Lettera al risparmiatore

L’obiettivo di Credem: più ricavi da servizi grazie alla tecnologia

Nel 2022 gli investimenti diretti in innovazione, anche sugli impieghi, sono oltre 65 milioni di euro. Il rischio sui mercati a causa della guerra

di Vittorio Carlini

Il Gruppo Credem investe nell'intelligenza artificiale

5' di lettura

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C’è un fil rouge che attraversa diverse attività del gruppo Credem. Quello dell’innovazione tecnologica. Uno sforzo in linea con la digitalizzazione del business, che tra le altre cose, oltre a sostenere il mondo degli impieghi, deve contribuire anche e soprattutto all’incremento dei ricavi commissionali.

Quest’ultimi, complice il livello “rasoterra” dei tassi d’interesse di mercato, sono non da oggi (come in molti altri istituti di credito) la parte preponderante del margine d’intermediazione. Nel 2021 il margine da servizi - cui si riconducono principalmente le “fee” - è stato di 840,4 milioni di euro (erano 709,2 un anno prima). Il margine finanziario, appannaggio in grande parte dell’erogazione del credito, è valso invece 496,3 milioni di euro (+0,7% rispetto al 2020). A fronte di simili valori assoluti risulta che il margine da servizi pesa per il 62,8% dei ricavi complessivi (1,337 miliardi di euro).

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BILANCI A CONFRONTO

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L’innovazione

Ciò detto Credem spinge, per l’appunto, sullo sviluppo tecnologico. Il focus, all’interno della strategia di offrire al cliente servizi a 360°, da un lato (va ribadito) coinvolge il settore degli impieghi; ma, dall’altro, trova una sua importante articolazione sul fronte commissionale. In tal senso l’istituto di credito ha in fase di test una piattaforma evoluta di “Robo for advisory” nella gestione del risparmio. Si tratta di una tecnologia che sarà a disposizione delle filiali del gruppo e dei consulenti di Credem (cosiddetto retail banking), oltre che dello stesso polo del private banking (cioè dei clienti con patrimoni più ampi).

La piattaforma non sostituirà l’advisor. L’istituto, cioè, ribadisce il tema della necessità del rapporto tra utente e consulente fisico. Quest’ultimo però, attraverso soluzioni quali algoritmi o intelligenza artificiale, avrà in tempi brevi la possibilità, da una parte, di comprendere la situazione patrimoniale e il profilo di rischio del cliente; e, dall’altra, di offrire un adeguamento, ad esempio, dell’asset allocation. Oppure, tra le altre cose, permetterà di attivare velocemente il corretto iter sul fronte legale o successorio in caso di grandi patrimoni. In altre parole: il supporto innovativo potrà declinarsi in funzione della complessità della situazione. La nuova piattaforma, peraltro, verrà sfruttata anche sul fronte dei prodotti assicurativi.

ANDAMENTO DEI COSTI

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Già, i prodotti e servizi. Riguardo a quelli per le Pmi tra le altre cose va ricordato che, sempre sul fronte dell'innovazione, da tempo è in funzione Digital hub. Vale a dire una tecnologia che consente, in maniera digitale e in parte automatica, diverse operatività: dal factoring al leasing fino alla gestione in cloud della supply chain o (sfruttando la stessa Psd2) dell'attività contabile aziendale. Insomma: Credem, che pensa anche al puro “Robo advisory”, articola l'impegno sull’ evoluzione hi-tech nelle sue diverse attività. Tanto che gli esborsi diretti in tecnologia, per il 2022, sono stimati in crescita (rispetto al 2021) a oltre 65 milioni (più del 75% dei Capex previsti). Una somma cui devono aggiungersi ulteriori 85 milioni di Opex appannaggio del business sul cloud.

Incognita mercati

Tutto rose e fiori, quindi? La realtà è più complicata. Il risparmiatore ricorda le grandi difficoltà dei mercati finanziari. Un contesto, dovuto allo scoppio della guerra in Ucraina alle strette di politica monetaria e ad una pandemia che ancora non molla al presa, il quale può impattare lo sviluppo del business di Credem. La società, pure conscia della situazione, professa fiducia. Rispetto al mondo del risparmio gestito, è l’indicazione, da un lato finora non ci sono segnali di rallentamento della raccolta; e dall’altro nel 202o, un anno comunque già complicato, il Net new money è salito di 1,5 miliardi di euro.

Non solo. Credem, ricordando che il passato già è stato contraddistinto da periodi di forte difficoltà sui mercati, rimarca come l’istituto, grazie all'evoluzione di prodotto e alla gestione, sia stato in grado di amministrare e superare le situazioni più problematiche. L’istituto, infine, sottolinea che la diversificazione degli stessi prodotti, dall’equity all'assicurativo fino agli asset alternativi, limita comunque il rischio.

CREDITI ALLA CLIENTELA

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Il portafoglio titoli

Quel rischio il quale, anche per il “fly to quality” degli investitori nel reddito fisso e la prospettata riduzione dell'ombrello della Bce, può incidere sulle quotazioni del BTp. Un governativo italiano, nel portafoglio titoli della banca, la cui potenziale volatilità può dare fastidio all’istituto stesso. Credem rigetta il dubbio. In primis perché, viene spiegato, il 95% delle posizioni sul BTp è contabilizzata “Held to collect” e, quindi, ha un impatto molto limitato sul capitale della banca. Poi perché, dice sempre la società, la quota dei Titoli di Stato italiani -in riduzione al 40% sul totale del portafoglio rispetto al 59% di fine 2020 - è da, una parte, ragionevole per contribuire correttamente al margine d'interesse; e, dall’altra, è inserita in un portafoglio, conclude l’istituto, contraddistinto da una diversificazione che ne contiene la rischiosità.

COSTO DEL RISCHIO DI CREDITO

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L’erogazione del credito

Fin qui alcune considerazioni rispetto all’innovazione tecnologica, il wealth management e le dinamiche dei mercati finanziari. Quali, però, le prospettive riguardo al fronte degli impieghi alla clientela? Nel 2021 la dinamica dei volumi di quest’ultimi, secondo quanto riportato dalla banca, è aumentata del 13,2% sull’esercizio precedente. Al netto del consolidamento della Cassa di Risparmio di Cento la crescita è dell’8% (+6,8% rispetto alla media del sistema bancario). Il rialzo è certamente non in linea con il passato. Tuttavia, in media, l’istituto ha sempre sovraperformato il sistema (nel 2019 e 2020, ad esempio, rispettivamente del 4,7 e 5,9%). Un andamento che, a fronte del probabile rialzo dei tassi di mercato, aiuterà a sostenere il margine d’interesse.

Al che si domanda: è un contesto che indurrà Credem ad una svolta e ad accelerare sui volumi degli impieghi? La risposta, tenuto in conto anche che l’istituto mantiene una certa prudenza riguardo alle prospettive della salita dei rendimenti di mercato, è negativa. Il gruppo, rimarcando la sua storica sovraperformance rispetto al sistema bancario e la volontà di mantenere alta la qualità degli attivi, punta a proseguire con la consueta strategia.

Lo spread sulla clientela

Ciò detto, però, il risparmiatore sottolinea un aspetto. La differenza tra il tasso medio degli impieghi alla clientela e quello dei depositi dell’istituto è inferiore allo spread medio del sistema bancario italiano. Nell’ultimo trimestre quest’ultimo è stato dell’1,72% mentre quello di Credem è risultato dell’1,4%. Si tratta di una situazione a fronte della quale l’investitore storce il naso. Il gruppo, sottolineando che è una condizione ben nota al mercato, non condivide il disappunto. Il minore rendimento, viene ricordato, riflette la più alta qualità dell’attivo dell’istituto rispetto al sistema. Il costo del rischio di credito, alla fine dello scorso esercizio, è di 10 punti base: un valore, dice sempre la società, molto basso e vicino ai suoi minimi storici. Inoltre Credem sottolinea che il minore ammontare di rettifiche consente al gruppo di avere una più alta redditività. Tanto che il Rote, al 31/12/2021, è stato del 12,7% (10,1% senza considerare il consolidamento di CaRi Cento).

Dalla qualità e dinamiche del credito alla crescita per linee esterne. L’assemblea straordinaria di Credem, com’è noto, ha approvato la fusione per incorporazione della Cassa di Risparmio di Cento il 21 giugno del 2021. L’istituto da un lato, anche grazie al fatto che l’M&A è stato immediamente concretizzato con la fusione per incorporazione, indica che l’integrazione procede nei tempi previsti; dall’altro rimarca come non ci sia un peggioramento della qualità degli attivi, visto che il costo del rischio di credito a fine 2021 già considera la stessa operazione.

Al di là di ciò Credem in generale, ponendosi quale soggetto consolidatore, prosegue nell’analisi di dossier di realtà medio-piccole, nell’area del Centro-Nord Italia (vista la già buona presenza al Sud). Istituti rispetto ai quali non considera rilevante se sono focalizzati maggiormente sulla clientela retail o aziendale. Essenziale, al contrario, è che l’eventuale operazione (sebbene rebus sic stantibus – dice Credem – c’è nulla di concreto) abbia una valenza strategica ed industriale. Porte chiuse infine, almeno ad oggi, all’M&A trasformativo. Credem esprime la volontà di proseguire stand alone.

Per approfondire:
L'andamento del titolo
L'analisi tecnica del titolo
L'analisi di Finlabo research

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