Locomotiva in panne

L’economia tedesca tiene nel primo trimestre, ma l’industria boccia il Governo Merz

Tra gennaio e marzo il Pil è aumentato dello 0,3%, ma tutti gli indicatori prospettici indicano una frenata. Confindustria parla di bilancio misero del primo anno di mandato. Ad aprile i disoccupati restano sopra la soglia psicologica di tre milioni

di Gianluca Di Donfrancesco

Il cancelliere tedesco, Friedrich Merz, durante un’esercitazione delle forze armate tedesche a Munster, in Germania (EPA) EPA

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L’economia tedesca mette a segno una crescita dello 0,3% nel primo trimestre del 2026, smentendo, almeno per ora, i peggiori timori di stagnazione. Il cancelliere, Friedrich Merz, e il suo Governo di coalizione avranno però poco da festeggiare.

La frenata che verrà

Innanzi tutto, il conflitto in Iran è iniziato alla fine di febbraio e lo shock energetico ha cominciato a produrre effetti solo nell’ultimo mese del trimestre. «L’economia tedesca - ha affermato Carsten Brzeski, di Ing - sembra in condizioni migliori di quanto la sua reputazione lasci intendere», ma la stima preliminare diffusa ieri da Destatis «non include dati concreti relativi a marzo e non si può escludere una revisione al ribasso».

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Inoltre, se i dati sul Pil guardano al passato, gli indicatori prospettici (indice dei responsabili degli acquisti, fiducia, aspettative) anticipano una frenata. Per Marc Schattenberg, di Deutsche Bank Research, «non si può escludere una leggera contrazione nel trimestre in corso, soprattutto alla luce della perdita di potere d’acquisto causata dall’inflazione», che ad aprile è risalita al 2,9% e che gelerà il contributo dei consumi privati. Il Governo e i principali istituti economici tedeschi hanno già dimezzato attorno allo 0,5% le previsioni di crescita per il 2026.

Il buon dato del primo trimestre rischia così di trasformarsi nel rimpianto di quello che si è perso con la guerra in Iran. «L’inizio di anno è sorprendentemente buono, ma la guerra in Iran sta rovinando il quadro», ha detto Sebastian Wanke, della banca di sviluppo KfW.

La bocciatura dell’industria

A poco meno di un anno dall’insediamento dell’Esecutivo di coalizione tra Unione Cdu-Csu ed Spd (il 6 maggio del 2025), sul cielo di Berlino volano insomma poche rondini. L’agenda delle riforme non ha fatto grandi passi avanti, ostaggio dei conflittuali rapporti tra i partner, che riecheggiano le litigiosità della precedente coalizione Semaforo, tra Socialdemocratici, Verdi e Liberali, collassata prima del tempo per le proprie contraddizioni.

I principali istituti economici del Paese criticano l’agenda del Governo, rimproverando mancanza di coraggio. Ancora più dura la Confindustria tedesca. In una nota diffusa ieri, il presidente Peter Leibinger parla di «bilancio misero» del primo anno di Governo: «Ciò che manca soprattutto - afferma - è una visione d’insieme per un programma di riforme». Le aziende, continua Leibinger, «sono profondamente turbate e, se investono, lo fanno principalmente all’estero. Delle riforme strutturali annunciate e urgentemente necessarie, finora non ne è stata attuata quasi nessuna. Questa esitazione rappresenta una minaccia esistenziale per la Germania come Paese industriale».

Le aspettative delle aziende si riflettono sul mercato del lavoro: ad aprile, i senza lavoro sono rimasti sopra quota tre milioni, una soglia psicologica. «Non ci sono segnali di inversione di tendenza e la ripresa resta debole», ha affermato in una nota la responsabile dell’Agenzia del lavoro, Andrea Nahles.

La coalizione perde consensi e Afd corre

Alla bocciatura di economisti e imprese, fa da eco quella altrettanto sonora dei sondaggi. La Cdu-Csu, che a febbraio del 2025 ha vinto le elezioni con il 28,5%, nelle rilevazioni più recenti è crollata fino al 22-23%. Gli alleati della Spd sono passati dal 16,4% al 12-14%.

Al contrario, Alternative für Deutschland, sotto osservazione per le presunte derive di estrema destra, vola ed è ormai stabilmente la prima forza del Paese, con il 27-28% delle intenzioni di voto, rispetto al 20,8% ottenuto a febbraio.

Con le elezioni in due Länder della ex Gemania Est, a settembre, si annuncia un terremoto politico. Nel piccolo Meclemburgo-Pomerania Anteriore, Afd raccoglie un terzo delle preferenze nei sondaggi. In Sassonia-Anhalt, il partito vede addirittura il 40%. Un risultato del genere, nella ripartizione dei seggi, potrebbe consentire il controllo del Parlamento regionale e consegnare all’ultradestra il governo di un Land, scavalcando il muro tagliafuoco (Brandmauer) che l’ha finora esclusa dalle stanze del potere. L’onda d’urto manderebbe in fibrillazione Berlino.

Sul lato opposto dello schieramento politico, la Linke in alcuni sondaggi affianca ormai la Spd a livello nazionale e un sorpasso non sembra più impossibile.

Merz sotto esame

Ma è soprattutto la figura del cancelliere a essere messa in discussione, con consensi crollati al 15%. Il capogruppo socialdemocratico, Matthias Miersch, ha attaccato apertamente Merz in un evento di partito: «È un grosso problema che sia una persona così impulsiva. Così non si può guidare la Cancelleria». Miersch ha fatto proprie le critiche mosse da diversi economisti e ha accusato il Governo di aver utilizzato le risorse del fondo per le infrastrutture (500 miliardi in 12 anni) per coprire buchi di bilancio, anziché fare nuovi investimenti. Peccato che il numero due dell’Esecutivo e ministro delle Finanze sia il leader della Spd, Lars Klingbeil. Il tabloid popolare e conservatore Bild parla così di dubbi sulla tenuta del Governo all’interno della stessa Cdu-Csu e di ipotesi di voto di fiducia.

Tutte fragilità che accompagnano Merz dal giorno dell’insediamento, quando fallì al primo tentativo e fu necessaria una seconda votazione, cosa mai successa nella Germania del dopoguerra.

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