Scenari

La sfida di Fine Foods: sul piatto 100 milioni per crescere con l’M&A

Da luglio il terzista di farmaci, integratori e cosmetici è quotato allo Star. Elevati ricavi da pochi clienti: la società dice che si tratta di solide multinazionali

di Vittorio Carlini

Fine Foods, stabilimento produttivo (Imagoeconomica)

5' di lettura

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Da un lato aumentare i prodotti realizzati in conto terzi (soprattutto per singolo cliente) nel pharma e nella nutraceutica, utilizzando anche le sinergie con la neoacquisita Pharmatek attiva nella cosmesi. Dall’altra, insieme alla crescita organica, sfruttare l’M&A. Sono tra i focus di Fine Foods & Pharmaceuticals Ntm, società passata nel luglio scorso dall’Aim al segmento Star di Piazza Affari, a sostegno del business.

Oggetto sociale

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Già, il business. Per meglio comprendere la strategia aziendale è dapprima utile ricordare l’oggetto sociale del gruppo. Fine Foods & Pharmaceuticals Ntm sviluppa e produce per conto terzi soluzioni solide od orali essenzialmente in due settori: il farmaceutico e la nutraceutica. Il primo è costituito dalla realizzazione di medicinali: dai generici a quelli di marca fino ai farmaci sia da banco che con obbligo di prescrizione medica. Si tratta di un settore (quello della produzione pharma) previsto in crescita e che in Europa, nel 2023, dovrebbe raggiungere il valore di 476 miliardi di euro.

Appannaggio della seconda area, invece, è la produzione d’integratori i quali, sfruttando le tecniche di sintesi farmaceutica dei prodotti di origine naturale, sono di beneficio alla salute. Anche in questo caso il mercato di riferimento, secondo gli esperti, è in espansione. Nel Vecchio continente il comparto della nutraceutica dove è attiva Fine Foods dovrebbe arrivare a circa 17,6 miliardi (erano 15,2 nel 2020). A fianco delle due aree descritte, infine, deve aggiungersi, dopo la recente acquisizione di Pharmatek, la produzione in conto terzi nel settore della cosmesi.

Dinamiche di business

Ciò detto, secondo i dati di bilancio del 2020 (ultimo dato disponibile) il peso delle diverse aree (al netto di Pharmatek non ancora acquisita) è il seguente: la farmaceutica incide sul fatturato complessivo (171,9 milioni) per circa il 23% mentre il restante 77% è da ricondursi alla nutraceutica. È una ripartizione destinata a mutare nel medio periodo? Fine Foods, di cui la “Lettera al risparmiatore” ha sentito i vertici, risponde negativamente. La ripartizione dei ricavi, al netto della volontà di espandersi in tutte le aree, rimarrà più o meno la stessa. Ai due segmenti in oggetto dovrà poi aggiungersi la cosmesi che è prevista, anche perché ad oggi più piccola (17,8 milioni nel 2020), accelerare maggiormente nel medio periodo.

L’opzione dell’M&A

Già, accelerare maggiormente. A ben vedere una mano all’espansione del gruppo dovrebbe darla la crescita per linee esterne. Fine Foods è intenzionata a sfruttare la leva dell’M&A per incrementare il business. In generale l’azienda guarda a tutti i settori in cui è presente: il pharma, la nutraceutica e la cosmesi. Quest’ultimo comparto però, proprio perchè più nuovo per il gruppo, potrebbe suscitare maggiori attenzioni. L’area geografica nel radar di Fine Foods è l’Italia. In particolare il Nord del Paese. Sono, poi, esclusi i turnaround. Cioè: l’azienda punta a target che siano già efficienti di per sé stessi e non richiedano una ristrutturazione. Si tratta, potenzialmente, di società con un fatturato in media di 30-40 milioni. Realtà che, tra le altre cose, possano anche consentire l’ampliamento delle forme farmaceutiche realizzate da Fine Foods. Un esempio? Le soluzioni in forma liquida.

La disponibilità finanziaria

Fin qui alcune considerazioni rispetto all’identikit del potenziale target. Quale, però, la disponibilità finanziaria del gruppo per lo shopping? Per rispondere può farsi in ipotesi il seguente ragionamento. Fine Foods, alla fine del 2020, vanta una Pfn positiva per 53,8 milioni. Un dato che, al netto di altre acquisizioni (ma considerando Pharmatek), dovrebbe, secondo la società, mantenersi a fine anno su di un buon livello positivo. Non solo. Il gruppo, nell’eventualità si concretizzi un’occasione rilevante per lo shopping, apre all’utilizzo della leva debitoria. Un ipotetico indebitamento netto che non deve superare il livello di 2-2,5 volte l’Ebitda. A fronte di un simile contesto il tesoretto per le acquisizioni può arrivare all’intorno dei 100 milioni.

Pharmatek

Tutto facile come bere un bicchiere d’acqua, quindi? La realtà è più complessa. Proprio con riferimento alla recente acquisizione di Pharmatek il risparmiatore ricorda il rischio di esecuzione. In particolare il timore è che l’operazione possa essere diluitiva rispetto alla marginalità di Fine Foods. Il gruppo rigetta la preoccupazione. La società ricorda che, in linea con la strategia di acquisire realtà efficienti, l’Ebitda margin di Pharmatek, nel 2020, è risultato del 18-20%. Certo: lo scorso esercizio, è l’indicazione, è stato particolarmente positivo per la neo acquisita. Al di là di ciò, e pure nell’ipotesi - ad oggi non prevedibile - di un minore rapporto nel 2021 tra il Mol e i ricavi di Pharmatek, quest’ultima, dice sempre Fine Foods, darà comunque un contributo accrescitivo alla redditività del gruppo.

Quella redditività aziendale che, peraltro, dovrà essere aiutata da Pharmatek in vari modi. Ad esempio attraverso le sinergie sulle vendite. Le multinazionali farmaceutiche, non di rado, producono medicine, integratori e anche cosmetici. Avere l’opportunità di offrire un portafoglio di attività più ampio giocoforza agevola l’evoluzione del business. Senza dimenticare, poi, le sinergie nella ricerca e sviluppo.

FINE FOODS IN NUMERI

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Il fronte dell’R&D

Rispetto a quest’ultimo fronte il tema va affrontato in maniera più generale. Il risparmiatore, vista l’attività in conto terzi di Fine Foods, può ipotizzare che l’R&D non sia significativo per la società. La realtà è più articolata. Nel settore farmaceutico Fine Foods, seppure sia importante la specializzazione dei suoi addetti per concretizzare il trasferimento tecnologico dal cliente ai propri impianti di produzione, non realizza alcuna specifica attività di ricerca. Diverso, invece, il discorso nella nutraceutica. Qui l’R&D del gruppo sviluppa (spesso d’intesa con il possibile cliente) potenziali nuovi soluzioni. In un simile scenario, da un lato, possono crearsi sinergie tra nutraceutica e cosmesi (ad esempio nel ritrovare materie prime utilizzabili in entrambi i settori); e, dall’altro, l’impegno del gruppo sul fronte in oggetto è importante (gli impiegati dedicati alle attività scientifiche, tecniche, di controllo e qualità sono il 15% del totale).

Il rischio concentrazione

Sennonché il risparmiatore esprime un dubbio. Alla fine del 2020 il 77% del fatturato aziendale è generato da soli 5 clienti. Si tratta di una situazione che rappresenta il rischio di concentrazione dei ricavi e che può impattare negativamente l’attività di Fine Foods nel caso, ad esempio, un accordo non venga rinnovato.

La società non condivide il timore. In primis, è l’indicazione, si tratta dell’effetto della normale evoluzione storica del rapporto con il cliente che, via via, conferisce sempre più soluzioni in produzione a Fine foods. Inoltre, dice sempre l’azienda, la scelta di un terzista da parte del cliente è un processo lungo e dispendioso. Il che rende difficile e complessa la revoca dell’intesa. Infine, anche sul fronte della rischiosità in sé del business, Fine Foods ricorda che, da una parte, i 5 clienti - solide multinazionali- conferiscono 800 codici prodotto; e che, dall’altra, questi sono venduti in 60 Paesi. Una diversificazione, conclude l’azienda, che limita per l’appunto il rischio.

Il nodo materie prime

Ciò detto, però, può ulteriormente obiettarsi che di recente c’è stato il rialzo dei prezzi delle materie prime. Una dinamica che incide sul costo del venduto e, quindi, ipoteticamente anche sulla redditività della società. Il gruppo, nuovamente, rigetta la preoccupazione. Nei contratti di produzione per conto terzi, viene spiegato, c’è la separazione tra i costi dei servizi e quelli delle commodity e dei materiali di confezionamento. Ebbene, afferma l’azienda, il rialzo di quest’ultimi è normalmente posto a carico del cliente. Quindi Fine Foods non vede particolari problemi sul tema in oggetto.

A fronte di un simile contesto, quali allora le prospettive sul 2021? Il gruppo, sottolineando che nelle tre aree d’attività l’obiettivo -oltre ad aumentare i clienti- è d’incrementare il numero di prodotti per il singolo cliente stesso, prevede di mantenere, per l’esercizio in corso, il trend storico di crescita.

Per approfondire

L’andamento del titolo

L’analisi tecnica del titolo

L’analisi di Finlabo research

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