Mase

Così i carciofi egiziani diventano romaneschi e la passata di pomodoro cinese viene venduta come italiana

Con la passata cinese e l’olio tunisino aumentano i casi di prodotti importati e trasformati in made in Italy. Rafforzati i controlli della cabina di regìa Mase

di Giorgio dell'Orefice

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Carciofi egiziani che diventano romaneschi, tonnellate di passata di pomodoro di provenienza cinese o bulgara che, manco a dirlo, diventano made in Italy, tonnellate di riso in arrivo dall’Asia che inondano il mercato dell’Italia, primo produttore di riso in Europa e – immancabili – tonnellate di olio d’oliva di provenienza greca o tunisina che diventano extravergine italiano senza esserlo e, talvolta, senza neanche essere extravergine.

Tutti prodotti la cui origine è stata accertata dalle forze dell’ordine ma che, nella pratica, viaggiano senza documenti di tracciabilità e per questo, come emerso in più di un caso, pronti a essere “nazionalizzati” ovvero ri-etichettati come italiani e poi immessi sul mercato senza che i consumatori siano messi nella condizione di identificarne la provenienza, esercitando inoltre una concorrenza sleale nei confronti di imprese che italiane lo sono davvero.

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Aumentano i casi di concorrenza sleale

Merci che in qualche caso, come in quello dell’olio d’oliva, arrivano anche a colmare un vuoto d’offerta della produzione nazionale (insufficiente rispetto al fabbisogno) ma in altri, come nel caso dei carciofi egiziani importati nel pieno della campagna dei carciofi italiani, finiscono solo per provocare, come spesso denunciato dagli agricoltori, una pressione al ribasso sui prezzi.

I risultati del lavoro della cabina di regìa sui controlli

Sono alcuni dei casi di prodotti agroalimentari irregolari bloccati dalle forze dell’ordine nell’ultimo anno e comunicati a valle della riunione della cabina di regìa nazionale, il coordinamento che coinvolge Ispettorato controllo qualità, Carabinieri (Forestali e Nas), Capitanerie di Porto, Guardia di Finanza, Agenzia delle Dogane e Monopoli, Agea e Polizia di Stato).

L’obiettivo non è impedire l’import ma tutelare il made in Italy

«Il punto – ha chiarito subito il ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida – non è certo quello di impedire il flusso di importazioni. Noi restiamo a favore del libero mercato. Ma vogliamo anche che siano assicurate pari condizioni concorrenziali, che i prodotti, per quanto possibile, siano realizzati seguendo le medesime norme produttive e che, merci di origine straniera, non vengano poi commercializzate come italiane mettendo in atto una concorrenza sleale nei confronti delle imprese nazionali».

Coordinamento nelle verifiche anti duplicazioni

La cabina di regìa è stata istituita presso il ministero dell’Agricoltura e della Sovranità nazionale (Mase) nel 2023 per favorire lo scambio di informazioni, ridurre sovrapposizioni e concentrare i controlli sui contesti a maggiore rischio di frode.

Controlli cresciuti del 25,7% in cinque anni

Lo strumento ha consentito un ulteriore salto di qualità nei controlli che già stavano registrando un trend di forte aumento. Nel corso del quinquennio 2021-25 il numero complessivo delle verifiche nel settore agroalimentare è cresciuto del 25,7% passando da 251mila a 315mila interventi.

Lavoro importante con i nuovi accordi commerciali internazionali

“Il lavoro messo in campo con la cabina di regìa – ha aggiunto Lollobrigida – sta consentendo di compiere importanti passi avanti nella tutela del settore agroalimentare made in Italy e delle imprese che operano rispettando le regole. L’incremento delle verifiche e il lavoro effettuato per renderle sempre più efficaci evitando duplicazioni è rivolto, in particolare, a verificare la regolarità dei prodotti agroalimentari provenienti dall’estero. lavoro che risulterà tanto più importante in vista degli importanti accordi commerciali internazionali stretti dalla Ue con Mercosur e India.

Negoziati che abbiamo corretto in corso d’opera perché consideravano solo le opportunità per gli esportatori e non anche i rischi sul mercato interno. La nostra task force sui controlli ci auguriamo che presto possa diventare anche un modello anche in Europa per evitare casi di concorrenza sleale anche ai danni delle altre aziende agroalimentari europee”.

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