Lettera al risparmiatore

La partita di Netflix: margini e flussi di cassa sotto la lente del mercato

La marginalità e il free cash flow sono saliti, spingendo il titolo in Borsa nell’ultimo anno. Gli analisti rimarcano il peso di investimenti e competizione

di Vittorio Carlini

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Da un lato la marginalità. Dall’altro i flussi di cassa. Il tutto con i nuovi abbonamenti che passano in secondo piano. È l’impostazione che Netflix ha adottato per comunicare al mercato la dinamica dei suoi risultati economici.

La marginalità

A fronte di ciò appare interessante analizzare, nel tempo, i trend delle suddette variabili. Partendo, in primis, dalla marginalità. Cioè: il rapporto - ad esempio - tra Ebitda rettificato e ricavi. Ebbene: in linea generale - seppure con cali e rimbalzi - l’andamento storico è improntato all’incremento. A detta del terminale Bloomberg - che consente il raffronto sul lungo periodo - l’indicatore valeva il 2,6% nel 2012. Successivamente il rapporto - sempre adjusted - è andato via via aumentando: era il 5,4 e il 7,8% rispettivamente nel 2015 e 2017. Poi - grazie al boom dello streaming in scia alla pandemia da Covid- ha raggiunto quota 23,3% nel 2020. Di lì, l’Ebitda margin rettificato ha avviato- evidentemente anche a causa dei grandi investimenti per le produzioni proprie - un periodo di frenata il quale si è protratto fino al 2023. In quell’esercizio l’indicatore si è fermato al 23%. Nello scorso anno, invece, la marginalità è nuovamente ripartita, arrivando 28,8%. Attualmente, sempre secondo il terminale Bloomberg, il rapporto tra Ebitda adjusted e fatturato rolling sugli ultimi 12 mesi è di 48,5% mentre quello stimato sull’intero anno è del 49,1%. Insomma: l’indicatore, pure tra varie montagne russe, ha mostrato una traiettoria a salire. La dinamica, a ben vedere e sull’ultimo periodo, viene confermata dalla stessa azienda. L’Operating margin - i cui valori in percentuale non devono confrontarsi con quelli di Bloomberg in quanto calcolati in maniera differente - era il 27,2% nel secondo trimestre del 2024. Nell’ultimo quarter delle medesimo esercizio, invece, l’indicatore era sceso al 22,2%. Nel periodo, infine, tra inizio aprile e il 30 giugno scorso è rimbalzato a quota 34,1% e il gruppo stima che il rapporto dovrebbe arrivare al livello del 31,5% a fine del trimestre in corso.

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LA STORIA DELLA MARGINALITÀ

Dati in % del rapporto tra Ebit e ricavi

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I flussi di cassa

Dalla marginalità ai flussi di cassa. In particolare i cosiddetti Free cash flow. Vale a dire - in parole molto semplici - la cassa “libera” generata dall’attività dell’azienda, dopo aver pagato tutte le spese operative e gli investimenti necessari (dai macchinari ai software fino ai contenuti). Ebbene: il fronte dei flussi di cassa liberi, per diverso tempo, è stato uno dei punti su cui si è concentrata l’attenzione degli analisti e, anche, molta parte delle loro critiche. Così come rimarca il terminale Bloomberg, per diversi esercizi Netflix ha bruciato cassa. Fino al 2019 (3,14 miliardi di dollari in rosso) il gruppo ha iscritto a bilancio Free cash flow negativi. Nel 2020 , invece, c’è stato il primo segnale positivo: 1,9 miliardi in flussi cassa liberi positivi. Di lì, dopo un altro numero negativo - seppure limitato a 132 milioni nel 2021 - la serie storica è risultata sempre in nero. Da 1,6 miliardi (2022) fino ai 6,9 miliardi che si sono ripetuti sia nel 2023 che nel 2024. Il trend a crescere è confermato - di nuovo - dal medesimo gruppo il quale, a fronte del Free cash flow (Fcf) di 2,267 miliardi nell’ultimo trimestre, ha alzato la stima sull’intero esercizio. Netflix prevede, a fine del 2025, flussi di cassa liberi tra 8 e 8,5 miliardi a fronte dei circa 8 miliardi indicati precedentemente. Di nuovo, quindi, l’andamento del parametro pare mostrare una buona impostazione.

FLUSSI DI CASSA

In miliardi di dollari flussi di cassa operativi netti

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I dubbi degli esperti

Vero! Alcuni analisti hanno evidenziato che il Fcf del secondo trimestre del 2025 - nonostante sia salito anno su anno - è sceso sequenzialmente rispetto al primo quarter dell’esercizio corrente. Ciò detto, però, bisogna ricordare che - ad esempio sul fronte dei pagamenti per i contenuti - il business è soggetto a stagionalità. In altre parole: i primi mesi dell’anno sono - normalmente - contraddistinti da minori esborsi e, quindi, la generazione di maggiori flussi di cassa è agevolata. In generale, quindi, gli esperti hanno accolto favorevolmente il trend dell’indicatore in oggetto.

Insomma, tutto facile come bere un bicchiere d’acqua? La realtà è più complicata. Per rendersene conto può essere utile analizzare alcune considerazioni degli analisti successive alla pubblicazione dei dati del secondo trimestre del 2025 (in scia ai quali il titolo della società in Borsa ha ceduto, nella seduta del 18 luglio, il 5,1%).

TRIMESTRI A CONFRONTO

Dati in miliardi di dollari al 30/6/2025 e 2024

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Il gruppo, va ricordato, è stato contraddistinto da ricavi (11,079 miliardi ) in rialzo del 15,9% rispetto allo stesso periodo del 2024. Inoltre l’utile netto è salito a 3,125 miliardi (2,147 quelli di un anno prima). Dunque: conti in crescita. Pure apprezzando i numeri gli esperti, però, hanno, in primis, focalizzato l’ attenzione sul giro d’affari. In particolare è stato fatto notare come la prima riga di bilancio si regga su tre leve principali: aumenti di prezzo, introduzione della pubblicità e stabilizzazione della base abbonati (dopo l’ incremento in scia al giro di vite sulla condivisione delle password). Tutte leve solide ma - è l’obiezione - non infinite: i prezzi, ad esempio, non possono essere alzati in continuazione, senza che si creino rischi sul tasso di abbandono degli utenti.

RICAVI E AREE GEOGRAFICHE

Dati in miliardi di dollari al 30/6/2025 e 2024

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Le considerazioni dell’azienda

Netflix rigetta i timori. Il management ha spiegato che i ricavi approfittano di mix equilibrato: da un lato, l’aumento degli abbonamenti prosegue contestualmente alla penetrazione della pubblicità; dall’altro la strategia di pricing non ha - finora- portato alcun rialzo anomalo nel “churn rate”. In particolare, la società ha insistito sul contributo dell’advertising: la Netflix Ads Suite è ormai operativa e il giro d’affari della pubblicità sta raddoppiando anno su anno, superando le previsioni formulate a inizio 2025.Insomma: si tratta di un fattore di lungo, e non di breve periodo.

Ciò detto, però, è stato ulteriormente obiettato che l’elevata spesa in contenuti originali (nel 2025 rimane attorno ai 18 miliardi) costituisce un rischio. Alcuni esperti hanno espresso il timore che un simile livello d’investimenti possa comprimere i margini se i nuovi titoli non genereranno un “engagement” sufficiente. Di nuovo Netflix ha affermato di non condividere la perplessità. Dapprima, è l’indicazione, viene ricorcordata la diversificazione di portafoglio: il gruppo produce e distribuisce ogni anno molteplici titoli, in differenti generi e lingue, con un peso non indifferente di produzioni locali (cosiddetto “local for local”). L’approccio, spiega sempre la società, riduce la dipendenza da singoli successi (globali o meno). Tanto che, anche le produzioni più guardate, rappresentano meno dell’1 % del totale delle ore viste nella finestra di tempo considerata. Non solo. La multinazionale dello streaming afferma che gli investimenti - seppure elevati - non devono considerarsi quale spesa a fondo perduto. Bensì, come costruzione di un catalogo sempre più ricco e di proprietà, che genera ritorni nel tempo. Netflix, infatti, fa notare che le produzioni originali hanno una vita lunga sulla piattaforma, alimentano le raccomandazioni e possono essere sfruttati anche per altri formati, come ad esempio giochi o prodotti derivati.

La concorrenza

Infine: la competizione. Gli analisti del settore hanno ribadito il tema della sempre maggiore concorrenza. Una sfida la quale viene portata non solo dai rivali tradizionali come Disney+, Prime Video e Apple TV+, ma anche da piattaforme quali YouTube, TikTok o servizi gratuiti con pubblicità che sottraggono tempo di attenzione agli utenti. La società, pure ammettendo i pericoli che arrivano da una competizione così serrata, indica di essere in grado di gestire la situazione. Non solo perché, da un lato, la sua crescita è sostenuta - per l’appunto - da nuovi utenti, pubblicità, qualità dei prodotti e scala globale dell’offerta; ma anche perché -unitamente all’abilità di gestire i big data riguardanti la clientela- c’è ancora «circa l’80% della quota Tv che né la stessa Netflix né YouTube possiedono». Detto diversamente: esiste un importante spazio - occupato adesso ad esempio dalla tv lineare - che può essere conquistato.

Multipli sul mercato

Già, conquistato. Ma, a fronte di simili considerazioni, quali sono le dinamiche dei multipli del titolo in Borsa? Secondo Seeking Alpha, da una parte il P/e non GAAP forward è 44,1 (14,3 la media del comparto di riferimento); dall’altra, il PEG non GAAP forward è di 1,85 volte (1,49 quello di confronto). Il Price to cash flow forward, dal canto suo, è di 52,3 a fronte del valore di confronto di 8,23. In un simile contesto Seeking Alpha, dapprima, indica che la valutazione «è particolarmente elevata» e poi rimarca come «il momentum sia notevole: la performance a un anno è stata in rialzo di circa il 68%, superando di gran lunga il settore». Insomma, il risparmiatore fai-da-te, come di consueto, deve muoversi con molta cautela, considerando sempre la propria propensione al rischio.

Per approfondire

L’andamento del titolo

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