prezzo sotto 1.390 $/oncia

L’oro inverte la rotta, i tagli della Fed sono diventati più incerti

di Sissi Bellomo

(Marka)

1' di lettura

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Gli scenari di politica monetaria negli Stati Uniti sono di nuovo cambiati e l’oro ha invertito la rotta, registrando perdite superiori al 2% nella seduta di ieri, quando ha toccato un minimo di 1.386,52 dollari l’oncia sul mercato spot londinese.
I dati sull’occupazione negli Usa sono risultati molto migliori del previsto, con la creazione di 224mila nuovi posti di lavoro a giugno: un boom che dovrebbe attenuare l’urgenza di un taglio dei tassi di interesse da parte della Federal Reserve.

Le attese per una riduzione di 50 basis point fin da questo mese sono state quasi del tutto spazzate via, anche se Donald Trump è di nuovo intervenuto per esortare le autorità monetarie a ridurre il costo del denaro. Il rendimento dei Treasuries a 10 anni è rimbalzato sopra la soglia del 2%, il dollar index è salito ai massimi da oltre due settimane e le vendite hanno preso di mira l’oro, che aveva già cominciato a ritirarsi dal record da sei anni raggiunto la settimana scorsa, quando si era spinto fino a quota 1.438,63 dollari.

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Il metallo prezioso ha concluso questa settimana con un ribasso di circa l’1%, la prima flessione settimanale in quasi due mesi e la peggiore da metà aprile. A offuscare le prospettive c’è anche la debolezza del mercato fisico, che potrebbe accentuarsi. L’India – maggior importatore di oro al mondo –ha alzato a sorpresa le tariffe doganali su questo e altri metalli preziosi, portandole dal 10 al 12,5%. Si tratta del primo aumento da sei anni a questa parte.

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