In Italia cede anche “l’ultimo giapponese”. Coprob-Italia Zuccheri, unico produttore nazionale di zucchero italiano - due stabilimenti che gestiscono l’intera filiera della barbabietola, dalla lavorazione allo stoccaggio - annuncia la sospensione stagionale dell’impianto veneto di trasformazione della barbabietola.
Per il 2026 a Pontelongo (Padova) - 200 lavoratori, tra fissi e stagionali e 2mila agricoltori conferenti - sarà mantenuto solo il sito di confezionamento, ma «sarà ultimato il progetto di ammodernamento strutturale con il progetto Pnrr da 3 milioni di euro».
Loading...
Una scelta molto sofferta - fa sapere la Cooperativa - arrivata al termine dell’ultimo cda.
«La decisione - si legge in un comunicato - è frutto di analisi tecnico-economiche-finanziare approfondite, tra cui emergono come variabili negative la perdurante crisi del costo dello zucchero su scala europea ed extra-europea, la drastica diminuzione dell’areale veneto coltivato a barbabietola (passato da 30mila a 19mila ettari) e il costo ingente di manutenzione e mantenimento dell’impianto padovano».
Rimarrà operativo l’impianto di Minerbio, in provincia di Bologna, dove confluiranno i quantitativi di barbabietola contrattati dai soci veneti.
«In Italia si fa fatica a produrre barbabietola nei campi», dichiara il vice-presidente Coprob Italia Zuccheri, Giovanni Tamburini (Confagricoltura). «Fino al 2018 erano circa 8,5-9 tonnellate di saccarosio per ettaro, negli ultimi cinque anni siamo scesi sotto la media dei 7,5», prosegue. «Il comparto è poco remunerativo e gli agricoltori abbandonano».
La stretta sulle molecole, utili a contrastare climate change e agenti patogeni, pesa come un macigno. «In Italia siamo scesi da 98 a 55 principi attivi disponibili», dice. «Così non si va avanti».
La Cooperativa si impegna a gestire questa fase «con il massimo senso di responsabilità, dialogando con le rappresentanze sindacali». Fai, Flai e Uila chiedono un incontro al ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida. Sul tavolo di via Venti Settembre, a Roma, porteranno un tema: il nostro Paese può ancora considerare lo zucchero un ingrediente strategico per la trasformazione alimentare e quindi per il rafforzamento della sovranità alimentare e del Made in Italy?
Contro il diabete da adulti, meno zucchero per i bambini
La crisi in Europa
In Europa l’ultimo annuncio - in ordine di tempo - è arrivato da Nordzucker. Alla fine della stagione produttiva, il secondo raffinatore di zucchero più grande della Germania cesserà la produzione nello stabilimento slovacco di Trenčianska Teplá, che continuerà ad essere utilizzato come hub logistico-commerciale. Metà dei 180 posti di lavoro sarà tagliato.
Anche Südzucker, leader dell’industria agroalimentare tedesca e tra i principali produttori mondiali di zucchero è crollato in Borsa e il cda ha proposto la sospensione dei dividendi.
Che anche il Nord-Europa - da sempre vocato alla filiera per condizioni climatiche - stia alzando le prime bandiere bianche, la dice lunga su quanto i morsi della crisi siano penetrati a fondo del tessuto produttivo.
«Dal 2017 - racconta a il Sole 24 Ore Marie-Christine Ribera, direttore generale Cefs (Associazione europea produttori zucchero) - su 103 fabbriche di zucchero, 21 hanno chiuso: cinque solo nel 2025, un’altra cesserà l’attività dal 2027, il che significa che solo 81 fabbriche di zucchero di barbabietola opereranno in Europa durante il prossimo anno di commercializzazione».
Per la filiera - in bilico da anni tra condizioni meteo estreme e agenti patogeni super-aggressivi - la spallata è arrivata dal surplus di prodotto che invade il mercato dei Ventisette da quando, nel settembre 2017, è scattata la liberalizzazione, con la fine delle quote.
Ora la spirale di crisi è entrata nella sua fase più critica e neanche i tagli di superficie riescono a compensare l’eccesso di offerta sul mercato.
Gli scenari delineati all’orizzonte dai prossimi accordi commerciali non sono confortanti: 190mila tonnellate di prodotto incombono dal Mercosur (mentre rispetto all’accordo Ue-India lo zucchero ha incassato lo status di prodotto sensibile).
«Oggi - spiega Ribera - la disponibilità potenziale di zucchero straniero (bianco e grezzo) ammonta a 1,6 milioni di tonnellate, equivalenti al 12% dei consumi Ue. Soltanto il Brasile ha oltre 600mila tonnellate di accesso».
Al surplus di prodotto in Europa hanno contributo in maniera sostanziale i grandi flussi di importazione dall’Ucraina (100mila tonnellate), ma non solo. Nel settore saccarifero lo zucchero bianco può essere esportato con un’autorizzazione (regime di perfezionamento attivo), generando licenze che concedono il diritto di importare zucchero grezzo per la raffinazione esente da dazi. Questo perché l’equivalenza tra barbabietola da zucchero e zucchero di canna grezza crea un collegamento artificiale di lavorazione tra le esportazioni di zucchero bianco e le importazioni di zucchero di canna grezza per la raffinazione. «In pratica le esportazioni che dovrebbero liberare il mercato - spiega Ribera - vengono utilizzate per generare diritti di importazione venduti a 15-20 €/tonnellata, in un’attività parallela che avvantaggia il singolo operatore a scapito del mercato più ampio». Tale regime attualmente permette alle aziende di importare zucchero senza dazi o limiti quantitativi, a condizione che lo zucchero sia raffinato o trasformato in prodotti alimentari e successivamente esportato al di fuori dell’Unione Europea. Secondo i dati della Commissione Europea, nell’anno di commercializzazione 2024/25 le importazioni di zucchero greggio in regime di perfezionamento attivo hanno raggiunto 587mila tonnellate metriche, con un aumento del 19% rispetto all’anno precedente. Il Brasile è stato la fonte del 95% di queste importazioni. Le importazioni di zucchero bianco nell’ambito dello stesso programma hanno totalizzato 155mila tonnellate nel 2024/25, con un aumento del 5% su base annua. Il Brasile ha fornito il 43% di questa quantità, seguito da Marocco, Egitto e Ucraina. «Nel 2025 - racconta l’europarlamentare Stefano Bonaccini (S&D) - le quote di zucchero entrate nella Ue a dazio zero hanno raggiunto il livello più alto degli ultimi cinque anni». Questo surplus di offerta ha fatto crollare i prezzi dello zucchero ai livelli più bassi degli ultimi tre anni.
Lollobrigida: Più controlli su import in Ue, entrino solo prodotti che rispettano i nostri standard
La strategia di Bruxelles
«La Commissione Ue - prosegue Bonaccini - ha annunciato l’esclusione dello zucchero dall’accordo commerciale Ue-India, non solo a seguito della condanna da parte del Wto nei confronti dell’amministrazione indiana per sovvenzioni distorsive, ma soprattutto perché il Paese rimane il singolo produttore di zucchero più destabilizzante sul mercato mondiale».
Neutralizzato il pericolo India, il Commissario europeo per l’Agricoltura, Christophe Hansen, ha annunciato su X che per alleviare le pressioni sui produttori, proporrà una sospensione temporanea del regime.
Quanto durerà questa sospensione e, soprattutto, quando arriverà? «Abbiamo chiesto almeno un anno di sospensione - risponde Tamburini, che è anche presidente del Cefs (Associazione europea produttori zucchero) - ma per ottenerla ci vorranno almeno altre sei settimane». Il percorso non è spianato: «Ci sono numerose complessità tecniche, dobbiamo accordarci con le Dogane, peraltro non esiste una Authority doganale che presieda e coordini le diverse specificità. E poi c’è tutta la fase transitoria da gestire. Da quando partirà la sospensiva? Come ci si regolerà rispetto al pregresso?».
Nel 2027 ci saranno gli aiuti accoppiati e poi la nuova Pac. Tamburini lancia una proposta: l’attuazione dell’articolo 222 del Regolamento unico OCM che, in deroga al divieto generale di intese anticoncorrenziali previsto dall’Antitrust, consente agli attori della filiera di stabilire accordi volontari per limitare le produzioni. «A oggi non ci è consentito confrontarci per il rischio cartelli», dice. «Ma siamo rimasti in pochi», aggiunge. «Dobbiamo poter parlare, dobbiamo trovare un’intesa per sopravvivere».
Cosa succede quando le intelligenze artificiali iniziano a parlare tra loro? La ricerca sta facendo grandi passi nel capire come le AI, e in particolare gli agenti, si comportano nelle interazioni sociali....