Lettera al risparmiatore

La sfida di Moncler: più ricavi dal digitale Focus su Stone Island

Strategica l’integrazione tra online e negozi fisici. Il gruppo punta a sviluppare globalmente il marchio della «rosa dei venti». Il nodo inflazione

di Vittorio Carlini

(Imagoeconomica)

6' di lettura

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Da una parte la spinta, unitamente all’evoluzione del network fisico, sul canale digitale per, anche, aumentare l’omnicanalità. Dall’altra la sfida dell’espansione globale del business di Stone Island (marchio che resta separato da quello di Moncler). Sono tra i focus del gruppo Moncler a sostegno della sua attività. Già, l’attività. Nel primo semestre del 2022 la società, di cui la Lettera al risparmiatore ha sentito i vertici operativi, ha riportato ricavi e redditività in rialzo. Il giro d’affari è salito a 918,374 milioni a fronte dei 621,768 dello stesso periodo del 2021. L’utile operativo, dal canto suo, è aumentato a 180,167 milioni.

SEMESTRI A CONFRONTO

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Certo: il confronto tra i due semestri non è così significativo in quanto, dal primo aprile del 2021, il gruppo Moncler consolida anche Stone Island. E, tuttavia, nel secondo trimestre dell’anno (in cui la comparazione assume maggiore valore segnaletico), sia il marchio Moncler che quello della “rosa dei venti”, a cambi costanti, hanno riportato (in confronto all’anno prima) una crescita rispettivamente del 23 e 35%. I numeri, quindi, rappresentano un business in espansione.

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RICAVI DEL GRUPPO PER MARCHIO

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La digitalizzazione

Ciò detto un focus, per l’appunto, è sul digitale. Si tratta di un fil rouge tra i due marchi -sebbene la “brand strategy” rimanga ben separata - il quale va detto, rispetto a Moncler, non è di oggi. La spinta - sia tecnologica che commerciale- su questo fronte si concretizzerà in diversi modi. Così, ad esempio, per chi si registra presso la boutique online moncler.com potrebbe esserci la possibilità di vedere alcuni prodotti in anteprima; oppure, e questa è un’ipotesi più concreta, si potrà accedere a collezioni che sono realizzate in esclusiva per il digitale (l’obiettivo, al 2024, è che quest’ultime diventino il 10% di tutti i prodotti offerti). Non solo. A partire da inizio ottobre 2022 sarà possibile (sempre su moncler.com) “realizzarsi” un capospalla su misura grazie ad una tecnologia che consente la visione tridimensionale, sullo schermo, del prodotto. Sia chiaro: il focus sul digitale non esclude il negozio fisico. Anzi! L’interscambiabilità/integrazione tra i diversi canali, la cosiddetta omnicanalità, è un punto essenziale della strategia. Un sistema che, tra le cose, permette di raggiungere e mantenere nuovi clienti e incrementare l’offerta di servizi (anche attraverso l’analisi dei dati forniti dagli utenti stessi). Al di là di ciò il target, al 2024, è arrivare, da una parte, a generare dal digitale il 25% delle vendite del brand Moncler; e, dall’altra, di avere 1 milione di clienti registrati e circa 100 milioni di visite l’anno alla boutique online.

MARCHIO MONCLER E AREE GEOGRAFICHE

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Quell’online che è rilevante (ecco il fil rouge) per la stessa Stone Island. Qui, sempre al 2024, l’obiettivo è riuscire a generare fino al 20% di ricavi (sul totale del brand) dal digitale. Sennonché, al di là della somiglianza sul fronte della distribuzione, c’è una fondamentale differenza con il mondo di Moncler. Cioè: il sito stoneisland.com è attualmente gestito da un provider esterno. Chiaro quindi, al fine di sviluppare al meglio questo fronte del business, che il gruppo voglia internalizzare la boutique online in oggetto. La condizione dovrebbe concretizzarsi nel 2024.

Il mondo di Stone Island

Fin qui il digitale. Moncler, però, è concentrata sullo sviluppo complessivo dei brands. Rispetto al marchio omonimo, oltre a proseguire l’espansione della rete dei negozi (vedere box in alto), si punta alla continua valorizzazione, e allargamento, delle tre community cui corrisponde la triplice dimensione del marchio. Quindi: la generazione X/Millenials per Moncler Collection, la Z Generation per Moncler Genius e, infine, gli Active Millenials con riguardo a Moncler Grenoble. Al di la di ciò, tuttavia, l’azienda ha un’altra sfida: la crescita di Stone Island. Qui, tra le varie priorità, va ricordato l’obiettivo di eliminare, o ridurre, i filtri con il mercato. Il marchio della “rosa dei venti” è fortemente sbilanciato sulla distribuzione wholesale. Si tratta di una caratteristica che - al fine di meglio controllare il business, di adeguarsi alla domanda, di cogliere i reali gusti e cambiamenti delle “community” - Moncler vuole ridurre. Così il gruppo, oltre ad avere definito 5 regioni geografiche, ha già realizzato alcune mosse. In Corea del Sud ha acquisito la maggioranza della joint venture, trasformando la distribuzione dal wholesale a retail. Operazione simile è stato realizzata in Giappone dal primo di agosto. In Gran Bretagna, invece, la presa diretta sul busines riguarda l’e-commerce e il negozio monomarca di Londra. Al di là degli specifici passaggi, l’obiettivo al 2024, è arrivare da un lato ad avere circa il 60% dei ricavi collegati al “Direct to consumer”(cioè i negozi a gestione diretta, l’online diretto e le e-concession); dall’altro di aumentare il numero dei Direct operated store (Dos) a circa 100 (al 30/6/2022 sono 54). Quest’ultimo progetto, però, non è attualmente così impellente. Nel 2022, infatti, è prevista un’unica apertura di Dos a marchio Stone Island in quel di Chicago negli Usa. Più urgente, invece, è il consolidamento, razionalizzazione delle attività nei mercati dove il brand è presente. Oltre, poi, a rafforzare i temi della collezione di Stone Island.

MARCHIO STONE ISLAND E AREE GEOGRAFICHE

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L’inflazione

Sennonché non è solo questione di gusti e collezioni. La realtà è più complicata. Il risparmiatore, in tal senso, esprime una preoccupazione. La dinamica inflattiva, ad esempio sul fronte energetico e della logistica, fa aumentare gli oneri operativi. Il che impatta la marginalità aziendale. Moncler, pure conscia del tema, sul fronte in oggetto professa fiducia. Per circa un anno e mezzo, è l’indicazione, i rialzi dei costi sono stati amministrati, anche con maggiori efficienze operative. L’ultimo incremento dell’inflazione, dice sempre il gruppo, è stato invece gestito anche attraverso il pass through. Il prezzo della collezione autunno-inverno, sia di Moncler che di Stone Island, è stato rialzato in media del 10%. Ciò detto, però, può ulteriormente ricordarsi che, ad esempio in Europa, lo scenario previsto è quello della stagflazione mentre gli Usa sono caduti in recessione tecnica. Il timore è che possa esserci la riduzione della capacità di spesa dei clienti, e quindi, un impatto sul business. Moncler, su questo fronte, invita ad un’analisi più approfondita. Come già accaduto in altre recessioni, è l’indicazione, la domanda di prodotti di lusso, o alto fascia di gamma, è in generale più resistente alle crisi. In particolare poi, aggiunge la società, il cliente di questo settore fa selezione ed è rilevante la forza del brand. In tal senso le qualità intrinseche del prodotto, unite a quelle del marchio e alla narrazione del medesimo - caratteristiche che, viene spiegato, contraddistinguono sia Moncler che Stone Island-permettono all’azienda di non vedere ad oggi particolari problemi.

Già, nessun problema. Va sottolineato, tuttavia, che in Cina la tolleranza zero per il Covid porta a continui lockdown. Si tratta di un contesto che, a fronte dell’importanza del Paese, rischia d’incidere sullo sviluppo futuro del business. La situzione, afferma l’azienda, è indubbiamente volatile. Al di là di ciò, però, da una parte in giugno, non appena le restrizioni sono state tolte, le vendite sono rimbalzate con forza; e dall’altra, al netto che le potenzialità dell’ex Regno di Mezzo sono comunque notevoli, le eventuali problematiche di mercato sono in parte controbilanciate dal trend delle altre aree geografiche. Quelle aree geografiche rispetto alle quali, con riferimento a Moncler, la futura articolazione non dovrebbe subire grandi mutamenti. In generale l’Asia (grazie alla stessa Cina) dovrebbe, nel medio periodo, arrivare a pesare sui ricavi oltre il 50% (46% al 30/6/2022) mentre l’America (essenzialmente gli Usa) sono stimati oltre il 20% (17,5%). Diverso, invece, il discorso per Stone Island. Qui l’Emea ha una grande incidenza sul fatturato (71,12% a metà 2022). Giocoforza l’accelerazione sia dell’Asia che degli Stati Uniti avrà maggiore forza.

A fronte di un simile contesto quali, allora, le prospettive sul 2022? Moncler risponde che, allo stato attuale e al netto di eventi che nessuno auspica, il consensus di mercato è ragionevole. Ebbene: quest’ultimo indica una crescita dei ricavi del 20-25% sul 2021. Riguardo all’Ebit margin, invece, la società ha quale obiettivo il 30%. Un target che potrebbe apparire eccessivo, visto che a metà anno il rapporto tra utile operativo e ricavi è del 19,6%. Moncler rigetta la considerazione. Il business, soprattutto del brand omonimo, ha un’elevata stagionalità. Lo scorso esercizio, pure essendo l’Ebit margin di gruppo- a metà anno- al 14,9%, è poi salito a quota 29,5% al 31 dicembre 2021. Quindi, conclude la società, l’obiettivo è assolutamente ragionevole.

Per approfondire

L’andamento del titolo
L'analisi tecnica del titolo
L'analisi di Finlabo research

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