La sfida di Birkenstock: margini più calzanti con il prezzo in Borsa
Nonostante i cali degli ultimi tempi il titolo ha corso molto ed è caro. Espansione della base produttiva per sostenere un’offerta più diversificata
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I punti chiave
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C’è da stupirsi che qualcuno si stupisca. Si parla della reazione del mercato all’ultima trimestrale di Birkenstock. La società di calzature, sbarcata a Wall Street l’11 ottobre 2023 con un prezzo di collocamento di 46 dollari, ha pubblicato non troppo tempo fa i numeri del terzo trimestre dell’esercizio 2023-2024 (l’anno fiscale si chiude il 30/9/2024). I ricavi sono saliti del 15% a 565 milioni di euro (con i cambi costanti). L’utile netto, dal canto suo, è aumentato del 18%, arrivando 75 milioni (92 milioni il profitto netto rettificato). A ben vedere, il fatturato è il più alto mai raggiunto in un singolo trimestre dell’azienda. Sennonché, il gruppo - nel giorno dei dati - è tracollato in Borsa. Le azioni hanno ceduto il 16,5%. Un tonfo che, a fronte dell’espansione del giro d’affari, ha lasciato diversi analisti perplessi. Uno stupore giustificato? La risposta è negativa.
Il bilancio
Dapprima va sottolineato che le voci contabili non sono così soddisfacenti. O, perlomeno, non lo sono secondo il mercato. Il fatturato, pure record, è risultato inferiore alle previsioni di consensus (FacSet indicava 566,1 milioni). Lo stesso reddito netto per azione adjusted (0,49 euro) era meno dei 51 centesimi che gli operatori aspettavano. Certo! Può obiettarsi che di fronte ad un simile contesto il capitombolo descritto non è comunque giustificabile.
E tuttavia - ecco l’ulteriore vera causa - nel momento in cui i multipli dell’azione sono molto alti, ogni minima discrepanza rispetto alle attese produce terremoti sul listino. In altre parole: da una parte c’è il business aziendale il quale, più o meno, si espande positivamente; dall’altra, invece, esiste la quotazione sul mercato che essendo troppo tirata è sì influenzata dall’attività aziendale, ma possiede soprattutto dinamiche tutte sue.
I multipli
Andamenti che, per l’appunto, sono condizionati dai multipli del titolo. Secondo il terminale Bloomberg, il rapporto tra prezzo e utili di Birkenstock del 30/6/2024 (giorno di chiusura della trimestrale) - e rilevato l’8/10/2024 - è 68,5 volte. Cioè: un livello che diversi esperti considerano alto. Vero! La data non corrisponde a quella di pubblicazione dei dati trimestrali. E, tuttavia, guardando al P/e attuale - calcolato sugli utili consequenziali degli ultimi 12 mesi e che sconta il crollo del prezzo proprio dopo i dati del terzo quarter -si trova il valore di 55,8 volte. Vale a dire: un numero superiore a quelli di molti concorrenti. Crocs, ad esempio, vanta un indicatore corrente di 10,7 mentre quello di Steve Madden si assesta a quota 17,3. Non solo. Analizzando il dato prospettico sull’anno fiscale in corso, ci si rende conto che il discorso di fondo - in linea di massima - non muta. Steve Madden (17,9) e Crocs (10,6) mantengono tutti un rapporto tra prezzo ed utile molto inferiore a quello della società tedesca (26,3).
Insomma: analogamente a quanto accaduto con molti dei grandi titoli della tecnologia (basta ricordare il tonfo di Nvidia in scia ai numeri dell’ultimo trimestre), il fatto che il titolo non sia a sconto induce gli operatori a vendere non appena qualcosa non è perfettamente in linea con le attese. Il che, per il risparmiatore-fai-da-te, è una condizione - come indicato nella precedente Lettera al risparmiatore sulla medesima azione - che deve convincere alla massima prudenza. Una cautela la quale va osservata anche se il terminale Bloomberg indica che il 73,7% degli analisti valuta il titolo “buy” (il 26,3% è per l’“hold”). Guardando all’evoluzione del prezzo obiettivo - espresso dal consensus rilevato sempre Bloomberg - si nota come, dopo la pubblicazione degli ultimi dati, la differenza tra quest’ultimo e la reale quotazione si sia allargata parecchio. Gli esperti evidentemente, come conferma il basso PEG non GAAP prospettico - pubblicato da Seeking Alpha - di 1,36 volte, puntano sull’espansione della redditività che giustifichi le quotazioni. Sennonché, il tema di fondo della rischiosità dell’asset rimane valido.


