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La Dop economy fa sempre più leva sul turismo: eventi cresciuti del 26% nel 2025

Rapporto della Fondazione Qualivita: 667 attività mappate nel 2025 di cui 292 eventi tra feste, degustazioni, festival culturali e sport realizzati da 376 Consorzi di tutela

di Giorgio dell'Orefice

Acetataie Aperte, evento organizzato a Modena e provincia

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Cresce e si rafforza il turismo Dop, ovvero le iniziative e, quindi, i flussi turistici nelle aree nelle quali si producono i prodotti alimentari a denominazione d’origine: dai salumi ai formaggi, dall’ortofrutta al vino. In sostanza fenomeni analoghi all’enoturismo si stanno diffondendo e consolidando anche in altre filiere dell’agroalimentare italiano di qualità.

Nel corso del 2025 sono state recensite ben 667 attività nelle aree di produzione dei marchi Dop e Igp con una crescita rispetto all’anno precedente del 12%. Gli eventi – tra feste, degustazioni, festival culturali ed eventi sportivi legati ovviamente un prodotto Dop o Igp – sono stati 292 con una crescita del 26%. Di rilievo anche le 60 “prime edizioni 2025” dato che conferma lo slancio progettuale del sistema Dop e Igp con iniziative che coinvolgono anche filiere di dimensioni più ridotte.

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Sono i dati resi noti dal II Rapporto Turismo Dop realizzato dalla Fondazione Qualivita in collaborazione con Origin Italia (l’associazione dei consorzi di tutela dei prodotti Dop e Igp).

«L’indagine – spiegano alla Fondazione Qualivita - basata sui dati 2025, evidenzia un rafforzamento concreto e diffuso delle iniziative di Turismo Dop sui territori italiani, un risultato che conferma come il settore abbia prontamente recepito le indicazioni del Regolamento europeo 2024/1143 che ha incluso la gestione delle attività turistiche fra le competenze dei Consorzi. Si tratta di un’evoluzione favorita anche da una maggiore conoscenza del fenomeno, da un crescente interesse pubblico e da una rinnovata attenzione da parte delle istituzioni, del mondo della ricerca e degli attori del sistema Dop Igp. Tra questi nuovi elementi di sviluppo spicca il riconoscimento della Cucina italiana come patrimonio Unesco, in cui Dop e Igp non sono semplici ingredienti, ma pilastri culturali e produttivi».

A livello territoriale, la crescita è testimoniata da un numero più alto di attività rispetto al 2024 per 16 regioni italiane su 20. Veneto, Toscana, Emilia-Romagna, Lombardia e Piemonte si confermano ai vertici della classifica regionale del Turismo Dop che integra oltre 20 indicatori ricavati dall’Osservatorio del Turismo DOP e da fonti ufficiali. I fattori decisivi si confermano la presenza di filiere produttive solide, un’attrattività turistica consolidata e, soprattutto, Consorzi di tutela strutturati e riconosciuti capaci di svolgere un ruolo attivo di governance territoriale.

«La mappatura dell’Osservatorio sul Turismo Dop – ha commentato il direttore della Fondazione Qualivita, Mauro Rosati - fotografa un settore in evoluzione, ancora in via di strutturazione ma già capace di esprimere una vitalità diffusa sui territori. Si afferma con evidenza una logica di rete fondata su connessioni, sinergie e collaborazioni tra attori diversi. Nel solo 2025 si contano quasi 500 enti e associazioni locali coinvolti in attività di Turismo Dop, insieme a 367 Consorzi di tutela chiamati a interpretare pienamente le nuove funzioni loro attribuite. Il dato più interessante, sul piano sociologico e territoriale, è proprio questo: la nascita di comunità attive e di relazioni stabili, in cui soggetti pubblici e privati imparano a cooperare e a costruire una dimensione ibrida, dove promozione, tutela e sviluppo locale si rafforzano reciprocamente».

«Nella scia del Regolamento Ue 2024/1143 – ha commentato il presidente di Origin Italia, Cesare Baldrighi - i Consorzi di tutela assumono un ruolo sempre più centrale nello sviluppo del Turismo Dop, coordinando attori diversi per garantire iniziative credibili e di qualità. I dati del Rapporto, che mostrano come tre visitatori su quattro riconoscano nei Consorzi il garante dell’autenticità dell’esperienza, sono la migliore conferma di questo processo. Significativo anche l’impegno delle istituzioni, da quelle nazionali a quelle regionali, nella definizione di politiche e strumenti a sostegno del settore».

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