L’obiettivo di Anima: più asset in gestione dei clienti istituzionali
Focus sul risiko del risparmio gestito e spinta sulle partnership nella distribuzione retail. I rischi legati al consolidamento del settore bancario
di Vittorio Carlini
6' di lettura
Le ultime da Radiocor
Borsa: Milano (+2,2%) regina della settimana con rally Prysmian (+18,8%)
Intel: accordo con Apple per produzione chip, titolo vola a +15%
Delfin: per holding 'ricorso Basilico e' infondato, non incide su passaggio quote'
I punti chiave
6' di lettura
Proseguire nella strategia volta a realizzare nuove partnership distributive nel retail. Poi: puntare ad aumentare la quota di asset in gestione, e quindi i ricavi, dai clienti istituzionali. Ancora: cogliere eventuali occasioni sul fronte dell’M&A. Sono tra i focus di Anima Holding – di cui la «Lettera al risparmiatore» ha sentito i vertici – a sostegno del business. Già, il business. Anima, va ricordato, non ha una rete di distribuzione. Il gruppo quindi da una parte sviluppa, promuove e gestisce prodotti finanziari per conto della clientela sia retail che istituzionale (in quest’ultimo caso anche negli asset cosiddetti illiquidi); e dall’altra offre servizi di gestione individuale (sempre sia per il retail che per l’istituzionale).
Le nuove intese
Ciò detto, uno dei focus è per l’appunto la realizzazione di partnership con istituti di credito nell’ambito della clientela retail. Lo scorso anno la società ne ha portate a termine diverse: da quella con CiviBank e Banca Valsabbina fino all’intesa con la Banca di Credito Popolare e Banco Desio. L’intenzione è proseguire nella strategia guardando a realtà medio-piccole. Vale a dire: banche che, da una parte, sono fuori dai radar dei grandi colossi (soprattutto internazionali) del risparmio gestito; e che, dall’altro, possono rappresentare istituti cui offrire non solo i prodotti finanziari in senso stretto ma anche un set di servizi ad essi connesso.
Non c’è la rilevanza dell’elemento territoriale, né viene dato troppo peso alla tipologia di clientela dell’eventuale partner (la quale, in linea di massima, è riconducibile al segmento affluent). Importante, invece, è che la banca abbia un potenziale di Asset under Management (AuM) oltre 300 milioni. L’interesse, infine, non riguarda soggetti esteri: il gruppo è focalizzato sul mercato interno.
Il rischio consolidamento
Il risparmiatore, rispetto al tema descritto, espone una preoccupazione. A fronte dell’attività di consolidamento del comparto bancario in Italia il timore è che una fusione tra due realtà, eventualmente già partner di Anima, riduca il loro network distributivo oppure, avendo una delle due il proprio asset manager, limiti la domanda dei prodotti della società. Il che impatterebbe il business del gruppo.
Anima rigetta il dubbio. In primis, viene ricordato, la diminuzione delle filiali fisiche (al di là dell’M&A) nei recenti esercizi, non ha inciso, come mostra il trend dell’AuM, sul business aziendale: alla fine del 2021 il Net new money (ex Ramo I) ha raggiunto quota di 6,072 miliardi di euro, migliore risultato negli ultimi 6 anni. Poi, ricorda il gruppo, tutte le partnership strategiche nel retail rimangono in essere anche se, a causa dell’eventuale operazione straordinaria, cambia il soggetto che controlla l’istituto controparte. Inoltre, dice sempre la società, i contratti spesso contengono clausole di salvaguardia. Ad esempio: la garanzia di una quota minima per la distribuzione dei suoi prodotti.



