La sfida di Ascopiave: diversificare il business Focus sulle acquisizioni
Scenario. Il riscaldamento globale incide sul consumo di gas, ma la società ribatte che il fenomeno non impatta il core business della distribuzione.
di Vittorio Carlini
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Tra le mille tabelle che fanno da corredo ai piani industriali delle società ce ne è sempre una più significativa delle altre. Così è anche per il business plan 2020-2024 di Ascopiave. Il gruppo, in un grafico, indica per le diverse iniziative/strategie la prevista contribuzione all’incremento dell’Ebitda consolidato (stimato a 87 milioni nel 2024 al netto dell’aggiudicazione delle gare per gli Atem del gas). Ebbene: l’utility si attende, sempre senza considerare le aste, il più alto aiuto all’incremento del Mol da parte della Diversificazione del business. Una maggiore articolazione dell’oggetto sociale che dovrebbe portare in dote 11 milioni d’aumento del Mol.
La strategia in oggetto, a ben vedere, ha quale obiettivo generale quello di ridurre il potenziale rischio insito in un modello di business basato essenzialmente su un singolo settore: la distribuzione del gas. Certo: quest’ultima è sottoposta al regime regolatorio. Quindi ricavi e redditività godono di stabilità e sono piuttosto garantiti. Inoltre l’operazione con Hera, dando vita ad EstEnergy, da un lato ha mitigato il rischio sulle attività commerciali; ma dall’altro, mantenendo Ascopiave il 48% nella newco (con opzione di vendita entro il 2026), ha permesso alla società di Pieve di Soligo di continuare a beneficiare del business della vendita (gas ed elettricità) con più ampie sinergie ed economie di scala garantite dalla stessa Estenergy. Però non può negarsi che gli esperti vedano nel business monotematico una potenziale debolezza. Di qui anche la sfida della diversificazione.
La strategia
Ma come questa diversificazione potrà concretizzarsi? Un primo tassello, seppure non il più rilevante, è costituito dal biometano. L’utility punta a realizzare, con imprenditori agricoli che possiedono impianti a biogas, delle partnership. La volontà, avendo garantito il conferimento della materia prima, è di trasformare gli impianti stessi al fine di produrre il biometano. L’investimento cumulato previsto è di circa 10 milioni. Un altro elemento della strategia è rappresentato, invece, dalle fonti energetiche rinnovabili (Fer). Su questo fronte Ascopiave sta sviluppando un parco eolico da 25 Mega Watt nel Sud d’Italia. L’avvio dei lavori per la realizzazione della struttura è atteso tra fine estate e inizio autunno. Ulteriori 14 MW dovrebbero poi essere collegati, secondo quanto risulta al sole24ore, all’eventuale definizione di un’operazione straordinaria. Rispetto ad essa, però, Ascopiave non rilascia commenti. Non solo. L’utility, va ricordato, partecipa ad alcune gare per l’assegnazione di centrali idroelettriche. In particolare quelle sugli asset che Erg è intenzionata a cedere. Complessivamente gli investimenti cumulati nelle Fer ammontano a circa 73 milioni, con un contributo di redditività stimato al 2024 intorno a 7,5 milioni di Ebitda.
Dalle rinnovabili all’efficienza energetica. Si tratta del terzo fronte, sempre riconducibile alla diversificazione, su cui è impegnata Ascopiave. In questo caso, attraverso un esborso previsto di 10 milioni (target di 1,5 milioni per il Mol), la volontà è in linea di massima di proporsi all’utenza professionale (imprese e PA) quale fornitore di servizi al fine di migliorarne l’efficienza energetica.
Gli acquedotti
Infine il ciclo idrico. La maggiore articolazione del business passa anche attraverso il mondo degli acquedotti. Nel 2020 Ascopiave ha acquisito la società bergamasca Cart Acqua. La mossa a ben vedere (oltre all’ingresso nel settore idrico) ha soprattutto due finalità. La prima è consentire all’utility, nelle future gare per le concessioni, di presentarsi quale realtà credibile e qualificata. La seconda, invece, è di offrire servizi ai vari gestori degli acquedotti: dal telecontrollo all’analisi delle perdite d’acqua fino alla digitalizzazione della rete. Insomma, tutto facile come bere un bicchiere d’acqua? La realtà è più complicata. Il risparmiatore, riguardo alle Fonti di energia rinnovabili, sottolinea un aspetto. Gli ultimi bandi del Gse per attribuire incentivi alle centrali elettriche pulite sono andati male. Una dinamica che è anche, e soprattutto, conseguenza dell’effetto della eccessiva lentezza burocratica in Italia e delle opposizioni delle comunità locali ai nuovi impianti che dovrebbero essere realizzati. Si tratta di un contesto dove il rischio è che il piano di diversificazione, soprattutto rispetto alle Fer, subisca un impatto negativo.


