Lettera al risparmiatore

La sfida di Birkenstock: margini più calzanti con il prezzo in Borsa

Nonostante i cali degli ultimi tempi il titolo ha corso molto ed è caro. Espansione della base produttiva per sostenere un’offerta più diversificata

di Vittorio Carlini

(Photo by Anthony Behar/Sipa USA)

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C’è da stupirsi che qualcuno si stupisca. Si parla della reazione del mercato all’ultima trimestrale di Birkenstock. La società di calzature, sbarcata a Wall Street l’11 ottobre 2023 con un prezzo di collocamento di 46 dollari, ha pubblicato non troppo tempo fa i numeri del terzo trimestre dell’esercizio 2023-2024 (l’anno fiscale si chiude il 30/9/2024). I ricavi sono saliti del 15% a 565 milioni di euro (con i cambi costanti). L’utile netto, dal canto suo, è aumentato del 18%, arrivando 75 milioni (92 milioni il profitto netto rettificato). A ben vedere, il fatturato è il più alto mai raggiunto in un singolo trimestre dell’azienda. Sennonché, il gruppo - nel giorno dei dati - è tracollato in Borsa. Le azioni hanno ceduto il 16,5%. Un tonfo che, a fronte dell’espansione del giro d’affari, ha lasciato diversi analisti perplessi. Uno stupore giustificato? La risposta è negativa.

NOVE MESI A CONFRONTO

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Il bilancio

Dapprima va sottolineato che le voci contabili non sono così soddisfacenti. O, perlomeno, non lo sono secondo il mercato. Il fatturato, pure record, è risultato inferiore alle previsioni di consensus (FacSet indicava 566,1 milioni). Lo stesso reddito netto per azione adjusted (0,49 euro) era meno dei 51 centesimi che gli operatori aspettavano. Certo! Può obiettarsi che di fronte ad un simile contesto il capitombolo descritto non è comunque giustificabile.

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E tuttavia - ecco l’ulteriore vera causa - nel momento in cui i multipli dell’azione sono molto alti, ogni minima discrepanza rispetto alle attese produce terremoti sul listino. In altre parole: da una parte c’è il business aziendale il quale, più o meno, si espande positivamente; dall’altra, invece, esiste la quotazione sul mercato che essendo troppo tirata è sì influenzata dall’attività aziendale, ma possiede soprattutto dinamiche tutte sue.

I multipli

Andamenti che, per l’appunto, sono condizionati dai multipli del titolo. Secondo il terminale Bloomberg, il rapporto tra prezzo e utili di Birkenstock del 30/6/2024 (giorno di chiusura della trimestrale) - e rilevato l’8/10/2024 - è 68,5 volte. Cioè: un livello che diversi esperti considerano alto. Vero! La data non corrisponde a quella di pubblicazione dei dati trimestrali. E, tuttavia, guardando al P/e attuale - calcolato sugli utili consequenziali degli ultimi 12 mesi e che sconta il crollo del prezzo proprio dopo i dati del terzo quarter -si trova il valore di 55,8 volte. Vale a dire: un numero superiore a quelli di molti concorrenti. Crocs, ad esempio, vanta un indicatore corrente di 10,7 mentre quello di Steve Madden si assesta a quota 17,3. Non solo. Analizzando il dato prospettico sull’anno fiscale in corso, ci si rende conto che il discorso di fondo - in linea di massima - non muta. Steve Madden (17,9) e Crocs (10,6) mantengono tutti un rapporto tra prezzo ed utile molto inferiore a quello della società tedesca (26,3).

Insomma: analogamente a quanto accaduto con molti dei grandi titoli della tecnologia (basta ricordare il tonfo di Nvidia in scia ai numeri dell’ultimo trimestre), il fatto che il titolo non sia a sconto induce gli operatori a vendere non appena qualcosa non è perfettamente in linea con le attese. Il che, per il risparmiatore-fai-da-te, è una condizione - come indicato nella precedente Lettera al risparmiatore sulla medesima azione - che deve convincere alla massima prudenza. Una cautela la quale va osservata anche se il terminale Bloomberg indica che il 73,7% degli analisti valuta il titolo “buy” (il 26,3% è per l’“hold”). Guardando all’evoluzione del prezzo obiettivo - espresso dal consensus rilevato sempre Bloomberg - si nota come, dopo la pubblicazione degli ultimi dati, la differenza tra quest’ultimo e la reale quotazione si sia allargata parecchio. Gli esperti evidentemente, come conferma il basso PEG non GAAP prospettico - pubblicato da Seeking Alpha - di 1,36 volte, puntano sull’espansione della redditività che giustifichi le quotazioni. Sennonché, il tema di fondo della rischiosità dell’asset rimane valido.

L’oggetto sociale

Fin qua alcune suggestioni su dati trimestrali e multipli di borsa. Il risparmiatore, tuttavia, guarda anche al modello di business di Birkenstock. La società, fondata nel 1774, basa l’attività sulla produzione di calzature che possano replicare la “camminata a piedi nudi”. Sono le le suole anatomiche dei suoi prodotti le quali - indica il gruppo -permettono una postura del piede simile a quella che si avrebbe sulla sabbia. In generale l’azienda, durante la sua storia, ha sviluppato alcune calzature principali contraddistinte da un particolare design che ha chiamato “core Silhouttes”. Queste vengono periodicamente aggiornate, aggiustandone parametri quali: i materiali o il colore. C’è poi l’introduzione, partendo sempre dalle soluzioni di base, di nuove “Silhouttes” (è il cosiddetto “Build the archive”). L’obiettivo, tra la altre cose, è ampliare la clientela. Il marchio, nel passato, è stato identificato con il movimento hippie o femminista. Diversamente, facendo leva su nuovi modelli (da tempo sono proposte scarpe chiuse da usare nelle stagioni più fredde) o su caratteristiche tecniche quali la funzionalità e la sostenibilità, la società vuole raggiungere nuovi utenti. In particolare, tra le donne e le generazioni più giovani. È una strategia che presuppone anche l’ampliamento della base produttiva.

Gli investimenti e la redditività

In tal senso, proprio gli ultimi dati trimestrali, confermano l’impegno sul fronte in oggetto. Nei tre mesi conclusi il 30 giugno scorso, il margine industriale è sì salito a 335,9 milioni (erano 292 un anno prima), ma la voce contabile in rapporto con il giro d’affari è calata. Il Gross profit margin è sceso dal 61,7% del terzo quarter del 2022-2023 al 59,5% del medesimo periodo dell’esercizio in corso. La dinamica -indica la società - è soprattutto dovuta all’espansione della base produttiva che, da inizio anno, ha portato ad investimenti capitalizzati di circa 50 milioni di euro. Si tratta di una fase in cui i costi fissi associati alle nuove strutture (quale ad esempio l’impianto a Pasewalk) non vengono ancora “assorbiti” completamente dai ricavi, poiché la produzione non ha raggiunto il pieno regime. A ben vedere, la compressione del Gross profit margin è dovuto anche ad un’altra causa: il maggiore tasso di espansione del canale distributivo wholesale (+24%) rispetto a quello diretto (+14%) che comprende anche il digitale. La distribuzione all’ingrosso si porta dietro una marginalità inferiore a quelle dei negozi a vendita diretta. Con il che, si comprende ulteriormente il perché della discesa della marginalità a livello di Gross profit.

CAPITALE COMMERCIALE CIRCOLANTE NETTO

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RICAVI E AREE GEOGRAFICHE

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I canali distributivi

Al di là del tema del margine industriale, Birkenstock punta a sviluppare la cosiddetta multi canalità, attraverso il Busines to Business (o wholesale) e il Direct to Consumer (DtC). Tra gli obiettivi c’è quello d’incrementare il peso delle vendite dirette (anche facendo leva su Internet). Sennoché, per l’appunto, nell’ultimo quarter il DtC non ha corso molto. In tal senso alcuni analisti hanno storto il naso. Seppure, secondo Similarweb, il posizionamento del sito di Birkestock - ad esempio in America - non è molto elevato nel settore della Moda ed abbigliamento. E, di conseguenza, il gruppo ha importanti potenziali margini di miglioramento ci sono.

RICAVI E CANALI DI VENDITA

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Scarsità artificiale

Come ci sono - sempre a detta di alcuni esperti - non pochi rischi nel proseguire - da parte dell’azienda - lungo la strategia di realizzare una scarsità artificiale dei propri prodotti. Quest’impostazione -viene sottolineato - può spianare la strada a concorrenti che vanno ad incontrare la domanda insoddisfatta. Vero! Il posizionamento e forza del marchio, insieme alle straegie comunicative e alla qualità delle scarpre made in Birkestock, creano un cosiddetto “fossato” che difende il modello di business. Sennonchè, la possibilità che l’offerta concorrente sia valida e possa esserci il venire meno della fedeltà al brand tedesco - anche grazie alla scarsità artificiale - non è fanta finanza.

A fronte di un simile contesto, quali allora le prospettive della società sull’intero 2023-2024? Il gruppo stima un’incremento dei ricavi intorno al 19% (+20% a valute costanti). L’Ebitda margin rettificato, dal canto suo, è previsto del 30-30,5%. Più sul medio lungo periodo, Birkestock conferma gli obiettivi di un Gross profit margin intorno al 60% e del rapporto rettificato tra Mol e ricavi oltre il 30%.

Per approfondire

L’andamento del titolo

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