Lettera al risparmiatore

La sfida di Ascopiave: diversificare il business Focus sulle acquisizioni

Scenario. Il riscaldamento globale incide sul consumo di gas, ma la società ribatte che il fenomeno non impatta il core business della distribuzione.

di Vittorio Carlini

5' di lettura

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Tra le mille tabelle che fanno da corredo ai piani industriali delle società ce ne è sempre una più significativa delle altre. Così è anche per il business plan 2020-2024 di Ascopiave. Il gruppo, in un grafico, indica per le diverse iniziative/strategie la prevista contribuzione all’incremento dell’Ebitda consolidato (stimato a 87 milioni nel 2024 al netto dell’aggiudicazione delle gare per gli Atem del gas). Ebbene: l’utility si attende, sempre senza considerare le aste, il più alto aiuto all’incremento del Mol da parte della Diversificazione del business. Una maggiore articolazione dell’oggetto sociale che dovrebbe portare in dote 11 milioni d’aumento del Mol.

La strategia in oggetto, a ben vedere, ha quale obiettivo generale quello di ridurre il potenziale rischio insito in un modello di business basato essenzialmente su un singolo settore: la distribuzione del gas. Certo: quest’ultima è sottoposta al regime regolatorio. Quindi ricavi e redditività godono di stabilità e sono piuttosto garantiti. Inoltre l’operazione con Hera, dando vita ad EstEnergy, da un lato ha mitigato il rischio sulle attività commerciali; ma dall’altro, mantenendo Ascopiave il 48% nella newco (con opzione di vendita entro il 2026), ha permesso alla società di Pieve di Soligo di continuare a beneficiare del business della vendita (gas ed elettricità) con più ampie sinergie ed economie di scala garantite dalla stessa Estenergy. Però non può negarsi che gli esperti vedano nel business monotematico una potenziale debolezza. Di qui anche la sfida della diversificazione.

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La strategia

Ma come questa diversificazione potrà concretizzarsi? Un primo tassello, seppure non il più rilevante, è costituito dal biometano. L’utility punta a realizzare, con imprenditori agricoli che possiedono impianti a biogas, delle partnership. La volontà, avendo garantito il conferimento della materia prima, è di trasformare gli impianti stessi al fine di produrre il biometano. L’investimento cumulato previsto è di circa 10 milioni. Un altro elemento della strategia è rappresentato, invece, dalle fonti energetiche rinnovabili (Fer). Su questo fronte Ascopiave sta sviluppando un parco eolico da 25 Mega Watt nel Sud d’Italia. L’avvio dei lavori per la realizzazione della struttura è atteso tra fine estate e inizio autunno. Ulteriori 14 MW dovrebbero poi essere collegati, secondo quanto risulta al sole24ore, all’eventuale definizione di un’operazione straordinaria. Rispetto ad essa, però, Ascopiave non rilascia commenti. Non solo. L’utility, va ricordato, partecipa ad alcune gare per l’assegnazione di centrali idroelettriche. In particolare quelle sugli asset che Erg è intenzionata a cedere. Complessivamente gli investimenti cumulati nelle Fer ammontano a circa 73 milioni, con un contributo di redditività stimato al 2024 intorno a 7,5 milioni di Ebitda.

Dalle rinnovabili all’efficienza energetica. Si tratta del terzo fronte, sempre riconducibile alla diversificazione, su cui è impegnata Ascopiave. In questo caso, attraverso un esborso previsto di 10 milioni (target di 1,5 milioni per il Mol), la volontà è in linea di massima di proporsi all’utenza professionale (imprese e PA) quale fornitore di servizi al fine di migliorarne l’efficienza energetica.

TRIMESTRI A CONFRONTO

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Gli acquedotti

Infine il ciclo idrico. La maggiore articolazione del business passa anche attraverso il mondo degli acquedotti. Nel 2020 Ascopiave ha acquisito la società bergamasca Cart Acqua. La mossa a ben vedere (oltre all’ingresso nel settore idrico) ha soprattutto due finalità. La prima è consentire all’utility, nelle future gare per le concessioni, di presentarsi quale realtà credibile e qualificata. La seconda, invece, è di offrire servizi ai vari gestori degli acquedotti: dal telecontrollo all’analisi delle perdite d’acqua fino alla digitalizzazione della rete. Insomma, tutto facile come bere un bicchiere d’acqua? La realtà è più complicata. Il risparmiatore, riguardo alle Fonti di energia rinnovabili, sottolinea un aspetto. Gli ultimi bandi del Gse per attribuire incentivi alle centrali elettriche pulite sono andati male. Una dinamica che è anche, e soprattutto, conseguenza dell’effetto della eccessiva lentezza burocratica in Italia e delle opposizioni delle comunità locali ai nuovi impianti che dovrebbero essere realizzati. Si tratta di un contesto dove il rischio è che il piano di diversificazione, soprattutto rispetto alle Fer, subisca un impatto negativo.

L’utility, di cui la “Lettera al risparmiatore” ha sentito i vertici, rigetta la considerazione. La società da una parte, auspicando che la situazione possa trovare la corretta soluzione, non nega l’esistenza del tema in oggetto; ma, dall’altra, ricorda che la questione non la riguarda. La realizzazione del parco eolico, è l’indicazione, va concludendo l’iter autorizzativo. Mentre la costruzione d’impianti di biometano consiste nella trasformazione di strutture esistenti. Di conseguenza l’utility non vede alcun particolare problema su questo fronte.

LA DINAMICA DELL'EBIT

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La distribuzione del gas

Fin qui alcune considerazioni rispetto alla diversificazione. Quali, tuttavia, le priorità sul core business aziendale? La società, non va dimenticato, nel piano d’impresa ipotizza due scenari: il primo (valutato il più probabile), considerando la lentezza nell’evoluzione storica delle aste, non comprende l’ipotesi dell’aggiudicazione delle gare degli Atem e stima il target nel 2024 del Mol consolidato a 87 milioni; il secondo invece, includendo le aste, fissa il target dell’Ebitda a 107 milioni.

Nella prima ipotesi, gli investimenti cumulati a fine arco piano nella Distribuzione del gas sono 316 milioni (497 i Capex complessivi su tutte le attività). Di questi, sono 251 milioni quelli riferiti al network con l’attuale perimetro di gestione. Si tratta di esborsi indirizzati su diversi fronti. Tra gli altri: rinnovo e manutenzione straordinaria delle condotte, lo sviluppo del network oppure l’installazione di circa nuovi 340.000 ”smart meter” (attualmente, a fronte di 725.000 contatori intelligenti già esistenti - 68% dell’utenza - sono state posizionate, all’interno del programme del piano d’impresa, 100.000 nuove unità).

Mutamenti climatici

Al di la di ciò, però, il risparmiatore esprime un dubbio. Il “climate change”, sebbene nell’ultimo inverno ci siano state temperature più rigide, comporta l’innalzamento sistematico delle temperature stesse. Questo significa inverni più miti e meno volumi di gas venduto per il riscaldamento. Un contesto che può incidere sul business delle utility, compresa la stessa Ascopiave.La società rigetta il timore. In primis, viene ricordato, l’oggetto sociale del gruppo è costituito soprattutto dalla distribuzione del gas, la quale è remunerata attraverso la tariffa definita dall’Authority. Un meccanismo, è l’indicazione, che di fatto rende il business indipendente dalla variazione dei volumi. Inoltre, dice sempre Ascopiave, è pur vero che il gruppo è indirettamente esposto alla vendita di gas ed elettricità con la partecipazione in EstEnergy. E tuttavia, come mostrano i positivi recenti risultati, le maggiori economie di scala e le sinergie consentono alla newco di gestire, e controbilanciare, l’eventuale volatilità della domanda. Ciò considerato, però, può ulteriormente obiettarsi che nel 2021 verranno meno norme (ad esempio la moratoria sui crediti) che hanno aiutato imprese, e famiglie, nella crisi economico-sanitaria. Si tratta di un trend che induce dei dubbi rispetto alla dinamica della qualità del credito della utility. Non è così, ribatte Ascopiave. Allo stato attuale, viene spiegato, c’è nessun peggioramento della qualità del credito. Il gruppo sottolinea che nel business della distribuzione di fatto non ha posizioni insolute.

COSTI DEL PERSONALE

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Acquisizioni

Ma non è solamente la qualità del credito. Un focus di Ascopiave è sulle acquisizioni. Il gruppo, sempre nel business plan al 2024, indica l’obiettivo di aumentare i Punti di riconsegna (Pdr) nel gas di circa 50.000 unità attraverso l’M&A. Si tratta di un valore importante in quanto, complessivamente, il target a fine piano è di arrivare intorno agli 841.000 Pdr. Tenendo conto che, attualmente, l’utility si assesta a circa 776.000 Punti di riconsegna (cioè l’incremento complessivo è di 65.000 Pdr) non è chi non veda la rilevanza della crescita per linee esterne. Lo shopping in oggetto implica investimenti stimati a 54 milioni, cui se ne aggiungono altri 11 legati alle società che dovranno essere acquisite. Non solo. Nell’ambito della Diversificazione gli esborsi complessivi previsti dall’utility sono circa 118 milioni. Di questi intorno agli 80 milioni sono da ricondursi alle operazioni straordinarie. In generale, quindi, Ascopiave mette sul piatto dell’M&A circa 134 milioni.

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