La partita di Netflix: margini e flussi di cassa sotto la lente del mercato
La marginalità e il free cash flow sono saliti, spingendo il titolo in Borsa nell’ultimo anno. Gli analisti rimarcano il peso di investimenti e competizione
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Da un lato la marginalità. Dall’altro i flussi di cassa. Il tutto con i nuovi abbonamenti che passano in secondo piano. È l’impostazione che Netflix ha adottato per comunicare al mercato la dinamica dei suoi risultati economici.
La marginalità
A fronte di ciò appare interessante analizzare, nel tempo, i trend delle suddette variabili. Partendo, in primis, dalla marginalità. Cioè: il rapporto - ad esempio - tra Ebitda rettificato e ricavi. Ebbene: in linea generale - seppure con cali e rimbalzi - l’andamento storico è improntato all’incremento. A detta del terminale Bloomberg - che consente il raffronto sul lungo periodo - l’indicatore valeva il 2,6% nel 2012. Successivamente il rapporto - sempre adjusted - è andato via via aumentando: era il 5,4 e il 7,8% rispettivamente nel 2015 e 2017. Poi - grazie al boom dello streaming in scia alla pandemia da Covid- ha raggiunto quota 23,3% nel 2020. Di lì, l’Ebitda margin rettificato ha avviato- evidentemente anche a causa dei grandi investimenti per le produzioni proprie - un periodo di frenata il quale si è protratto fino al 2023. In quell’esercizio l’indicatore si è fermato al 23%. Nello scorso anno, invece, la marginalità è nuovamente ripartita, arrivando 28,8%. Attualmente, sempre secondo il terminale Bloomberg, il rapporto tra Ebitda adjusted e fatturato rolling sugli ultimi 12 mesi è di 48,5% mentre quello stimato sull’intero anno è del 49,1%. Insomma: l’indicatore, pure tra varie montagne russe, ha mostrato una traiettoria a salire. La dinamica, a ben vedere e sull’ultimo periodo, viene confermata dalla stessa azienda. L’Operating margin - i cui valori in percentuale non devono confrontarsi con quelli di Bloomberg in quanto calcolati in maniera differente - era il 27,2% nel secondo trimestre del 2024. Nell’ultimo quarter delle medesimo esercizio, invece, l’indicatore era sceso al 22,2%. Nel periodo, infine, tra inizio aprile e il 30 giugno scorso è rimbalzato a quota 34,1% e il gruppo stima che il rapporto dovrebbe arrivare al livello del 31,5% a fine del trimestre in corso.
I flussi di cassa
Dalla marginalità ai flussi di cassa. In particolare i cosiddetti Free cash flow. Vale a dire - in parole molto semplici - la cassa “libera” generata dall’attività dell’azienda, dopo aver pagato tutte le spese operative e gli investimenti necessari (dai macchinari ai software fino ai contenuti). Ebbene: il fronte dei flussi di cassa liberi, per diverso tempo, è stato uno dei punti su cui si è concentrata l’attenzione degli analisti e, anche, molta parte delle loro critiche. Così come rimarca il terminale Bloomberg, per diversi esercizi Netflix ha bruciato cassa. Fino al 2019 (3,14 miliardi di dollari in rosso) il gruppo ha iscritto a bilancio Free cash flow negativi. Nel 2020 , invece, c’è stato il primo segnale positivo: 1,9 miliardi in flussi cassa liberi positivi. Di lì, dopo un altro numero negativo - seppure limitato a 132 milioni nel 2021 - la serie storica è risultata sempre in nero. Da 1,6 miliardi (2022) fino ai 6,9 miliardi che si sono ripetuti sia nel 2023 che nel 2024. Il trend a crescere è confermato - di nuovo - dal medesimo gruppo il quale, a fronte del Free cash flow (Fcf) di 2,267 miliardi nell’ultimo trimestre, ha alzato la stima sull’intero esercizio. Netflix prevede, a fine del 2025, flussi di cassa liberi tra 8 e 8,5 miliardi a fronte dei circa 8 miliardi indicati precedentemente. Di nuovo, quindi, l’andamento del parametro pare mostrare una buona impostazione.
I dubbi degli esperti
Vero! Alcuni analisti hanno evidenziato che il Fcf del secondo trimestre del 2025 - nonostante sia salito anno su anno - è sceso sequenzialmente rispetto al primo quarter dell’esercizio corrente. Ciò detto, però, bisogna ricordare che - ad esempio sul fronte dei pagamenti per i contenuti - il business è soggetto a stagionalità. In altre parole: i primi mesi dell’anno sono - normalmente - contraddistinti da minori esborsi e, quindi, la generazione di maggiori flussi di cassa è agevolata. In generale, quindi, gli esperti hanno accolto favorevolmente il trend dell’indicatore in oggetto.
Insomma, tutto facile come bere un bicchiere d’acqua? La realtà è più complicata. Per rendersene conto può essere utile analizzare alcune considerazioni degli analisti successive alla pubblicazione dei dati del secondo trimestre del 2025 (in scia ai quali il titolo della società in Borsa ha ceduto, nella seduta del 18 luglio, il 5,1%).



