Da Siracusa a Ragusa tra archeologia, cibo e mare
La dolcezza nascosta di Catania tra minne e mercati
Catania è scura e gaudente. Nera di lava eppure coloratissima. Se l’Anfiteatro Romano nel cuore di piazza Stesicoro, risalente alla metà del II secolo a.C. e riportato completamente alla luce 120 anni fa, dalla sua recente riapertura sta conquistando i viaggiatori che ripercorrono le rotte dell’antichità, anche l’Odeon sulla collina di Montevergine, laddove si trovava l’acropoli della colonia calcidese di Katane fondata nel 729-728 a.C, attira irresistibilmente. Appena a nord del teatro antico, ecco, inoltre, la “sorpresa” delle Terme della Rotonda, un edificio a forma circolare, chiuso in un quadrilatero scandito da una successione di archi e vasche marmoree sistemate all’interno di grandi nicchie. Da lì a piedi, si scende alla ricerca delle case abitate dallo scrittore Giovanni Verga e dal compositore musicale Vincenzo Bellini, icone catanesi, ora convertite in museo. Poi si sale nuovamente lungo Via dei Crociferi per ammirare la sua collezione di chiese barocche fino allo scalone monumentale di Villa Cerami, sede del dipartimento di Giurisprudenza. E’ tempo della prima pausa salata: l’arancino della pasticceria Spinella, davanti al giardino di Villa Bellini, da novanta anni delizia i catanesi che passeggiano lungo Via Etnea. Con quel carico di energia e delizia in corpo, si è pronti per addentrarsi, anima e palato, tra le bancarelle della A fera ’o luni in Piazza Carlo Alberto: il mosaico delle ciliegie e delle albicocche rovesciate sui tavoli, la macchia rossa dei tonni appena pescati che danno ancora colpi di coda, le urla dei venditori per acchiappare i clienti trasmettono tutta la forza e verità di questo luogo. Appare meno vivido, purtroppo, lo storico Mercato del Pesce, A’ Piscaria, appena sotto la delicata Fontana dell’Amenano che pizzica l’acqua e attorno a Porta Uzeda, per la tendenza ad assecondare i gusti dei turisti. Meglio, dunque, sedersi ai tavoli del Ristorante Vuciata per assaggiare piatti ancora tradizionali quali i gamberi rossi freschi, le gagliarde sarde a beccafico tra le botteghe di formaggi che ancora sussistono in quest’area trafficata. Un’altra oasi di pace e dolcezza è rappresentata dal Prestipino Cafè che festeggia davanti alla facciata della Cattedrale di Sant’Agata (sorge sui resti delle Terme Achilliane) e alla Fontana dell’Elefante i suoi primi cinquant’anni: Mario coi figli Antonio e Stefania sfornano minne e cannoli delicate e belle come gli arabeschi e i merletti del Palazzo dei Chierici dove ospitato il loro laboratorio delle meraviglie.

