L’obiettivo di Credem: più ricavi da servizi grazie alla tecnologia
Nel 2022 gli investimenti diretti in innovazione, anche sugli impieghi, sono oltre 65 milioni di euro. Il rischio sui mercati a causa della guerra
di Vittorio Carlini
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I punti chiave
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C’è un fil rouge che attraversa diverse attività del gruppo Credem. Quello dell’innovazione tecnologica. Uno sforzo in linea con la digitalizzazione del business, che tra le altre cose, oltre a sostenere il mondo degli impieghi, deve contribuire anche e soprattutto all’incremento dei ricavi commissionali.
Quest’ultimi, complice il livello “rasoterra” dei tassi d’interesse di mercato, sono non da oggi (come in molti altri istituti di credito) la parte preponderante del margine d’intermediazione. Nel 2021 il margine da servizi - cui si riconducono principalmente le “fee” - è stato di 840,4 milioni di euro (erano 709,2 un anno prima). Il margine finanziario, appannaggio in grande parte dell’erogazione del credito, è valso invece 496,3 milioni di euro (+0,7% rispetto al 2020). A fronte di simili valori assoluti risulta che il margine da servizi pesa per il 62,8% dei ricavi complessivi (1,337 miliardi di euro).
L’innovazione
Ciò detto Credem spinge, per l’appunto, sullo sviluppo tecnologico. Il focus, all’interno della strategia di offrire al cliente servizi a 360°, da un lato (va ribadito) coinvolge il settore degli impieghi; ma, dall’altro, trova una sua importante articolazione sul fronte commissionale. In tal senso l’istituto di credito ha in fase di test una piattaforma evoluta di “Robo for advisory” nella gestione del risparmio. Si tratta di una tecnologia che sarà a disposizione delle filiali del gruppo e dei consulenti di Credem (cosiddetto retail banking), oltre che dello stesso polo del private banking (cioè dei clienti con patrimoni più ampi).
La piattaforma non sostituirà l’advisor. L’istituto, cioè, ribadisce il tema della necessità del rapporto tra utente e consulente fisico. Quest’ultimo però, attraverso soluzioni quali algoritmi o intelligenza artificiale, avrà in tempi brevi la possibilità, da una parte, di comprendere la situazione patrimoniale e il profilo di rischio del cliente; e, dall’altra, di offrire un adeguamento, ad esempio, dell’asset allocation. Oppure, tra le altre cose, permetterà di attivare velocemente il corretto iter sul fronte legale o successorio in caso di grandi patrimoni. In altre parole: il supporto innovativo potrà declinarsi in funzione della complessità della situazione. La nuova piattaforma, peraltro, verrà sfruttata anche sul fronte dei prodotti assicurativi.
Già, i prodotti e servizi. Riguardo a quelli per le Pmi tra le altre cose va ricordato che, sempre sul fronte dell'innovazione, da tempo è in funzione Digital hub. Vale a dire una tecnologia che consente, in maniera digitale e in parte automatica, diverse operatività: dal factoring al leasing fino alla gestione in cloud della supply chain o (sfruttando la stessa Psd2) dell'attività contabile aziendale. Insomma: Credem, che pensa anche al puro “Robo advisory”, articola l'impegno sull’ evoluzione hi-tech nelle sue diverse attività. Tanto che gli esborsi diretti in tecnologia, per il 2022, sono stimati in crescita (rispetto al 2021) a oltre 65 milioni (più del 75% dei Capex previsti). Una somma cui devono aggiungersi ulteriori 85 milioni di Opex appannaggio del business sul cloud.

