La scommessa di Sesa: più servizi e tecnologia per il mondo finanziario
La società prosegue nelle acquisizioni per spingere il business. Focus su sicurezza cibernetica e data science. Rischio inflazione sui margini
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Tra le tabelle delle presentazioni dei dati di bilancio ce ne è sempre qualcuna più interessante delle altre. Così è anche per Sesa. Il gruppo, di cui la Lettera al risparmiatore ha sentito i vertici, a fine della prima metà dell’esercizio 2023-24 (31 ottobre scorso) ha pubblicato la divisione dell’Ebitda per segmenti d’attività. L’articolazione è la seguente: la Distribuzione a valore aggiunto (Vad) e il Software and system integration (Ssi) pesano rispettivamente il 51 e 40,1% del totale. Il rimanente 8,9% del Mol è generato, invece, dal Business services. In generale, rispetto allo stesso periodo del 2018-19, si nota, da una parte, l’incremento dell’incidenza relativa del Ssi e del Business services; e, dall’altra, la diminuzione del peso del Vad. La dinamica, eliminando l’effetto stagionalità, è confermata a livello di intero esercizio. Il breakdown dell’Ebitda del 2022-23 è così costituito: la Distribuzione a valore aggiunto e il Software and system integration valgono il 52 e 40,5% del totale. Il Business services, dal canto suo, incide per il 7,5%. Nel 2017-18 il Vad aveva generato il 64,3% del Mol e l’Ssi il 32,7%. Il Busines services, invece, si doveva accontentare del 3%. Insomma: al netto che la redditività - in valore assoluto - di tutte le divisioni è salita, Ssi e Business Services (Bs) hanno accelerato di più. Si tratta di un andamento che, nel medio periodo, è confermato? La risposta è positiva. La società, detto che l’obiettivo è espandersi in tutte le aree d’attività, prevede che, nell’arco di 3-5 anni, la divisione dell’Ebitda potrebbe essere la seguente: circa il 40% appannaggio del Vad; intorno al 45% per l’Ssi e il 15% da ricondursi al Business services. In particolare, quindi, il Busines services dovrebbe fare da “lepre” tra le aree d’attività di Sesa.
Il Business services
Già, il Business services. Ma di cosa si tratta? In quest’ambito, in linea di massima, il gruppo - che va ricordato è un acquisitore seriale - riconduce le soluzioni hi tech proprietarie, e i servizi, per il mondo delle istituzioni finanziarie: dalle banche alle assicurazioni fino alle Sgr. Prodotti utili, ad esempio, all’informatizzazione della tesoreria oppure al supporto del wealth management. Di recente, poi, Sesa ha allargato l’offerta con le piattaforme - sempre digitali - a sostegno delle cartolarizzazioni. Il focus, quindi, è essenzialmente sul mondo della finanza. Seppure, in ipotesi, l’azienda valuta la maggiore espansione nel settore delle utility (dove, peraltro, è già presente in maniera limitata). Ciò detto, il Business services, per l’intero 2023-24, dovrebbe arrivare a generare il giro d’affari di circa 120 milioni (erano 84 l’esercizio precedente). L’Ebitda margin dal canto suo, dopo l’accelerata dello scorso esercizio, è previsto stabilizzarsi intorno al 13 per cento.
La frenata economica
Tutto facile come bere un bicchiere d’acqua, quindi? La realtà è più complicata. Il risparmiatore ricorda che, in scia alle politiche monetarie restrittive, le economie di diversi Paesi (soprattutto in Europa) hanno frenato. Un contesto dove le imprese possono congelare gli investimenti nell’Information technology e, quindi, impattare attività di società come Sesa. Il gruppo, invitando ad un’analisi più articolata, non condivide la considerazione. La società, viene ricordato, è focalizzata sul B2B. In altre parole: i clienti sono essenzialmente imprese, distretti industriali o istituti finanziari. Tutte realtà che, al di là di eventi congiunturali, sono contraddistinti dal trend di lungo periodo e strutturale della digitalizzazione dell’attività. In tal senso, è l’indicazione, possono guardarsi le dinamiche dell’It. Da un lato nel 2023, con il settore globale previsto in rialzo del 3,5%, i devices (su cui Sesa non è focalizzata) sono calati; ma, dall’altro, il segmento dei software per l’impresa salirà. Detto diversamente: i mercati di riferimento del gruppo, indica l’azienda, rimangono solidi. Non solo. La società, come mostra la sua storia, rimarca di essere in grado di sovraperformare, anche grazie all’M&A, l’andamento degli stessi mercati di sbocco. Quindi Sesa non vede particolari problemi sul tema in oggetto.
La System integration
Ma non è solo questione di Business services o di rischi macroeconomici. Il gruppo, oltre al Bs, ha altre due aree d’attività. La prima, settore storico facente capo a ComputerGross, è la cosiddetta Value added distribution (Vad). Cioè: la distribuzione informatica a valore aggiunto B2B. La seconda, invece, è il Software sytem integration (Ssi). Vale a dire: l’offerta di sistemi informatici su misura per società, utilizzando i prodotti dei grandi vendor It. Ebbene: proprio rispetto a quest’ultimo fronte, Sesa focalizza gli sforzi - tra le altre cose - su cyber security e cloud computing. Oltre, poi, che nel data science. In particolare, c’è attenzione - in maniera trasversale - rispetto alle soluzioni di Artificial intelligence (Ai). Un esempio? Le applicazioni di Ai a sostegno della sicurezza cibernetica per le imprese. Quelle imprese le quali, sempre nel Ssi, sono servite anche in Europa. Il gruppo, va ricordato, ha due piattaforme hi tech paneuropee. Una è per la cybersecurity tra Spagna, Germania ed Italia. L’altra, invece, riguarda l’engineering (progettazione a favore della produzione aziendale) ed è articolata tra diversi Paesi: dal mercato domestico alla Spagna fino alla stessa Germania e Romania.
La volontà - evidentemente - è rafforzare l’attività esistente. Senza, tuttavia, escludere la possibilità di creare, anche attraverso l’M&A, ulteriori business paneuropei. Ad esempio, nel data science o Digital green. Ciò detto, riguardo alle prospettive sull’intero 2023-24, il Software and system integration dovrebbe crescere intorno al 20% rispetto all’anno fiscale precedente.



