esercizio in corso punta soprattutto sulle memorie di fascia alta: le Hbm3E, cioè memory “impilate” a banda ultra-larga per GPU e Ai, e le Ddr5 da 128GB, utilizzate nei server di nuova generazione. Il gruppo prevede, più in generale, di fare leva su tutte le memorie a maggiore valore aggiunto. Riguardo all’anno prossimo, invece, Samsung – tra le altre cose – conferma l’obiettivo dell’avvio della produzione nella nuova fabbrica di Taylor (Texas) negli Stati Uniti. Dai microchip alla Device eXperience (Dx), che comprende tutti i prodotti consumer. Qui l’azienda, sempre nel quarto quarter, vuole concentrarsi sulle vendite di smartphone (anche in prospettiva della stagione natalizia). In particolare, la volontà è puntare sulla gamma Galaxy S25 e sui cellulari pieghevoli, da integrarsi con le funzioni di Intelligenza artificiale per differenziare i prodotti e spingere i modelli premium.Rispetto invece a Sdc il gruppo prevede – nel quarto trimestre – un contributo positivo grazie al lancio dei nuovi modelli premium dei principali clienti e all’aumento della domanda per monitor da gaming basati su tecnologia Qd-Oled. Infine, il settore di Harman. La controllata focalizzata su audio premium e tecnologie per auto, entra nel quarto trimestre con attese di crescita sia nelle soluzioni consumer – grazie alla stagionalità – sia nei sistemi di infotainment automobilistici. E riguardo al 2026? La previsione è ampliare la presenza nel settore auto attraverso un portafoglio più diversificato di costruttori e di nuovi marchi audio.
Le problematiche
Tutto rose e fiori, quindi? La realtà è più complicata. In primis, sul versante geopolitico, debbono ricordarsi le tensioni commerciali e i dazi Usa sulle importazioni dal Vietnam. Si tratta di una questione rilevante, in quanto il Paese in oggetto è un hub strategico per i telefonini di Samsung. Tanto che l’azienda sta rivedendo catene di produzione e costi. Non solo. Un altro aspetto rimarcato dagli operatori riguarda la governance e la struttura interna. La società – viene indicato – è “plasmata” in base (anche) alla complessa struttura cosiddetta “chaebol” tipica della Corea del Sud: un’organizzazione la quale rischia di limitare efficienza e trasparenza nelle decisioni strategiche.Un altro elemento, poi, di potenziale vulnerabilità è la forte dipendenza dalle memorie Dram e Nand, settori che in passato hanno subito forti oscillazioni di prezzo e di domanda a causa dell’eccesso di capacità produttiva globale. Di più. Sempre sul fronte dei semiconduttori la competizione su diversi fronti – dai rivali cinesi fino ad altri fabbricanti di chip avanzati quali Qualcomm nel mobile e Tsmc nelle foundry – rappresenta un’ulteriore criticità per crescita e margini. Infine, ma non meno importante, c’è la forte concorrenza nel segmento smartphone, soprattutto con marchi quali Apple nel segmento premium e con i produttori cinesi sull’offerta più economica. Vero, secondo Idc Samsung alla fine del terzo trimestre del 2025 vanta il primo posto come market share globale (19%) sull’intera quantità di telefonini venduti (Apple ha la seconda posizione con il 18,2%). Ciò detto, tuttavia, la considerazione di fondo non muta: la competizione su questo tipo di device è molto forte e i risultati aziendali possono essere impattati (in positivo o in negativo) dal trend dei ricavi legati a smartphone et similia.



