Energia

La Germania compra gas azero: passerà (via Tap) dall’Italia

Contratto decennale per forniture dal prossimo anno, che saliranno gradualmente fino a 1,5 miliardi di metri cubi. Sarà gas aggiuntivo, non di origine russa e non transitato attraverso l’Ucraina, assicura Berlino

di Sissi Bellomo

3' di lettura

3' di lettura

La Germania, decisa a rilanciare sul gas dopo la rinuncia al nucleare, si assicura un contratto decennale con l’Azerbajan: forniture che inizieranno ad arrivare dal prossimo anno e saliranno gradualmente fino a 15 Terawattora, equivalenti a circa 1,5 miliardi di metri cubi annui.

A siglare l’intesa con Socar, la compagnia statale azera, è stata SEFE (Securing Energy for Europe) – la società nata dalle ceneri di Gazprom Germania, con l’esproprio e la nazionalizzazione decisi da Berlino nel 2022 – che ha precisato che il gas non sarà di provenienza russa, né transiterà dall’Ucraina, ma verrà preso in consegna in Italia. Le forniture dovrebbero quindi arrivare dal gasdotto Tap, l’ultimo tratto del cosiddetto Corridoio Sud del gas, che collega i giacimenti azeri nel Mar Caspio alle coste pugliesi passando attraverso Georgia, Turchia, Grecia e Albania.

Loading...

L’Italia nel 2024 ha importato 10,3 miliardi di metri cubi via Tap, gasdotto che tecnicamente può essere rafforzato fino al raddoppio della portata. La capacità di esportazione dalla Penisola verso il Nord Europa non dovrebbe essere un problema: Snam di recente l’ha portata da 6 a 9 miliardi di metri cubi.

«Questa partnership – si legge nel comunicato congiunto di SEFE e Socar – darà sostegno agli investimenti in produzione e infrastrutture, come i compressori, aumentando la quantità di gas in arrivo in Europa via pipeline e garantendo così la sicurezza degli approvvigionamenti del continente».

«Stiamo aprendo una nuova rotta per consentire a volumi significativi di gas di raggiungere l’Europa, diversificando così il nostro portafoglio (di forniture, Ndr) e aumentando la sicurezza per i nostri clienti», ha aggiunto il ceo di SEFE, Egbert Laege.

La Germania ha chiuso le ultime tre centrali nucleare nel 2023, completando – nonostante la grave crisi energetica scatenata dalla guerra in Ucraina – un programma che aveva stabilito nel 2011, all’indomani del disastro di Fukushima in Giappone. Al tempo stesso Berlino rimane impegnata a perseguire il phase out del carbone e si propone di raggiungere la neutralità climatica entro il 2045.

La necessità di bilanciare l’intermittenza delle rinnovabili – in un sistema in cui cresce il contributo di solare ed eolico – ha spinto a rilanciare anche sul gas: il Governo del cancelliere Friedrich Merz pianifica addirittura di raddoppiare la capacità delle centrali a gas, incentivando la salita da 10 a 20 Gigawatt complessivi entro il 203o.

La Germania – che era arrivata a dipendere per oltre il 50% dal gas russo – ha incrementato le importazioni dalla Norvegia e per potersi rifornire di Gnl si è dotata di quattro rigassificatori, cui prevede di aggiungerne altri. L’Azerbaijan offriva una delle poche concrete possibilità di incrementare e diversificare i volumi recapitati via gasdotto. E Berlino è stata pronta a coglierla, accaparrandosi forniture che diversamente avrebbero potuto dirigersi altrove.

Bp, primo azionista e operatore del consorzio di Shah Deniz – il giacimento del Caspio da cui proviene il gas azero esportato in Europa – il 3 giugno ha preso la decisione finale d’investimento (FID) per una nuova fase di sviluppo della produzione: il progetto Shah Deniz Compression, da 2,9 miliardi di dollari, che potenziando il recupero di gas a bassa pressione estenderà la vita del giacimento e consentirà di ricavare forniture addizionali di 50 miliardi di metri cubi di gas e 25 milioni di barili di condensati. Il primo incremento ci sarà dal 2029, ha precisato Bp, che contestualmente ha approvato anche altri investimenti per ridurre le emissioni delle operazioni estrattive con l’elettrificazione e il ricorso all’energia solare.

Quest’ultimo punto è anch’esso di particolare interesse per un acquirente europeo come SEFE, visto che il Gnl «made in Usa» in futuro rischia di essere penalizzato dalle normative ambientali Ue, dalla Cbam (la carbon tax alla frontiera) alle regole per limitare le emissioni di metano fuggitivo, in vigore fin dal 2027 e che gli Usa hanno bocciato come una barriera non tariffaria al commercio.

A breve la Commissione europea dovrebbe presentare le proposte legislative per vietare l’acquisto di gas russo sul mercato spot da fine anno e i contratti a lungo termine da fine 2027.

Riproduzione riservata ©
Loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti