La sfida di Bff Bank: rilanciare ricavi da factoring e impieghi
Il target è oltre il 55% dei crediti all’estero. La natura anticiclica del business è una difesa contro la recessione. Il nodo del crollo dei mercati
di Vittorio Carlini
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I punti chiave
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Proseguire nella crescita dei nuovi volumi per, anche, rilanciare i ricavi di factoring e impieghi. Poi: incrementare, unitamente allo sviluppo del mercato domestico, l’internazionalizzazione del business. Sono alcune tra le priorità di Bff banking group (Bff Bank) a sostegno del gruppo.
Oggetto sociale
La società, dopo l’acquisizione di Depobank, divide l’attività, al di là del “Corportare center”, in tre aree: il “Factoring & Lending”, i “Securities Services” e i “Payments”. La prima, quella storica di Bff Bank, oltre all’erogazione di prestiti nell’Europa dell’Est (soprattutto in Polonia ad enti ospedalieri o PA), è essenzialmente costituita dal cosiddetto factoring pro-soluto. Vale a dire: l’istituto acquista, a titolo definitivo e assumendosi il rischio dell’eventuale mancato pagamento, i crediti commerciali che aziende (clienti) hanno nei confronti della Pubblica Amministrazione (PA) e dei Servizi Sanitari Nazionali (SSN). La seconda area (i “Securities services”) si articola , invece, su due piani: da un lato, la società è depositaria dei denari raccolti dai fondi gestiti dagli istituti-clienti ed esercita il controllo sulla conformità degli stessi alla normativa; dall’altro fornisce servizi alla stessa clientela (ad esempio reportistica o definizione del Nav). La terza attività (“Payments”), infine, attiene all’attività di pagamento. Il gruppo è l’anello di congiunzione tra i fornitori di servizi di pagamento (banche medio-piccole) e le stanze di compensazione del circuito.
Conto economico e ricavi
Detto ciò, nell’esercizio appena concluso, i ricavi dell’istituto sono, rispetto al 2020, scesi (seppure ricorda Bff Bank, senza la contabilizzazione al fair value dei titoli in portafoglio dell’acquisita Depobank, la top line sarebbe cresciuta). L’utile netto complessivo normalizzato, invece, è aumentato (+7% ). In particolare il gruppo, nel “Factoring & Lending”, ha raggiunto la quota di 5,781 miliardi di nuovi volumi. Un dato in linea con il 2020. Ciononostante i ricavi nell’area in oggetto sono riultati minori a quelli di due anni fa. Una situazione che fa storcere il naso al risparmiatore. Bff Bank rigetta il disappunto. I più bassi ricavi, è l’indicazione, sono da una parte l’effetto di un portafoglio crediti medio inferiore a quello del 2020; e, dall’altra, della più bassa quantità di interessi di mora. Non solo. Il gruppo, in primis, rimarca come nel 2021 i New business volumes si siano via via ripresi, arrivando, per l’appunto, al livello del 2020. Inoltre -dice sempre Bff Bank -, in gennaio e febbraio il trend ha proseguito con forza. Un andamento che, viene spiegato, è sostenuto dalla stessa pipeline in rialzo rispetto al 2021. Insomma, conclude Bff Bank, il contesto mostra da una parte il miglioramento della situazione; e, dall’altra, gli sforzi dell’istituto su questo fronte che dovranno consentire il rilancio degli stessi ricavi della divisione di “Factoring & Lending”.
Già, il rilancio di ricavi del “Factoring & lending”. Un focus che il gruppo intende perseguire in che modo? Tra le varie strategie c’è l’ampliamento della base clienti (essenzialmente large corporate). In tal senso il gruppo, sfruttando il minore costo della liquidità (in arrivo dalle divisioni di “Securities services” e “Payments”) , vuole partecipare ad aste con proposte più concorrenziali. Oppure punta a sfruttare il rinnovo, e lo sviluppo, del proprio network commerciale. O, ancora, rispetto alle multinazionali, è in grado di offrire un servizio - già fornito al cliente in uno Stato - anche in un altro mercato.
Internazionalizzazione
Quest’ultimo fronte, evidentemente, si intreccia con un altra priorità di Bff bank: l’internazionalizzazione. A sul fronte del “Factoring & Lending”. A fine del 2021 il 44% dei crediti totali è riconducibile al business oltreconfine. Ebbene: il gruppo, pur ribadendo la centralità dell’Italia, conferma l’obiettivo di medio periodo di volere raggiungere la quota di oltre il 55% di crediti all’estero. Non si guarda, almeno ad oggi, a nuovi mercati. La volontà è espandersi ulteriormente nei Paesi dove il gruppo è già presente. Soprattutto dove è esiste una filiale dell’istituto. Così può pensarsi a Spagna, Portogallo, Grecia e la stessa Polonia. Un focus, inoltre, è sulla Francia. Nel Paese transalpino lo stock di crediti attualmente è intorno ai 10 milioni. L’obiettivo è aumentare i volumi in oggetto. Nel momento in cui, presumibilmente in un biennio, questi si avvicineranno alla soglia dei 100 milioni Bff Bank dovrebbe prendere in considerazione l’ipotesi di costituire una filiale in quel mercato.


