L’oro per liquidità vince anche sui titoli di Stato
di Sissi Bellomo
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L’oro in quanto asset finanziario è molto più liquido dei titoli di Stato e delle obbligazioni in genere. A molti operatori sembrerà la scoperta dell’acqua calda, ma adesso se ne hanno le prove.
A dimostrarlo è stata la London Bullion Market Association (Lbma), che spera in questo modo di convincere l’Autorità bancaria europea (Eba) ad escludere il metallo prezioso dalle regole draconiane di Basilea 3, che imporranno alle banche requisiti di capitale più stringenti a fronte degli asset più illiquidi – e dunque più rischiosi.
L’oro, a differenza di altre materie prime, non deve far parte di quest’ultima categoria, sostiene l’Lbma, associazione che presiede al più grande mercato aurifero del mondo, quello londinese, in cui le transazioni avvengono over-the-counter.
I volumi di scambio sulla piazza britannica (un dato che viene pubblicato solo da novembre 2018) insieme a quelli registrati a Zurigo ammontano in media a 42 miliardi di dollari al giorno, afferma l’Lbma, che ha anche calcolato l’indice di liquidità dell’oro e degli altri metalli preziosi, usando gli stessi parametri e la stessa metodologia applicati nel 2013 dall’Eba per valutare altri asset.
Ebbene, è emerso che nel caso dell’oro l’indice è pari a 0,000018: un punteggio che – essendo più vicino allo zero – è superiore a quello ottenuto dagli «Asset liquidi di alta qualità» (Hqla). Tra questi ci sono i corporate bond (0,188) – che probabilmente nel 2013 erano più facilmente liquidabili – ma anche i titoli di Stato, che con 0,058 l’Autorità bancaria aveva addirittura inserito in una categoria speciale, di asset «estremamente» liquidi.



