Lettera al risparmiatore

La sfida di Bff Bank: rilanciare ricavi da factoring e impieghi

Il target è oltre il 55% dei crediti all’estero. La natura anticiclica del business è una difesa contro la recessione. Il nodo del crollo dei mercati

di Vittorio Carlini

5' di lettura

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Proseguire nella crescita dei nuovi volumi per, anche, rilanciare i ricavi di factoring e impieghi. Poi: incrementare, unitamente allo sviluppo del mercato domestico, l’internazionalizzazione del business. Sono alcune tra le priorità di Bff banking group (Bff Bank) a sostegno del gruppo.

Oggetto sociale

La società, dopo l’acquisizione di Depobank, divide l’attività, al di là del “Corportare center”, in tre aree: il “Factoring & Lending”, i “Securities Services” e i “Payments”. La prima, quella storica di Bff Bank, oltre all’erogazione di prestiti nell’Europa dell’Est (soprattutto in Polonia ad enti ospedalieri o PA), è essenzialmente costituita dal cosiddetto factoring pro-soluto. Vale a dire: l’istituto acquista, a titolo definitivo e assumendosi il rischio dell’eventuale mancato pagamento, i crediti commerciali che aziende (clienti) hanno nei confronti della Pubblica Amministrazione (PA) e dei Servizi Sanitari Nazionali (SSN). La seconda area (i “Securities services”) si articola , invece, su due piani: da un lato, la società è depositaria dei denari raccolti dai fondi gestiti dagli istituti-clienti ed esercita il controllo sulla conformità degli stessi alla normativa; dall’altro fornisce servizi alla stessa clientela (ad esempio reportistica o definizione del Nav). La terza attività (“Payments”), infine, attiene all’attività di pagamento. Il gruppo è l’anello di congiunzione tra i fornitori di servizi di pagamento (banche medio-piccole) e le stanze di compensazione del circuito.

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IL GRUPPO BFF BANKING GROUP IN NUMERI

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Conto economico e ricavi

Detto ciò, nell’esercizio appena concluso, i ricavi dell’istituto sono, rispetto al 2020, scesi (seppure ricorda Bff Bank, senza la contabilizzazione al fair value dei titoli in portafoglio dell’acquisita Depobank, la top line sarebbe cresciuta). L’utile netto complessivo normalizzato, invece, è aumentato (+7% ). In particolare il gruppo, nel “Factoring & Lending”, ha raggiunto la quota di 5,781 miliardi di nuovi volumi. Un dato in linea con il 2020. Ciononostante i ricavi nell’area in oggetto sono riultati minori a quelli di due anni fa. Una situazione che fa storcere il naso al risparmiatore. Bff Bank rigetta il disappunto. I più bassi ricavi, è l’indicazione, sono da una parte l’effetto di un portafoglio crediti medio inferiore a quello del 2020; e, dall’altra, della più bassa quantità di interessi di mora. Non solo. Il gruppo, in primis, rimarca come nel 2021 i New business volumes si siano via via ripresi, arrivando, per l’appunto, al livello del 2020. Inoltre -dice sempre Bff Bank -, in gennaio e febbraio il trend ha proseguito con forza. Un andamento che, viene spiegato, è sostenuto dalla stessa pipeline in rialzo rispetto al 2021. Insomma, conclude Bff Bank, il contesto mostra da una parte il miglioramento della situazione; e, dall’altra, gli sforzi dell’istituto su questo fronte che dovranno consentire il rilancio degli stessi ricavi della divisione di “Factoring & Lending”.

Già, il rilancio di ricavi del “Factoring & lending”. Un focus che il gruppo intende perseguire in che modo? Tra le varie strategie c’è l’ampliamento della base clienti (essenzialmente large corporate). In tal senso il gruppo, sfruttando il minore costo della liquidità (in arrivo dalle divisioni di “Securities services” e “Payments”) , vuole partecipare ad aste con proposte più concorrenziali. Oppure punta a sfruttare il rinnovo, e lo sviluppo, del proprio network commerciale. O, ancora, rispetto alle multinazionali, è in grado di offrire un servizio - già fornito al cliente in uno Stato - anche in un altro mercato.

Internazionalizzazione

Quest’ultimo fronte, evidentemente, si intreccia con un altra priorità di Bff bank: l’internazionalizzazione. A sul fronte del “Factoring & Lending”. A fine del 2021 il 44% dei crediti totali è riconducibile al business oltreconfine. Ebbene: il gruppo, pur ribadendo la centralità dell’Italia, conferma l’obiettivo di medio periodo di volere raggiungere la quota di oltre il 55% di crediti all’estero. Non si guarda, almeno ad oggi, a nuovi mercati. La volontà è espandersi ulteriormente nei Paesi dove il gruppo è già presente. Soprattutto dove è esiste una filiale dell’istituto. Così può pensarsi a Spagna, Portogallo, Grecia e la stessa Polonia. Un focus, inoltre, è sulla Francia. Nel Paese transalpino lo stock di crediti attualmente è intorno ai 10 milioni. L’obiettivo è aumentare i volumi in oggetto. Nel momento in cui, presumibilmente in un biennio, questi si avvicineranno alla soglia dei 100 milioni Bff Bank dovrebbe prendere in considerazione l’ipotesi di costituire una filiale in quel mercato.

Securities services

Ma non è solo il “Factoring & lending”. Ci sono anche i “Securities Services”. Quest’area, va ricordato, è essenziale a Bff Bank in quanto, unitamente a quella del “Payments”, le fornisce il funding (circa 8,5 miliardi a fine 2021) a costi inferiori a quelli di mercato. Ciò detto la società punta allo sviluppo della divisione in oggetto che, nello scorso esercizio, è stata contraddistinta da ricavi ( 57,8 milioni) e redditività (utile pre tasse normalizzato di 29 milioni) in rialzo.

Tra i key driver del business possono ricordarsi, da un lato, i fondi pensioni (ancora poco diffusi in Italia) i quali sono in un una fase d’accumulo; e, dall’altro, il crescente aumento degli investimenti negli asset alternativi. Inoltre l’istituto vuole offrire nuovi servizi quali, ad esempio, il rating (realizzato da un soggetto terzo) sulla conformità ai parametri richiesti nell’Esg.

Tutto facile come bere un bicchiere d’acqua, quindi? La realtà è più difficile. Il risparmiatore ricorda, in scia anche alla guerra in Ucraina, la recente fuga dall’azionario, soprattutto europeo. Una dinamica che è la plastica espressione dell’avversione al rischio degli investitori (“risk off”). Questo si traduce, al di là dell’effetto mercato, in un impatto negativo sulla dinamica degli Asset under Management. Il che, indirettamente, può frenare l’espansione del “Securities Services”. Bff Bank, la quale auspica un’immediata soluzione pacifica del conflitto, fa professione di fiducia. In primis, viene spiegato, perché l’istituto, pure consapevole della difficoltà dei mercati, è focalizzato su nicchie particolari. Tra queste: i fondi pensione che in Italia sono, per l’appunto, in una fase di accumulo; oppure, dice sempre il gruppo, sugli alternative asset che, essendo differenti dall’equity, sono in espansione. E poi perché, aggiunge Bff Bank, anche rispetto ai fondi comuni questi, spesso, sono diversificati sull’ obbligazionario che ha natura più difensiva.

Infine l’area “Payments”. Quest’ultima, nel 2021, ha raggiunto ricavi per 62,1 milioni (50 milioni quelli pro forma nel 2020). L’utile pre tasse normalizzato, dal canto suo, si è assestato a quota 31,1 milioni rispetto ai 19,8 milioni di un anno prima. Al di là dei singoli numeri, Bff Bank punta ad espandere il business, non solo facendo leva (in un mercato sempre più frammentato) alla prossimità al cliente ma anche, e soprattutto, grazie all’incremento delle transazioni digitali.

Il rischio di stagflazione

Sennonché, rispetto all’attività di Bff Bank più in generale, il risparmiatore fa la seguente considerazione. L’invasione dell’Ucraina da parte di Mosca, unitamente all’ulteriore spinta inflazionistica, induce (anche in scia alle sanzioni economiche) una frenata del Pil europeo. Un contesto di stagflazione che rischia di impattare sull’attività dell’istituto.

La società, ricordando che ha nesuna esposizione su Russia e Ucraina, rigetta il timore. Dapprima viene ricordato che, con riferimento alla possibile stagnazione economica, l’attività di “Factoring & lending” è indirizzata verso PA e SSN. Ebbene: nei periodi di crisi, è noto, la spesa pubblica aumenta e non diminuisce. Riguardo, poi, all’eventuale impatto sui “Payments”, Bff Bank rimarca che il già citato costante incremento dei pagamenti elettronici -settore ancora limitato in Italia - garantisce comunque uno spazio d’espansione al gruppo. Rispetto, invece, all’inflazione l’istituto afferma di acquisire crediti nominali, e quindi il suo effetto è di nei fatti ammortizzato.

Ciò detto, tuttavia, può obiettarsi che esiste comunque il rialzo dei costi. Vero, ammette Bff Bank che, però, ribatte: il gruppo, come mostra l’incremento dell’obbiettivo sulle sinergie al 2023 (60-70 milioni) conseguente anche al maggiore efficientamento produttivo, è pronto a gestirlo. Quindi, è la conclusione, non è visto alcun particolare problema dovuto al tema della stagflazione.

Dinamiche future

In un simile contesto, quali allora le prospettive dell’istituto? Il gruppo, anche considerando il venire meno quale cliente di Arca Sgr, conferma per il 2023 l’obiettivo dell’utile netto tra 170 e 180 milioni.

Per approfondire:
L'andamento del titolo
L'analisi tecnica del titolo

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