Lettera al risparmiatore

La nuova strada di Tip: investire nelle società potenziali aggregatrici

Il gruppo punta con più forza sulle operazioni con imprese private per accompagnarle in Borsa. Il rischio dell’eccesso di liquidità sul mercato

di Vittorio Carlini

5' di lettura

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Investire in società che possano aggregare, a loro volta, altre aziende anche nell’ottica di diventare capo filiera. Inoltre: accrescere l’impegno sulle imprese private per, poi, accompagnarle nel cammino verso la Borsa. Ancora: concretizzare le prime operazioni legate a realtà distressed. Sono tra i focus di Tamburi Investment Partners (T.I.P.) a sostegno del business.

Il bilancio

Già, il business. Il gruppo indipendente, quotato a Piazza Affari, di recente ha pubblicato i dati sui primi nove mesi del 2021. L’utile pro forma è salito a 115,9 milioni mentre il patrimonio netto consolidato è risultato di circa 1,12 miliardi (erano 1,07 a fine 2020). La redditività netta indicata è conseguenza del risultato delle società collegate e anche, e soprattutto, del disinvestimento di gran parte della partecipazione in Prysmian. In particolare la quota delle partecipazioni valutate con il metodo del patrimonio netto ha implicato proventi di 44,074 milioni. Quelli finanziari pro forma invece, che comprendono tra le altre cose proprio la vendita dei titoli Prysmian (ad oggi TIP possiede lo 0,9% del capitale), si sono assestati a 134,538 milioni. Ciò detto quali, allora, le prospettive della reddività netta pro forma per l’intero esercizio del 2021? TIP, di cui la “Lettera la risparmiatore” ha sentito i vertici, risponde che l’utile netto pro forma dovrebbe chiudere l’anno in ulteriore crescita.

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CONTO ECONOMICO A CONFRONTO

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Le strategie

Già, la crescita. Questa, evidentemente, è la conseguenza delle strategie d’investimento del gruppo. TIP in generale investe in aziende acquisendone, in linea e d’intesa con l’imprenditore, quote di minoranza con un fronte temporale di medio-lungo periodo. Un approccio finalizzato a sostenere attivamente l’espansione della società oggetto dell’operazione. Riguardo alla scelta delle società con cui operare TIP, finora, si è basata soprattutto guardando al singolo business. All’azienda in sé che, per l’attività, il posizionamento di mercato, il management, rappresenta un’ eccellenza da aiutare nella crescita. Ebbene: rispetto alle modalità di selezione può rilevarsi una novità. Il gruppo vuole concentrarsi su realtà le quali rappresentino dei potenziali aggregatori di altre aziende, soprattutto nell’ottica di assumere il ruolo di capo filiera. Cioè: non più solo singole eccellenze a sé stanti, ma anche, e soprattutto, possibili consolidatori del mercato.

Le diverse aree

A ben vedere il nuovo approccio costituisce un fil rouge che attraversa le diverse aree di business. Un esempio? Lo offre proprio la recente mossa, la cui esecuzione operativa è attesa entro fine anno, effettuata dal gruppo con Limonta. Si tratta di un’operazione che rientra nell’attività tradizionale di TIP. La boutique d’affari (stante l’ammontare dell’operazione -circa 89 milioni - è stata designata per la sua realizzazione la controllata Asset Italia) acquista il 25% del capitale del gruppo tessile. In parte mediante aumento di capitale ed in parte mediante acquisto azioni. Ebbene: tra gli obiettivi di TIP, oltre al sostegno alla crescita organica, c’è proprio quello di affiancare il management nell’espansione per linee esterne. Cioè: si punta a far sì che Limonta possa diventare aggregatore nel settore del tessile ad alto valore aggiunto in Italia.

Ma non è solo il business tradizionale. La eco della ricerca di TIP di aggregare realtà, in questo caso più piccole, la si sente anche nell’area dov’è attiva StarTIP. Cioè la controllata del gruppo focalizzata sulle start up e il digitale. Rispetto a questo settore, nell’esercizio in corso, sono state realizzate alcune mosse: dall’incremento della quota in Bending Spoons fino a diventare il primo azionista (22% del capitale) di Digital Magics che è un incubator. Al di là delle singole operazioni è chiaro che, com è peraltro normale nell’innovazione hi tech, può concretizzarsi la volontà di sostenere dei processi di consolidamento.

GLI INVESTIMENTI DI TIP

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Concorrenza e private equity

Tutto rose e fiori, quindi? La realtà è più complessa. Allontanandoci dal fronte di StarTIP, e guardando in generale al business del gruppo, il risparmiatore sottolinea un tema: nel 2021 si è assistito alla forte crescita del private equity. Si tratta di una dinamica dovuta anche, e soprattutto, ad una grande disponibilità di liquidità la quale, tra le altre cose, crea maggiore concorrenza ed inflaziona i prezzi dei deal. Un contesto che può dare fastidio all’operatività di TIP. La società, pure consapevole del fenomeno, dice di essere in grado di gestire la situazione. Certo, è l’indicazione, la maggiore concorrenza, spesso con tempi ristretti per investire la propria dote, ha effetti inflattivi sui deal. Ciò detto però, sottolinea TIP, l’unicità del suo modello, caratterizzata tra le altre cose dall’assenza dell’uso della leva debitoria e dall’orizzonte temporale di medio-lungo periodo, fa premio rispetto al prezzo stesso. A fronte di ciò la società, ricordando anche l’atout del proprio importante network nel mondo dell’imprenditoria nazionale, non vede particolari problemi sul tema in oggetto.

POSIZIONE FINANZIARIA NETTA

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Il mondo di Itaca

Dal sostegno a eccellenze e start up al mondo delle imprese distressed. Qui TIP (con una quota del 40%), unitamente a tre partner (Sergio Iasi, Angelo Catapano e Massimo Lucchini) che hanno il 60%, ha costituito Itaca Equity. Sotto il veicolo in oggetto esiste, poi, Itaca Equity Holding. Questa, da un lato, è partecipata da Itaca Equity, TIP e i family office coinvolti; e, dall’altro, è la finanziaria che investe, per l’appunto, in realtà con difficoltà finanziarie o che richiedono turnaround organizzativo/strategici.

Ciò detto: quali i settori al vaglio? Tra gli altri può ricordarsi la componentistica per auto che, a causa dell’elettricazione dei veicoli e la concentrazione dei fornitori da parte dei car maker, affronta non poche difficoltà. Oppure il mondo della meccanica e quello della seconda lavorazione delle materie prime (ad esempio il taglio di metalli). Ad oggi, seppure i dossier analizzati siano molteplici, nessun deal è stato realizzato. L’indicazione tuttavia è che, venendo via via meno le misure di tutela contro la pandemia (ad esempio i finanziamenti agevolati), l’operatività partirà. Presumibilmente si assisterà alle prime operazioni nella prima metà del 2022.

Il nodo del rischio

Al di là di ciò il risparmiatore realizza la seguente considerazione: la nuova area, seppure non siano presi in considerazioni veri turnaround, espone il business di TIP ad aziende “distressed”. Un contesto che può fare aumentare la rischiosità dell’attività complessiva del gruppo. La società non condivide la preoccupazione. In primis perché, è l’indicazione, l’investimento direttamente previsto è fino a 100 milioni. Si tratta di un valore che, nella remota ipotesi non tutto vada nel verso desiderato, è comunque limitato rispetto al portafoglio di circa 2,5 miliardi. Inoltre perché, dice sempre TIP, la comprovata efficienza e competenza dei manager e partner di Itaca Equity è garanzia per l’efficacia dell’operatività in questo business. Infine perché, conclude il Gruppo, più in generale il suo track record mostra la capacità di TIP nel raggiungere gli obiettivi fissati.

IL PATRIMONIO NETTO

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Aziende private

Fin qui alcune suggestioni su crescita e selezione delle società. C’è, tuttavia, un altro tassello da ricordare: il progressivo aumento degli investimenti in aziende private. Secondo l’ultima presentazione del 16 novembre, tra il 2015 e il 2021 gli investimenti diretti di TIP si sono assestati a 1,534 miliardi. Di questi intorno a 644 riguardano imprese quotate e i restanti 891 sono appannaggio di aziende private. La differenza è destinata a crescere? La risposta è positiva. Il gruppo dapprima, aumentando le società non quotate in portafoglio, vuole rende quest’ultimo meno replicabile. Inoltre l’obiettivo, in linea con la finalità storica di TIP, è di trovare imprese private eccellenti - con potenzialità ma ancora sottocapitalizzate - ed accompagnarle verso la Borsa. Di modo che possano, poi, trovare ulteriori forme di finanziamento. Di qui il maggiore interesse per le private company.

Infine: la dinamica dei mercati. Il risparmiatore, a fronte dell’infinito rally delle Borse, teme la bolla e lo scoppio della medesima. Un evento che darebbe fastidio a TIP. La società non condivide il timore. Dapprima perché, è l’indicazione, la crescita globale dell’economia e le politiche monetarie espansive - seppure ci si accinga ad una stretta negli Usa-, sostengono i corsi azionari. Potrà eventualmente esserci una correzione ma questa, sottolinea TIP, potrebbe al contrario essere per lei un’occasione d’acquisto. E poi perché, dice sempre la società, i titoli nel suo portafoglio, rappresentando aziende leader nei loro settori, hanno sempre mostrato, dopo le crisi passate, una forte capacità di ripresa nelle quotazioni.

Per approfondire

L’andamento del titolo

L’analisi tecnica del titolo

L'analisi di Finlabo research

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