L’impossibile ritorno

L’identità? È una prigione

«Acqua sporca», di Nadeesha Uyangoda, è il lucido e pregnante racconto di un’immigrata srilankese che quando finalmente ha raggiunto la stabilità economica decide di tornare a casa

di Lara Ricci

Giuseppe Gallace, «Ricordo di un dolore», 2025, Robecchetto con Induno, SAC, dal 28 febbraio al 18 aprile

4' di lettura

English Version

4' di lettura

English Version

È il ritorno il viaggio più difficile, il viaggio impossibile. Lo è stato per Ulisse, lo è per Neela, immigrata srilankese in Brianza, che un giorno comunica alla figlia Ayesha che sarebbe tornata a casa. Una casa dove andava di rado e dove non aveva più veri legami, metamorfizzata com’era nella creatura ibrida che diviene colei che parte. Sconcertata, la figlia si chiede se sua madre, che finalmente aveva trovato una stabilità economica dopo decenni di lavoro duro e precario, non stesse vivendo una crisi di mezza età a scoppio ritardato: mai aveva parlato di lasciare l’Italia, né probabilmente lo aveva mai pensato.

Ayesha, quarantenne e senza figli, in Sri Lanka invece non vuole più tornare, anche se fosse l’unico modo per rivedere sua madre, e non riesce a confessarglielo. Ha deciso di chiudere con il paradiso della sua infanzia, dove aveva passato i primi anni con Neela e poi, quando era partita, dove era stata cresciuta dai nonni fino a quando la madre aveva potuto portarla con sé. Un luogo che era «mitico, reale e immaginario allo stesso tempo». Che era il simbolo delle vite possibili che non avrebbe vissuto, e di quella che non riusciva a vivere: «Mi sembrava sempre che la vita vera fosse altrove, e io la guardassi attraverso un vetro. Venivo periodicamente sfrattata da una curva spaziotemporale dove però continuavo a esistere in una forma diversa. Ogni volta che rimettevo piede sull’isola, mi aspettavo di riprendermi il tempo e lo spazio esattamente da dove li avevo abbandonati, eppure, insieme agli anni, entrambi mi sgusciavano via tra le dita».

Loading...

Ayesha è un’artista che per sopravvivere si è adeguata a un mercato che dalle persone razzializzate vuole solo opere “etniche”, e che cerca di districarsi nella sua esistenza divisa, frammentata, cresciuta com’è tra due Paesi, due culture, e nell’ambiguità di una sorta di “famiglia adottiva” che è però quella per cui la madre lavorava duramente come badante («A otto anni, mi sembravano solo i genitori che non avevo mai avuto – da adulta avrei scoperto che non si esce indenni da un amore così articolato»). «I baniani – osserva -(…) sono alberi enormi, dall’aspetto centenario e dai tronchi chiari, e dai loro rami pendono come liane migliaia di radici verticali. È una specie definita strangolatrice, perché cresce da semi che si insinuano nelle crepe delle cortecce di altri alberi, soffocando l’ospite con le proprie radici che col tempo s’allungano per raggiungere il terreno. Il rapporto che intessevo con la mia vita altrove era così: un’esistenza che cresceva su un’altra come un parassita. Mentre una cercava di prendere il sopravvento, portandosi appresso le radici, esposte come carne viva, l’altra, quella sottostante, continuava a sopravvivere al limite del marciume. Mi sentivo una Persefone che divideva il suo tempo tra due mondi. Lei si era venduta per sei chicchi di melograno, per che cosa mi ero venduta io?»

Il preannunciato ritorno di Neela dà l’avvio a Acqua sporca, il bel romanzo di Nadeesha Uyangoda, che decolla e si dispiega mostrando la profondità e l’ampiezza della sua riflessione dopo alcune decine di pagine. Una storia corale, narrata dal punto di vista di Ayesha, Neela e delle sue sorelle, rimaste in Sri Lanka e sbalordite pure loro nell’apprendere il desiderio di Neela di tornare in un Paese disastrato da trent’anni di guerra civile e da una terribile crisi economica. Un luogo cui lei non apparteneva più.

Eppure la scelta di Neela è «un depositare le armi rispetto alle aspettative inumane che aveva imposto a sé stessa, per tornare a vivere tra le creature del suo mondo». Quel deporre le armi universale, davanti al tempo che si accorcia e alla realtà della morte, che diviene l’occasione per un bilancio. Il bilancio della vita di Neela, quello della sua sfortunata genia e anche quello di Ayesha, che vorrebbe lavorare sulla luce, sull’essenza stessa della nostra possibilità di vedere, e invece per sopravvivere è costretta a «scomodare la memoria di tutti i [suoi] avi e delle loro terre». A sottoporsi alla «mercificazione della razzializzazione». A soddisfare «il senso di colpa degli europei per il razzismo, il colonialismo, lo sfruttamento, ecc.» Europei per i quali – osserva – la sua arte era «urgente e necessaria, finché un giorno, all’improvviso, non lo sarebbe stata più. Noi non saremmo mai state classiche, il nostro rapporto con il tempo non era destinato a essere eterno, noi nascevamo già posticce. Fuori dalla Storia e fuori dalle città, eravamo impegnate a dimostrarci più autentiche degli altri, ferme in un posto a saltare perché ci vedessero meglio, ma bastava una folata di un altro vento perché sbiadissimo sullo sfondo – ed eravamo già spettri».

Non si può dire questo del lavoro di Uyangoda, che riesce a tenere insieme una riflessione esistenziale su cosa ci rende ciò che siamo - sempre che siamo davvero qualcosa: personalità multiple in ininterrotta metamorfosi -, su un’identità che diviene prigione, con un interessante affresco della storia recente dello Sri Lanka, e con una lucida critica della borghesia italiana, che sopravvive sulle spalle dei migranti, e del cinico mercato dell’arte, dove gli artisti razzializzati sono una moda che permette di purgare il senso di colpa per la colonizzazione e il neocolonialismo, consentendo a chi li apprezza di passare dalla parte dei giusti. Il suo sguardo ampio, tipico di chi ha più culture, Uyangoda lo posa anche sullo Sri Lanka, su chi va e su chi torna, “sbiancato” e arroccato a privilegi duramente conquistati.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Nadeesha Uyangoda

Acqua sporca

Einaudi, pagg. 288, €18,50

Riproduzione riservata ©
  • Lara Ricci

    Lara Riccivicecaposervizio curatrice delle pagine di letteratura e poesia

    Luogo: Milano e Ginevra

    Lingue parlate: Inglese e francese correntemente, tedesco scolastico

    Argomenti: Letteratura, poesia, scienza, diritti umani

    Premi: Voltolino, Piazzano, Laigueglia, Quasimodo

Loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti